I libretti al portatore vanno in pensione, guai a chi se lo dimentica

Ancora oggi sui libretti postali sono collocati più di 100 miliardi di euro, una cifra sorprendente se si pensa ai tassi bassissimi degli ultimi anni. Attenzione: partire dal 31 dicembre 2018 i libretti diventeranno illegali

Libretto Postale Ribet

Foto: elaborazione da wikio2012/Flickr Creative Commons

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14 Luglio Lug 2017 1214 14 luglio 2017 14 Luglio 2017 - 12:14
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I libretti al portatore vanno in pensione, dopo 140 anni di onorato servizio. A partire dal 4 luglio non è più possibile emettere libretti di risparmio o conti correnti in forma anonima. Il decreto legge, che intende porre un argine all’evasione fiscale, manda in pensione lo strumento simbolo del risparmio delle famiglie italiane.

I libretti al portatore furono introdotti dal ministro Qunitno Sella nel 1870. Il successo si deve alla loro semplicità, alla diffusione territoriale della Regia Posta e al fatto che potessero essere facilmente trasmissibili all’interno della famiglia. Ancora oggi, stando al bilancio di Poste Italiane, sui libretti postali sono collocati più di 100 miliardi di euro, una cifra sorprendente se si pensa ai tassi bassissimi degli ultimi anni e che mostra una sorta di pregiudizio affettivo nei confronti di questo tipo di soluzione, in realtà negli ultimi anni non più conveniente.

A partire dal 31 dicembre 2018 i libretti diventeranno illegali e chi non li abbia estinti o trasformati in un altro strumento nominale potrebbe incorrere in sanzioni amministrative. Dopo il 4 luglio 2018 i possessori di un libretto postale non ancora estinto o convertito saranno impossibilitati a effettuare operazioni se sono una persona diversa da quella che ha acceso il conto. È quindi il momento di pensare alle alternative.

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