Era meglio rimanere con gli inglesi: ora gli Usa rinnegano l’indipendenza

La rivoluzione americana è l’atto fondativo della nazione più potente del mondo. Eppure da questo grande evento sono derivate conseguenze disastrose, come la schiavitù prolungata, l’eccidio dei nativi e l’elezione di Donald Trump

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LOIC VENANCE / AFP

7 Luglio Lug 2017 0805 07 luglio 2017 7 Luglio 2017 - 08:05

E insomma, gli americani hanno sempre sbagliato tutto. Fin dall’inizio, cioè da quando hanno deciso di fare la rivoluzione e affrancarsi dalla corona inglese. Lo sostiene questo simpatico articolo di Vox: a conti fatti, il 4 luglio è la celebrazione di un errore madornale. Era meglio restare sudditi.

Ma perché? Secondo loro (e un sacco di altri studiosi) le conseguenze sarebbero state meno disastrose. Prima di tutto la schiavitù sarebbe stata abolita prima. E questa è senza dubbio una buona cosa. Gli inglesi l’hanno cancellata dal loro ordinamento nel 1773. Gli Usa, invece, poco meno di un secolo e una pesante guerra civile dopo, cioè nel 1865.

Certo, non è sicuro che gli inglesi sarebbero stati così veloci a dire addio alla schiavitù se non ci fosse stata la rivoluzione americana – ma è lecito pensarlo, visto che gli schiavi neri, attratti dalla promessa di ottenere la libertà, si erano schierati a combattere con la corona. In più le colonie del Sud (che appunto erano colonie e non Stati) non avrebbero avuto voce in capitolo nel parlamento inglese, per cui non avrebbero fatto valere i loro interessi.

Un secondo aspetto sarebbe stato il trattamento dei nativi americani: meno cruento, si suppone. Anche qui, è difficile dirlo con certezza. Da un certo punto di vista si può dire che l’Inghilterra, fino a quando aveva autorità sugli Stati americani, si era dimostrata molto rigida in termini di confini. Difficile che eventuali aperture a ovest, che con ogni probabilità ci sarebbero state, sarebbero avvenute senza trattative e confronti e sarebbero state più caute e, c’è da sperare, più condivise.

Il termine di paragone stavolta c’è: il Canada. Anche qui la conquista del territorio è stata violenta, ma molto meno rispetto a quanto è avvenuto negli Usa. Di conseguenza, non bastasse come argomento l’abolizione immediata della schiavitù, anche un miglior trattamento degli indiani americani depone a favore di questa tesi: era meglio non cercare l’indipendenza.

Infine, il terzo e non trascurabile motivo, è che gli Usa non sarebbero mai stati una repubblica presidenziale, come sono. Bensì – una repubblica parlamentare. Meglio ancora, sarebbero stati assoggettati a una monarchia (quella inglese) con un parlamento più o meno indipendente. Questo, conclude, renderebbe meno probabile lo scivolamento del Paese nella dittatura.

Questa osservazione è piuttosto interessante per due motivi: il primo è storico. L’Italia, per fare un esempio, è ben scivolata nella dittatura proprio quando era una monarchia parlamentare, mentre è riuscita a evitarlo (finora) con una repubblica presidenziale. Ma la storia non è scienza, si sa. L’altro motivo è di ordine psicologico: qui si vede scomparire, come niente fosse, il grande orgoglio che l’americano medio nutre per il suo sistema politico e le istituzioni. Tra le democrazie del mondo, si fa sempre notare, è il più antico, l’unico rimasto pressoché invariato, l’unico che ha dimostrato di funzionare di fronte alle avversità del tempo.

E allora, cosa è successo perché cambiassero idea? Perché adesso arrivano perfino a rimpiangere i coloni inglesi, a rinnegare l’indipendenza e la repubblica? Molto semplice: hanno eletto Donald Trump. E di colpo le regole del gioco, che sono sempre andate benissimo a tutti, hanno smesso di funzionare.

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