G20: Usa, Russia e Cina fanno quello che vogliono, l’Europa non sa cosa vuole

Ad Amburgo è emersa un’Europa divisa su tutto. Ma soprattutto che a parole sostiene di seguire certe politiche, nei fatti fa esattamente l'opposto: una, nessuna, e centomila

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da pixabay.com

10 Luglio Lug 2017 0744 10 luglio 2017 10 Luglio 2017 - 07:44

Se Italo Svevo l’avesse conosciuta, dell’Europa unita avrebbe detto ciò che diceva (“La coscienza di Zeno”) della vita in generale: non è né bella né brutta, è originale. E uno dei tratti più peculiari di questa nostra Europa è di affermare con estrema serietà un cosa salvo poi fare, non si sa bene se per passione o per necessità, l’esatto contrario. Come si è puntualmente visto anche all’ultimo G20, quello di Amburgo, officiato dalla cancelliera Angela Merkel.

Molti si sono attardati ad analizzare se avesse vinto il toro Donald Trump o la torera Merkel. In realtà non c’è stata corrida, perché gli Usa, la Cina, la Russia hanno una politica (più o meno illuminata, più o meno condivisibile, più o meno efficace) mentre l’Europa ne ha una, nessuna, centomila. Prendiamo alcuni dei temi più caldi e vediamo.

IL PROTEZIONISMO: pare che Trump abbia messo a segno un buon punto facendo inserire nel comunicato finale una sorta di autorizzazione a “misure difensive” (leggi: dazi) negli scambi commerciali. Strilli e strepiti in Europa dove però, senza tanti comunicati, sono già in vigore 41 dazi commerciali punitivi, 18 dei quali solo contro la Cina e la sua politica di dumping dei prezzi. Nell’ultima polemica, quella sull’acciaio cinese, è addirittura successo che la Commissione Commercio Internazionale dell’Europarlamento abbia chiesto a grande maggioranza (33 sì contro 3 no e 2 astenuti) di inasprire le misure contro la Cina comunque già previste dalla Commissione europea. Adesso, temendo che gli Usa di Trump facciano la stessa cosa con noi (si parla di dazi tra il 20 e il 25% sull’acciaio europeo) e per le stesse ragioni (difesa della produzione autoctona e dei posti di lavoro), ci diciamo disposti ad alzare le barricate e a difenderci in ogni modo.

IL TERRORISMO: anche qui l’Europa ha due facce (almeno), ma se non altro non è l’unica. Nella dichiarazione d’intenti che ha chiuso il G20 si dichiara con grande solennità di voler lottare contro il terrorismo internazionale e di voler bloccare le sue fonti di finanziamento. Se il tema non fosse così tragico, si potrebbe pensare a una barzelletta. Solo qualche giorno prima del G20, la responsabile della Ue per la politica estera, Federica Mogherini, aveva incontrato Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ministro degli Esteri del Qatar. E a lui aveva detto: “L’Europa ha sempre avuto buoni rapporti con i Paesi del Golfo Persico e vuole continuare ad averli in futuro”. Fuori dal gergo della diplomazia, ciò significa che l’Europa non vuole schierarsi né con l’Arabia Saudita né con il Qatar nella disputa che li oppone. Il problema è che sappiamo con scientifica certezza che sia il Qatar sia l’Arabia Saudita finanziano il terrorismo sunnita. Così come sappiamo che Donald Trump ha appena venduto pacchi enormi di armi americane sia ai sauditi sia ai qatarioti, cosa che peraltro fanno anche Francia, Regno Unito e Italia, mentre la Germania si contenta di vendere know how militare. Per non parlare dei Paesi come la Turchia, presente al G20 e per anni impegnata a rifornire in ogni modo i miliziani dell’Isis ma oggi Quindi, per l’ennesima volta, il terrorismo e i suoi finanziatori vogliamo combatterli, ma solo a parole.

LA RUSSIA: l’ultimo e recentissimo Consiglio Europeo ha rinnovato, in automatico e per sei mesi, le sanzioni contro la Russia. Però con Vladimir Putin tutti parlano e firmano contratti appena possono. Di più: lo Zar ha incontrato Donald Trump e i due, che si sono annusati e piaciuti, hanno persino discusso della possibilità di cooperare “per la stabilità della Siria”, organizzando insieme delle no fly zone. Applausi. Anche se due giorni prima lo stesso Trump, in un Paese oggi assai “pesante” nella Ue come la Polonia, aveva definito pericolosa e aggressiva la politica russa, dicendosi disposto a studiare con i polacchi un sistema per reagire. Applausi anche lì. Come si dice: la Ue ci è o ci fa? D’altra parte, ripetiamolo, non siamo soli: il Putin che non può metter piede nel G7 è lo stesso Putin che fa la star al G20, che peraltro rappresenta l’85% dell’economia mondiale. Una logica in tutto questo ci sarà, ma è difficile vederla.

I MIGRANTI: anche lì, una molto nobile riconferma degli obiettivi sanciti dal Global migration compact lanciato dall’Onu, il documento che prevede un contributo alla risoluzione del problema anche da parte dei Paesi lontani dalle aree di crisi e meno investiti dai flussi migratori. Sarà. Forse i Paesi molto lontani ci daranno una mano. Il problema è che, soprattutto in sede europea, sono i Paesi molto vicini a defilarsi e a lasciare il cerino acceso in mano all’Italia e alla Grecia, cioè agli approdi cui il famigerato Regolamento di Dublino lascia tutto l’onere dell’accoglienza. Regolamento che doveva essere cambiato al Consiglio europeo di cui sopra e invece niente. Condivisione dell’onere a cui tutti, in Europa, fanno marameo, come il fallimento del piano di redistribuzione di 160 mila migranti arrivati in Italia e Grecia dimostra. Mano che arriva, sì, ma sotto forma di schiaffone, come quando il presidente francese Macron si mette a filosofare di “migranti economici” e “richiedenti asilo” (ottimo sistema per non far nulla) o come quando l’Austria manda i blindati al confine del Brennero (una farsa, ma di non poco significato).

Per cui, ancora una volta, non è il mondo che ce l’ha con l’Europa. Non è Trump che vince o Putin che bara. È che l’Europa non sa più chi è. Quindi non sa nemmeno che cosa vuole.

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