Con l’auto elettrica la Cina conquisterà l’Europa

Non lasciamoci ingannare dai dati minuscoli di oggi. Pechino ha un piano di crescita esponenziale per l’auto elettrica e il processo è avviato. Sarà il modo per riuscire in quello che finora è stato un miraggio: la vendita di auto cinesi in Europa e nel resto del mondo. I tedeschi lo hanno capito

Auto Elettrica Cinese

L’auto elettrica GE3 della GAC, presentata al Salone di Detroit del gennaio 2017

SAUL LOEB / AFP

11 Luglio Lug 2017 1109 11 luglio 2017 11 Luglio 2017 - 11:09
WebSim News

I numeri attuali sono piccoli. Nomi come Saic, Baic o Jmc non ci dicono niente. In Italia la febbre dell’auto elettrica è tutto tranne che arrivata e l’attenzione mediatica è tutta rivolta alla californiana Tesla. Per tutti questi motivi non è semplicissimo avere un quadro di quello che sta succedendo in Cina. Dove il governo ha un piano tutto sommato semplice: spingere il settore dell‘auto elettrica attraverso un sistema di incentivi a consumatori e produttori; diventare il primo produttore mondiale; vendere le auto elettriche in tutto il mondo, riuscendo in un obiettivo che con i motori a scoppio, e soprattutto con i limiti Euro 3, 4 e 5, sempre più stringenti, non era mai stato neanche lontanamente centrato. È una mossa del cavallo, dunque, o un cavallo di Troia. Di certo è una rivoluzione, appena iniziata.

Basta dare un’occhiata agli ultimi due report sull’auto elettrica stilati da Bloomberg New Energy Finance (Bnef). Lo scorso anno la stima era già dirompente: nel 2040 il 35% di nuove auto prodotte nel mondo sarebbero stata elettriche. Nell’edizione di quest’anno la percentuale è schizzata alle stelle: dal 35% al 54%. Così, tra soli 23 anni, ben un terzo dei veicoli leggeri in circolazione dovrebbe essere elettrico. L’accelerazione si deve soprattutto alla discesa sempre più rapida dei costi delle batterie agli ioni di litio. Dal 2010 il prezzo per kWh è sceso del 73% e le previsioni di Bloomberg sono di un calo di un ulteriore 70% entro il 2030. Per questo, concludono gli analisti, il trend dovrebbe continuare anche con un prezzo del petrolio basso.

Che qualcosa si stia cominciando a muovere lo abbiamo capito da tre notizie rimbalzate nei giorni scorsi tra Usa ed Europa: l’avvio della produzione della Model 3 di Tesla, che sarà venduta a 35mila dollari; il piano francese di permettere la vendita di sole auto elettriche a partire dal 2040; e la notizia che la Volvo (di proprietà cinese) dal 2019 avrebbe prodotto solo auto elettriche o ibride. A questo si aggiunge che in Norvegia, nel mese di maggio 2017, il 40% delle auto immatricolate erano elettriche.

Il piano del governo cinese è piuttosto semplice: spingere il settore dell‘auto elettrica attraverso un sistema di incentivi a consumatori e produttori; diventare il primo produttore globale; vendere le auto elettriche in tutto il mondo. Superando le barriere che la Cina si è sempre trovata davanti per le auto a motore a scoppio

Partire dai dati attuali, tuttavia, sarebbe miope. Oggi in tutto il mondo si vendono poco più di 800mila auto elettriche, di cui 350mila in Cina. Paese che nel 2016 ha superato in termini di auto vendute Europa (gli Stati Uniti, pur cresciuti di più, partivano da più indietro). Anche dal punto di vista della produzione il Paese ha la principale quota a livello globale, pari al 43 per cento. Finora le vendite sono state spinte dai generosissimi incentivi che hanno accompagnato le vendite, riservati ai soli produttori cinesi o a quelli di altri Paesi che abbiano stretto delle joint-venture con società cinesi (i produttori nel Paese sono in totale 114). Basti pensare che a Shanghai, lo scorso anno, la piccola Chery eQ (a due porte), costava circa 60mila yuan (poco meno di 9mila euro) dopo i sussidi. Senza sussidi sarebbe costata 100mila yuan in più, ossia 13mila euro in più. Un’enormità, considerato il potere d’acquisto, che trova conferma nel grafico diffuso nei giorni scorsi dalla società di consulenza McKinsey. Per fare un confronto, negli Usa la Bolt Ev di Gm costa circa 30mila dollari, dopo un tax credit federale di 7.500 dollari.

Fonte: McKinsey

Gli incentivi hanno, peraltro, già cominciato a scendere e dal 2020 diverranno solo “non economici”. Per esempio, chi acquista una macchina elettrica potrà non essere sottoposto ai limiti per la concessione di nuove targhe imposti in alcune città per motivi ambientali. Il sistema di incentivi e disincentivi vale però anche per i produttori. Dal 2018 entrerà in vigore un programma di “carbon credit”, dalle esigenze crescenti, progettato per incoraggiare i produttori ad aumentare il numero di auto elettriche prodotte e l’estensione dell’autonomia garantita dalle batterie. A tutto questo si aggiunge l’imponente piano di installazione di colonnine elettriche: nel 2016 sono giunte a 107mila, con una crescita del 118% rispetto al 2015.

«La strategia a lungo termine della Cina è di diventare il “top automaker” globale. I prezzi saranno una leva chiave per l’affermazione delle auto elettriche cinesi. Le case europee che non faranno adeguati investimenti in quel settore saranno travolte», commenta Saro Capozzoli, fondatore di Jesa Investment e Jesa Capital, società di investimento e advisory con base a Shanghai. Nell’ottica di crescita sul settore automotive elettrico, diverse società cinesi stanno cercando opportunità di acquisizioni in Europa, spiega, soprattutto in Germania. Due in particolare sono i settori in cui lo stesso Capozzoli ha assistito possibili acquirenti: la ricarica wireless di batterie per auto e i produttori di leghe leggere come le fibre di carbonio. «Le cose si muovono molto più velocemente di quanto si immagini in Europa. O i produttori occidentali cambiano rapidamente o rischiano di uscire presto dal mercato». È in quest’ottica, aggiunge Capozzoli, che le case automobilistiche e i produttori di componentistica tedeschi stanno accettando gran parte delle proposte di partnership che arrivano dalla Cina. Tra gli annunci più recenti c’è quello della Volkswagen, che ha da poco ricevuto l’approvazione da parte dei regolatori cinesi per effettuare una joint-venture con Jianghuai Automobile Group (JAC Motor). Assieme produrranno 100mila veicoli a motore solo elettrico, in un progetto da 740 milioni di dollari di investimento. «La Cina è un Paese che vive di grandi accelerazioni ed è abituato a bruciare le tappe in alcuni settori. L’auto elettrica cinese sta vivendo una di queste accelerazioni e sicuramente avrà un impatto sull’economia europea», aggiunge Capozzoli.

Fonte: Jesa Investment

«Le cose si muovono molto più velocemente di quanto si immagini in Europa. O i produttori occidentali cambiano rapidamente o rischiano di uscire presto dal mercato»

Saro Capozzoli, fondatore di Jesa Investment e Jesa Capital

Uno dei motivi per cui la produzione di auto elettriche potrebbe essere di maggiore successo rispetto a quelle a motore a combustione è che si tratta di motori relativamente più semplici, con meno componenti coinvolte. Oggi in Cina il mercato è dominato da marchi oggi poco conosciuti in Occidente, come la Saic, la Baic e la Jmc. La Tesla Model X è la prima auto occidentale venduta, al sesto posto. Non a caso: la società californiana, su cui pure gravano i dazi di importazione, sta portando avanti il suo programma di installazioni di ricariche supercharge e permette a chi compra le sue auto ricariche gratuite e un cambio di motore dopo 8 anni dall’acquisto.

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