"In Russia non c’è sesso": l’equivoco che fece ridere tutta l’Unione Sovietica

In tempi di disgelo, Usa e Urss organizzarono alcune trasmissioni insieme, in cui americani e sovietici si facevano domande a vicenda. Quando una donna americana chiese se anche in Urss ci fosse la stessa quantità di messaggi sessuali in televisione, la risposta fu bizzarra

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ALEXANDER NEMENOV / AFP

10 Luglio Lug 2017 0825 10 luglio 2017 10 Luglio 2017 - 08:25

Niente sesso, siamo russi. Il 17 luglio 1986 il mondo ebbe modo di scoprire, con estremo stupore, che in Unione Sovietica non esistevano rapporti intimi tra le persone. Come è ovvio, non era vero. Si trattava di un banale errore (ma all’epoca considerato molto divertente), un malinteso, un quiproquo. Il problema è che ebbe luogo durante una delle prime trasmissioni fatte in collaborazione da Usa e Urss. Si chiamava “telemost”, cioè “ponte televisivo”, e collegava Leningrado e Boston. Il programma ospitava donne russe e americane che facevano domande e davano risposte sulle varie caratteristiche dei rispettivi Paesi.

L’equivoco andò in onda quando una donna americana chiese se anche in Russia, come negli Usa, ci fosse in televisione un’alta presenza di messaggi sessuali. Si riferiva alle scene hot nella pubblicità e nei film. Risposta? “There is no sex in the Soviet Union”, disse l’allora celebre Ludmila Ivanova. E subito ci fu una fragorosa risata, che coprì il resto della sua frase “...on television”. Il montaggio del programma tagliò queste ultime due parole e quando venne trasmesso in Russia (in una falsa diretta) suscitò un caso nazionale. Tutti risero a lungo.

A differenza degli Usa, dove la pubblicità faceva largo uso di immagini osé e ammiccamenti sessuali per attirare l’attenzione dei clienti, in Unione Sovietica vigeva una morale ferrea. Niente riferimenti espliciti e nemmeno impliciti. Non solo: da un certo punto di vista, si può anche pensare che la risposta di Ludmila Ivanova fosse vera: in Russia si parlava pochissimo di sesso. Era argomento tabù: per le donne niente minigonne, zero trucco evidente, esclusa qualsiasi forma di lingerie sexy. Non si parlava di contraccezione, ci si vergognava dei preservativi e le farmacie non li avevano (in ogni caso li chiamavano “prodotto di plastica meccanica n.2”). Poi le cose sono cambiate, l’Urss è crollata, sono arrivati film e pubblicazioni erotiche, i preservativi circolano in abbondanza e le donne possono vestirsi e truccarsi come preferiscono (sempre tenendo conto delle temperature).

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