Conosci la tua vittima: perché, per scrivere bene, bisogna mettersi nell’ottica di chi legge

È uno dei dogmi della comunicazione: ricordarsi sempre di chi è il destinatario delle nostre missive, siano esse email o romanzi. Alcune semplici domande da porsi mentre si scrive possono essere un buon punto di partenza

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10 Luglio Lug 2017 0820 10 luglio 2017 10 Luglio 2017 - 08:20
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O” come Ottica. Quando scrivi ti devi mettere nell’ottica di chi riceve il messaggio.
Non so se esistano dogmi in tema di comunicazione, ma questo lo è. Non si discute. Parliamo sempre, lo ricordo, di scrittura per lavoro.
Quando scrivi per diletto forse puoi anche pensare solo a te stesso, anche se io ho dei dubbi a riguardo.

Ma se scrivi per lavoro no, hai il dovere di immedesimarti in chi riceverà il tuo messaggio, d’ora in poi “la vittima”.

In particolare devi pensare a:

Chi è?
Quali conoscenze e sentimenti nutre?
Che cosa si aspetta da te?
​Perché dovrebbe leggerti?

Chi è? Conosci la tua “vittima”?
Se sì, sei agevolato perché puoi raffigurartela. Puoi letteralmente immaginarla nel suo quotidiano lavorativo, in un ufficio, un open space, in auto o a casa.
Dove e come leggerà non sono aspetti da sottovalutare. Pc, smarphone, tablet?
Se scrivi a un collega commerciale che praticamente vive in auto e legge al volo le email mentre si divora un panino dal nome improbabile in un bar della A14, dovrai comporre messaggi necessariamente brevi e sintetici.
Se sai che questa è la sua situazione e il messaggio che devi comunicare è lungo, articolato e urgente, meglio optare per una chiamata. Se non fosse urgente, specifica subito di leggerlo quando sarà tranquillo.
La tua “vittima” ti ringrazierà.

Perché dovrebbe leggerti? Chieditelo sempre. Se chi dovrebbe leggerti non coglie fin da subito quale vantaggio ha nel farlo, sappi che lo hai già perso. La sua attenzione, se mai te la darà, al secondo paragrafo sarà già diluita, per non dire persa

Quali conoscenze e sentimenti nutre?
Esserne consapevoli è fondamentale. Prendiamo le conoscenze. Se scrivi ad una persona che ha pari o superiori competenze rispetto alle tue, tralascia i dettagli tecnici.
Se invece non le avesse, fatti la domanda e datti la risposta. Sii sintetico e puntuale, ma semplifica al massimo, ricorrendo a esempi e metafore proprie del suo mondo. Ti aiuterà a veicolare con maggiore efficacia il tuo messaggio.

Che cosa si aspetta da te?
Rispetto. Non va più di moda, ma è ancora un’esigenza, magari non verbalizzata, ma sentita. E una prima forma di rispetto è non rubare tempo prezioso.
Con garbo - desueto anch’esso - arriva al punto. Sii diretto e focalizza: aiuterà te a raggiungere l’obiettivo, la tua “vittima” a comprenderti. Non è poco.

Perché dovrebbe leggerti?
Chieditelo sempre. Se chi dovrebbe leggerti non coglie fin da subito quale vantaggio ha nel farlo, sappi che lo hai già perso. La sua attenzione, se mai te la darà, al secondo paragrafo sarà già diluita, per non dire persa.

Ricordo di un Natale in un grande magazzino con mia figlia, che mi arrivava al ginocchio. Le stavo dicendo quanto tutto intorno a noi fosse scintillante e festoso. Scoppiò a piangere. Insistetti nel dirle di rallegrarsi e che era tutto bello intorno a lei. Continuò, più fragorosa ancora. Mi abbassai per guardarla negli occhi perseguendo nel tentativo di convincerla a sposare la mia opinione.
Mi guardò atterrita e mi freddò: “Io vedo solo gambe!”.

E vogliamo non parlare di ottica?!

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