Aiutarli a casa loro? C’è un solo modo e si chiama globalizzazione (poi non lamentatevi, però)

Hanno ragione Salvini e Renzi: l’unico modo per bloccare il flusso migratorio è favorire l’ingresso dei Paesi più poveri nell’economia globale. Ha già funzionato, negli ultimi vent’anni. Ma il costo, per noi, è stato molto salato e rischia di esserlo altrettanto in futuro. Occidente avvisato...

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TONY KARUMBA / AFP

TONY KARUMBA / AFP

10 Luglio Lug 2017 1127 10 luglio 2017 10 Luglio 2017 - 11:27
WebSim News

Noi ve lo diciamo sin da ora: non vi vogliamo sentire, tra vent’anni, a lamentarvi delle tigri del nord Africa, dei programmatori nigeriani, dei paradisi fiscali angolani, dei paradisi per turisti in Kenya o Tanzania. Non vogliamo sentirvi invocare misure protezioniste e strali contro chi - oggi, vent’anni prima - aveva consentito loro di svilupparsi, di acquisire tecnologia, di sfidarci coi loro prezzi e la loro fame. Perché eravate voi - oggi, vent’anni prima - a chiederci di aiutarli a casa loro.

Già, perché questo significa, alla resa dei conti. Far piovere soldi e pasti gratis dal cielo? Sempre meno. Oggi la cooperazione allo sviluppo si fonda sul motto “trade, not aid”, commercio, non aiuti. E sono gli stessi africani a voler la canna da pesca, anziché il pesce.

Non c’è da stupirsene, del resto. È la storia degli ultimi vent’anni che dà loro ragione. Tra il 1990 e il 2011, in soli 21 anni, la globalizzazione ha aiutato circa un miliardo di persone a uscire dalla categoria degli estremamente indigenti, quelli che sopravvivono con meno di 1,25 dollari al giorno, per intenderci. In percentuale - sono dati della World Bank - i poverissimi sono scesi dal 43% al 15% della popolazione mondiale. Aiutati a casa loro attraverso quella che Luciano Pellicani, sul Foglio, ha felicemente definito come “l’influenza civilizzatrice del capitale”.

Tutto bello? Per le nostre coscienze sì, per le nostre tasche un po’ meno. Chiedetelo ai piccoli imprenditori dei distretti italiani che ne pensano dell’ingresso della Cina nel Wto. Chiedete agli operai delle industrie automobilistiche americane che pensano dell’invasione delle automobili provenienti dall’estremo oriente o dal sudest asiatico. Chiedete a chiunque nel ricco e sazio occidente cosa voglia dire avere che fare con i cervelli, la fame, la voglia di emergere di un paio di miliardi di diseredati

Tutto bello? Per le nostre coscienze sì, per le nostre tasche un po’ meno. Chiedetelo ai piccoli imprenditori dei distretti italiani che ne pensano dell’ingresso della Cina nel Wto. Chiedete agli operai delle industrie automobilistiche americane che pensano dell’invasione delle automobili provenienti dall’estremo oriente o dal sudest asiatico. Chiedete ai nostri professionisti che ne pensano degli idraulici polacchi o dei dentisti montenegrini. Chiedete ai nostri sindacalisti che ne pensano dei salari e dei diritti dei lavoratori in Albania o in Romania. Chiedete a chiunque nel ricco e sazio occidente cosa voglia dire avere che fare con i cervelli, la fame, la voglia di emergere di un paio di miliardi di diseredati.

L’ormai celeberrimo grafico dell’elefante di Branko Milanovic - di cui è stato fatto un uso al limite dell’abuso per spiegare la vittoria della Brexit e di Donald Trump - racconta meglio di qualunque saggio quanto i primi vent'anni di globalizzazione siano stati un gigantesco processo di trasferimento della ricchezza dalla borghesia impoverita occidentale alla borghesia affluente dei Paesi in via di sviluppo. Di fatto, un gigantesco aiutarli a casa loro. Senza il quale, con ogni probabilità, subiremmo una pressione migratoria centuplicata rispetto a quella che stiamo subendo oggi. Ma che ci impoverito più di quanto allora immaginassimo.

Il grafico dell’elefante di Branko Milanovic

Hanno ragione sia Renzi, sia Salvini in questo senso (prendendo sul serio e alla lettera i loro slogan). Oggi le rimesse dei migranti economici rappresentano un incentivo alla migrazione troppo forte per pensare che si possa bloccare il flusso di persone dirette in Europa issando muri o bloccando le navi nei porti. Parliamo di più di cinque miliardi all'anno che ogni anno escono dalla sola Italia e di Paesi come la Moldavia in cui le rimesse degli emigrati rappresentano addirittura il 24,9% del Pil, tanto per dare due cifre. L’unico modo per fermare l’onda è sostituire quell’accumulazione primitiva - quella che Marx chiama “la preistoria del Capitale” - con un flusso di denaro altrettanto forte che arrivi a destinazione sottoforma di apertura dei mercati, trattati commerciali, infrastrutturazione economica, aiuti allo sviluppo. Di fatto, la dottrina di otto anni di amministrazione Obama, anni in cui - forse non a caso - le economie africane sono cresciute quanto mai prima nella loro storia.

Sarà divertente vedere cosa succederà, semmai questa strada produrrà i medesimi effetti che gli ultimi vent’anni di globalizzazione hanno prodotto in Cina e India. Invocheremo misure protezioniste per castrare quella stessa crescita africana che avevamo invocato per anni, nel tentativo di difenderci dall’immigrazione? Conoscendo Matteo Salvini (e via, pure Renzi) tutto è possibile. Dimenticandoci, ad esempio, che l'Italia da un punto di vista diplomatico ed economico è completamente assente dall'Africa. E, dovesse accadere domani, sarebbe del tutto impreparata a beneficiare di un boom economico del “continente nero”. Poco male: trovare alibi e capri espiatori è terribilmente semplice. Tanto quanto dire “aiutiamoli a casa loro” per ragranellare qualche voto, senza pensare nemmeno per un secondo alle conseguenze di quel che abbiamo detto.

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