Tutta l’Italia è Terra dei Fuochi: i numeri da brivido dei crimini sui rifiuti

Dal rapporto Ecomafia: seimila reati scoperti lo scorso anno, 756mila tonnellate sequestrate, incendi agli impianti di gestione. E materiali pericolosi e tossici che finiscono nei cantieri. Benvenuti in un Paese che ha un‘emergenza serissima e che fa finta di non vederla

Rifiuti Roma
4 Luglio Lug 2017 0857 04 luglio 2017 4 Luglio 2017 - 08:57

Cose di cui non c’è traccia sulle prime pagine dei giornali: in Italia, nel 2016 sono stati contestati dalla forze dell’ordine circa 26mila crimini ambientali. 25.899, per la precisione. 71 al giorno, 3 ogni ora, per un giro d'affari complessivo di 13 miliardi di euro. Sono i dati contenuti nel rapporto annuale Ecomafia di Legambiente ed Edizioni Ambiente, presentato ieri, 3 luglio. Sono dati che dobbiamo guardare con attenzione, se non altro per ricordarci, almeno una volta che, per 364 giorni l’anno, usiamo la parola emergenza a sproposito. E ce la dimentichiamo per emergenze ben più concrete, come questa.

Di quei 26mila crimini ambientali, quasi seimila riguardano la gestione dei rifiuti. Vale la pena soffermarsi su questo dato. Perché il trend è in crescita - +12% di reati contestati nel 2016, rispetto al 2015, un trend costante che non si è mai arrestato sin dai primi anni ’90. E perché, per l’appunto se ne parla troppo poco.

Si parla troppo poco, ad esempio, del fatto che dietro i crimini ambientali, molto spesso ci sono le mafie, non fosse altro per il fatto che quasi la metà di questo tipo di reati hanno luogo nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, con la Campania che la fa da padrona - e non è una sorpresa, purtroppo - con quasi mille reati in un anno legati al ciclo dei rifiuti.

Nell’ultimo anno e mezzo, le tonnellate di rifiuti sequestrati sono state pari a 756mila. Per trasportarli servirebbero 30mila tir, che messi in fila formerebbero una colonna che va da Roma a Modena

Peraltro, è difficile non scorgere la manina della criminalità organizzata negli incendi che, regolarmente, devastano gli impianti di gestione del ciclo dei rifiuti: solo tra maggio e giugno di quest’anno sono già andati a fuoco impianti di notevoli dimensioni a Venezia, Pomezia, Battipaglia e Viterbo. Numeri che si sommano ai venti incendi del 2016 e ai trenta del 2015.

Se pensate tuttavia che sia un’eccezione circoscritta, roba da inferni in terra come la Terra dei Fuochi, vi sbagliate di grosso. Toscana, Lombardia, Liguria e Piemonte, tanto per dirne quattro, sono tra le regioni con più reati ambientali legati al ciclo dei rifiuti. E Genova, con 105 reati accertati in un anno, è nella top ten insieme a Napoli, Roma e Bari. Nell’ultimo anno e mezzo, le tonnellate di rifiuti sequestrati sono state pari a 756mila. Per trasportarli servirebbero 30mila tir, che messi in fila formerebbero una colonna che va da Roma a Modena.

Non è solo sciatteria, né tantomeno scarsa volontà di rispettare regole che si sono fatte via via più stringenti. Dietro questi reati, c’è un vero e proprio business. Il mercato nero internazionale del riciclo, ad esempio, o il cosiddetto giro-bolla per declassare la pericolosità dei rifiuti e consentirne l’impiego in cantieri e opere (pubbliche e private) infrastrutturali. Ecco: dopo aver letto questi numeri, provate a pensare anche solo per un minuto che la possibilità che la vostra stessa casa sia costruita con materiali contaminati e tossici non è esattamente infinitesima. Forse davvero è il caso di occuparsene più di un giorno all’anno.

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