Altro che essere stoici, Pigliucci ci prende tutti per i fondelli. Se volete la filosofia leggete Jabes

Il bastone e la carota: due libri a settimana, uno raccomandato e uno sconsigliato. "Come essere stoici" di Pigliucci è un libro per polli, con degli errori imperdonabili (correggere le bozze?). "Il libro del dialogo" di Jabes dimostra che la filosofia non si è fermata in Grecia 2500 anni fa

Achil 1400696 1920
14 Luglio Lug 2017 0911 14 luglio 2017 14 Luglio 2017 - 09:11

Il bastone. Sapete a cosa serve la filosofia? A farsi fottere con filosofia. Se non ci credete chiedete a Massimo Pigliucci, è prof di filosofia a New York e si prende la briga di insegnarci Come essere stoici. Siete a Roma, “linea A della metropolitana”, avete un appuntamento “per trascorrere una piacevole serata”. Un tipo vi strattona di petto. Vi distraete. Il compare, che è alle vostre spalle, vi fotte “il portafogli dalla tasca dei pantaloni”. Uno scappa di qui, l’altro di là. Voi che fate? La ragione umana intima:

a) urlo ‘al ladro, al ladro, fermateli!’;

b) chiamo le forze dell’ordine e denuncio il furto;

c) rincorro i bastardi, li blocco, li piglio a botte e mi ripiglio il malloppo maltolto.

Il professor Pigliucci, invece, in barba alla più ovvia filosofia di vita, non fa né a) né b) né c). Opta per un’altra soluzione. Non fa niente. “È vero, avevo perso il portafoglio, un po’ di soldi e qualche carta di credito che avrei dovuto bloccare. Ah, e anche la patente, che avrei dovuto rifare. Grazie alla moderna tecnologia mi sarebbe bastato premere qualche tasto sul mio smartphone e pazientare per qualche giorno per avere tutto quanto risolto; ma il ladro, nel frattempo, aveva perso la sua integrità”. Filosoficamente parlando, più che stoicismo questa è coglioneria. Il filosofo con smartpohone e qualche carta di credito ha fatto i soldi – per questo, se glieli fottono, chissenefrega – con il blog How to Be a Stoic, una “guida pratica allo stoicismo per il XXI secolo”. In soldoni – visto che tutto finisce lì, nel portafogli – due millenni e passa di filosofia si riducono a “imparare a gestire la rabbia, l’ansia e la solitudine, tre grandi piaghe della vita moderna” e ad “affrontare questi problemi con serenità, in modo razionale”. Il pragmatico Pigliucci, pigiandoci francamente per i fondelli, usa il Manuale di Epitteto come il bigino qualunquista per occidentali frustrati: se Giacomo Leopardi – grande traduttore di Epitteto – attraversa lo stoicismo per capire che “tutto è male” e “non c’è altro bene che il non essere” (io propongo di fondare una religione sullo Zibaldone leopardiano e sul Canto notturno di un pastore errante dell’Asia), il filosofo fai-da-te Pigliucci ritiene che lo stoicismo aiuti “le persone a vivere appieno la loro vita” e allinea una serie di consigli raccapriccianti. Esempi? Eccoli. “Ricordarsi della transitorietà delle cose”. Oppure, “essere virtuosi”. Oppure, “scegliere in modo accorto le proprie compagnie”. Oppure, “prendersi un momento e respirare profondamente”. Ma perché, mi chiedo, farsi sonoramente prendere per il culo e non leggersi da sé cosa scrivono Seneca, Epitteto, Marco Aurelio, scrittori esuberanti e con il dono della sintesi? Pigliucci non è il solo ad aver scoperto che la filosofia è una gallina dalle uova d’oro, tanto i lettori sono tutti polli. Basta vedere cosa si vende alla voce ‘filosofia’ nei canali digitali. L’arte della guerra per vincere la battaglia della vita – una minchiata elicoidale – e poi libri tipo Come la filosofia può salvarti la vita, oppure La filosofia spiegata con le serie tivù, oppure Pensare altrimenti – questo è Diego Fusaro, a cui bisogna rispondere leggendo altrimenti – alla peggio c’è Paolo Crepet che ti impone, Impara a essere felice. Un tocco di tempo fa, un tizio, Eric Jarosinski, ha imparato a essere felice partorendo aforismi-barzelletta a tutto spiano, via twitter, l’ultimo è questo, qualche giorno fa: “Ci spiace informarla che, sì, c’è un domani”. Confetti nocivi – inscatolati in Italia da Marsilio, in Nein – rispetto a un frammento qualsiasi di Eraclito, che vi stordisce il cervello, ma basta un semplice affondo di Crizia – “nulla v’è di certo, se non, poiché è nato, il morire, e finché vive, l’impossibilità di trascorrere la vita esente da sciagura” – per mandare a nanna i filosofi con le carte di credito. Avete presente Tom Cruise in Magnolia? Beh, scaricatevi il film. Tom, che calza un gilè di pelle nera, insegna a truppe di idioti come si diventa audaci don Giovanni. Lo spettacolo, ovviamente, ‘tira’, riempie le sale. Ecco, questi imbonitori di barbari che usano Nietzsche come il Viagra, sono un incrocio tra il Tom Cruise di Magnolia e un orango, tra Steve Jobs e il soprammobile. Annegati nell’utilitarismo spiccio – tu paghi e io ti insegno come si vive – credono che la filosofia sia il perbenismo di chi non vuole rotture di palle. Beh, no, la filosofia non è l’arte del vivere bene, è una spada nel cuore del quieto vivere; non rende più felici, fa più feroci. La filosofia non c’entra con la felicità, non serve a nulla, infine, è un inutile – e perciò necessario – ragionamento intorno alla sapienza. E proprio per questo è l’essenza dell’Occidente: l’uomo occidentale può permettersi di pensare. Gli altri sono soggiogati dalla necessità, devono lavorare, fare soldi, illudersi che la felicità esista. Poveri sfigati.

P.S. I guru della felicità prima di citare i filosofi, si attrezzino a studiare storia della filosofia. Lo stoico Pigliucci cita in una nota “uno dei celebri saggi di Montaigne (…) scritto nel 1850, si intitolava Filosofare è imparare a morire. Il testo, per chi ha voglia, si trova nel Libro I, Capitolo XX, dei mirabili Saggi. Solo che Montaigne, lo sanno anche i sassi, è vissuto nel XVI secolo e i Saggi sono resi pubblici, la prima volta, nel 1580. Così un refuso incrinò la virtù dello stoico. Prima di filosofeggiare, controllate le date e correggete le bozze…

Massimo Pigliucci, Come essere stoici, Garzanti, pp.288, euro 16,90

La carota. Il primo consiglio, di fronte a chi millanta filosofia, è rivolgersi alle fonti. Perché devo farmi spiegare da un terzo – che di solito tira la filosofia al proprio mulino, cioè la usa per far soldi – Epitteto, Seneca o Eraclito. Leggiamoli noi, divoriamoli, siamo, editorialmente, nel migliore dei mondi possibili, possiamo scegliere le traduzioni migliori dei pensatori migliori – io di Eraclito, il genio scontroso che mandò gli efesini affanculo per ritirarsi nei boschi a succhiare il midollo della sapienza, ho almeno cinque versioni diverse, la più bella è quella di Luciano Parinetto per Marcos y Marcos, ma è introvabile. Eppure, il pensiero va avanti, mica s’è fossilizzato in Grecia, duemilacinquecento anni fa. In quest’era in cui i filosofi sono diventati dei trainer della buona notte, la filosofia, per davvero, forse da sempre, viene dai poeti. Antonio Prete, che è una specie di jedi leopardiano, un grande, grandissimo studioso di cose belle, ha tradotto per Manni Il libro del dialogo di Edmond Jabès (1912-1991), che è tra i massimi poeti europei del secondo Novecento. Già insediato con il biblico Libro delle interrogazioni (son 1800 pagine di lirica vertigine) nella collana Bompiani ‘Il pensiero occidentale’, nel 2015, Jabès è un poeta originario, che sfrega con quieta magia parole bianche, dando avvio a universi, a calamità verbali. Ad esempio, sul Diritto alla libertà: “La libertà mi tiene legato alla libertà che imprigiono. ‘Ho fatto della libertà il mio legame’, scriveva”. Oppure, nella sezione Il dopodialogo, Jabès ci falcia con aforismi provenienti da un aldilà di deserti, “L’essere è futuro”, “La verità è senza volto. Avendole prestato il nostro, l’abbiamo resa peritura”, “Il sapere ultimo è oblio”, “Un alveare di interrogazioni. Ad ogni pensiero la sua razione di miele. Api. Api”. Dentro questi bagliori – che non chiedono approvazione ma cura – si può abitare per giorni. In questo, ad esempio: “Puoi comprendere solo ciò che distruggi”. Il sonar del linguaggio entra a spirale dentro di noi, fino al luogo oscuro dove non siamo già uomini, ma orche, aculei e denti.


Edmond Jabès, Il libro del dialogo, Manni, pp.110, euro 12,00

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