Ops, l’Italia sta crescendo davvero (e la politica è rimasta fregata)

Stime del Pil riviste al rialzo, disoccupazione ai minimi degli ultimi cinque anni, fiducia in costante aumento: lo strano caso di una ripresa in atto di cui nessuno parla, la politica per prima (e un motivo c’è)

Italia ape car

MARCO BERTORELLO / AFP

MARCO BERTORELLO / AFP

3 Luglio Lug 2017 0739 03 luglio 2017 3 Luglio 2017 - 07:39
WebSim News

La cosa buffa è che non ne parla nessuno, perché a nessuno conviene. Non alle opposizioni, dalla Lega Nord ai Cinque Stelle, che hanno costruito la loro narrazione sul declino strutturale del Paese, sull’Europa come causa di ogni male e, in particolare, sul fallimento totale delle politiche di rilancio economico del governo Renzi. E nemmeno a Renzi e al Pd, in fondo, che avevano preconizzato - per interposto Centro studi di Confindustria - un futuro lacrime e sangue in caso di sconfitta al referendum del 4 dicembre. E a cui certo non conviene raccontare troppo ad alta voce che l’Italia si stia riprendendo, nonostante la palude istituzionale in cui si è cacciata.

Eppure è vero, che ci crediate o no. L’Italia si sta riprendendo. L’ultimo è stato il Fondo Monetario Internazionale, qualche giorno fa, seguito a ruota dal Centro Studi di Confindustria. L’organismo internazionale, che lo scorso aprire nel World Economic Outlook, aveva scritto che l’Italia sarebbe cresciuta dello 0,8% nel 2017 ha cambiato improvvisamente idea. E ha deciso - contrordine compagni - che il Pil italiano, quest’anno, crescerà dell’1,3%. Tanto per dare un metro di paragone: è il miglior risultato dal 2007 a oggi.

Non sono solo previsioni. Già nel primo trimestre di quest’anno, il Pil italiano era aumentato più del previsto. Ci si aspettava un +0,2% sul trimestre precedente, è diventato un +0.4%. Ci si aspettava un +0,8% rispetto a un anno fa, è arrivato un +1,2%. Dice l’Istat, che quest’ultima variazione tendenziale è stata la più alta dal quarto trimestre del 2010.

Certo, se si allarga lo sguardo si vede che tutti, più o meno, stanno crescendo più di noi, in Europa. In media, il tasso di crescita del continente sarà pari all’1,7%, quest’anno e noi, come ormai capita da qualche anno, saremo il fanalino di coda. Ma rispetto agli scorsi anni, tuttavia, ci sono delle differenze non da poco. Soprattutto, le stime sulla crescita sono costantemente riviste al rialzo, a differenza di quanto accadeva negli scorsi anni e di quanto anche solo qualche mese fa preconizzava la Commissione Europea, secondo cui «l’incertezza politica e il lento risanamento del settore bancario» avrebbero rappresentato «dei rischi al ribasso sullo scenario di crescita» anche per il 2017. Previsione sbagliata, a quanto pare. L’Italia sta accelerando, non rallentando.

Le stime sulla crescita sono costantemente riviste al rialzo, a differenza di quanto accadeva negli scorsi anni e di quanto anche solo qualche mese fa preconizzava la Commissione Europea, secondo cui «l’incertezza politica e il lento risanamento del settore bancario» avrebbero rappresentato «dei rischi al ribasso sullo scenario di crescita» anche per il 2017. Previsione sbagliata, a quanto pare. L’Italia sta accelerando, non rallentando.

I segnali positivi non si fermano al Pil, del resto. L’inversione di rotta dell’occupazione, ad esempio, comincia a essere tangibile. Il tasso di disoccupazione, stando agli ultimi dati Istat, è pari all’11,5%, mentre nel 2014 era pari al 12,7%. Lo stesso vale per la disoccupazione giovanile: alta, altissima anche a marzo 2017, con un valore pari al 34,1%, che tuttavia è il risultato migliore degli ultimi cinque anni. Stesso trend di crescita per la produzione industriale, e per la fiducia di famiglie e imprese, che continuano a crescere, mese dopo mese, così come le esportazioni, soprattutto verso i Paesi extra europei (+13,9% su base annua, a maggio), gli investimenti e i consumi, che già lo scorso anno avevano fatto intravedere una dinamica positiva.

Buoni ultimi, migliorano pure i conti pubblici. La formuletta la conosciamo, del resto: se aumenta il Pil, diminuisce l’entità del suo rapporto col debito e col deficit. Rispettare i patti con l’Europa diventa un po’ più semplice. E se i numeri migliorano, è probabile miglioreranno anche le valutazioni delle agenzie di rating, oggi ancora negativi, nonostante tutto, a causa dei rischi politici cui rischia di andare incontro il Paese, se dopo le elezioni del 2018 non ci saranno maggioranze parlamentari. Soprattutto, pensano, nel momento in cui Mario Draghi rallenterà gli acquisti di titoli di Stato.

Qualche sasso sulla strada rimane, insomma, e la ripresa è tutto fuorché consolidata. Ma se non altro sappiamo che il Paese ha ancora energie vitali e fiducia nel futuro. E sappiamo pure che la politica, da qui in poi, può solo peggiorare le cose. Capito adesso perché nessuno ne vuole parlare, di questa ripresa?

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