Usa, va in soffitta lo zio Sam: la figura simbolo di questi tempi è Brother Jonathan

Viene riesumato un personaggio che incarna le caratteristiche del popolo americano all’epoca della Rivoluzione contro gli inglesi: anti-intellettualistico, furbo e lavoratore indefesso. Il modo migliore per parlare d‘America ai tempi di Donald

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5 Luglio Lug 2017 0816 05 luglio 2017 5 Luglio 2017 - 08:16

Altro che zio Sam. Il vero personaggio simbolo degli americani, nato ai tempi della Rivoluzione contro gli inglesi, è un altro. Si chiama Brother Jonathan ed è tutto l’opposto del barbuto e austero zio-che-chiama-i-soldati alla guerra. Jonathan è un uomo del New England, venditore ambulante, a volte marinaio, a volte commerciante. In ogni caso, un furbacchione. Un trickster, dispettoso e fiero, nemico della cultura (in opposizione ai cultured inglesi) e sempre a favore del popolo americano.

Secondo alcuni, sarebbe proprio lui, adesso, il punto di riferimento per la “nuova America”, cioè quella sorta (o meglio: scoperta) dopo l’elezione di Donald Trump. Poco incline alla solidarietà, identitaria, rigida. Ma anche fiera della propria operosità, ingegnosità, resilienza di fronte alle catastrofi.

Le prime apparizioni di Brother Jonathan risalgono all’inizio del 19esimo secolo, nate insieme alle nuove tecnologie di stampa. A quell’epoca, come si scrive su Atlas Obscura, i vignettisti americani trasformano Brother Jonathan, nata come figura derisoria, proprio come Yankee Doodle, in un orgoglio nazionale. È un primo successo: ci avevano provato con Lady Columbia, poco amata, ci riproveranno con lo zio Sam. Jonathan è in mezzo, ed è il primo personaggio che riesce a catturare l’approvazione degli americani.

Le sue radici sono poco chiare: secondo alcuni il nome sarebbe collegato a quello di Jonathan Trumbull, governatore del Connecticut dal 1769-1784, l’unico a schierarsi con i patrioti americani della Rivoluzione. Sarebbe stato lo stesso George Washington a definirlo “brother”, “fratello” – ma a quanto pare non è vero. Più facile allora pensare che Jonathan sia preso, di peso, dal modo in cui venivano definiti, in Inghilterra, i puritani (e altri oppositori della Corona). E ancora: Jonathan era, all’epoca, un nome molto diffuso in quelle zone, cioè il New England. E per questo era possibile che bastasse un nome proprio per identificare un mondo, molto in fermento, pronto a chiedere e trovare l’autonomia.

Brother Jonathan era un personaggio strano: da un lato, come si è detto, era un trickster, quasi dotato di poteri eccezioali. Dall’altro, era il semplice americano che cercava di fare del suo meglio nel nuovo, duro, mondo. Alto, allegro, furbo, diceva quello che pensava e si vestiva in modo semplice. Ancora: nel tempo assunse anche tratti xenofobi, intolleranti e contrari ai neri. Per questo, alla lunga, finì in rovina rispetto al più ecumenico (e democristiano) zio Sam.

Eppure i tempi son cambiati. Adesso c’è Donald Trump e tutto quello che non si poteva dire (ma che era concesso pensare) ora si può perfino scrivere. Anche se è sconcertante e irrispettoso. È, insomma, tornata l’era di Brother Jonathan, quella dei bianchi che sbarcano il lunario in mille modi e con varie astuzie e rivendicano, comunque, una loro superiorità. E l’America, piacerà poco, è anche questo.

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