E il Milan cinese ora vuole sciacquare la bocca alla Serie A

Dopo i dubbi dei primi mesi legati alla nuova proprietà, Yonghong Li ha passato i test di onorabilità e rispettato i primi impegni economici. Il club non bada a spese, perché per incassare (e ripagare il prestito di Elliott) bisogna investire. E l'acquisto di Bonucci è un messaggio chiaro per tutti

Bonucci

(acmilan.com)

15 Luglio Lug 2017 0830 15 luglio 2017 15 Luglio 2017 - 08:30
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Insomma, è finita con i tifosi del Milan che improvvisamente sono rimasti folgorati su quella che una volta era la via della seta e che poi era diventata la via del dubbio – Ma chi sono questi cinesi? Ce li hanno i soldi? Sarà sempre Silvio? – e oggi è la via della rinascita. Uno, due, tre, quattro, otto acquisti, Donnaurmma che resta (e che porta il fratello, vabbè dai), addirittura Bonucci chiuso in meno di due giorni, botti di mercato, soldi.

Ecco, i soldi. Da dove arrivano tutti questi dané? Dal fondo Elliott, hedge fund statunitense che ha messo mano al portafogli scucendo 300 milioni di euro per permettere all’uomo d’affari non conosciutissimo in patria Yonghong Li di completare l’acquisto dell’intero pacchetto rossonero. Sono arrivati sotto forma di bond e sono serviti da una parte a rimborsare le varie banche coinvolte nell’operazione di acquisto, dall’altra per avere un primo stanziamento di soldi freschi per il mercato. Ma non solo. Yonghong Li ha garantito l’aumento di capitale da 60 milioni lo scorso maggio, per fare sì che ci fossero altri capitali spendibili per l’acquisto di nuovi giocatori. A questi si sono sommano i 50 milioni del secondo dei due bond di cui sopra, per un totale che supera i 100 milioni.

Dunque il Milan si è ritrovato con un bel gruzzolo da spendere sul mercato, con l’aura dell’ufficialità ricevuta dalla Lega Calcio, che a fine giugno ha confermato i requisiti di onorabilità richiesti a Yonghong Li. E il nuovo management capitanato dall’amministratore delegato Marco Fassone e dal direttore sportivo Massimiliano Mirabelli ha deciso di non tenere nulla da parte, basando la propria strategia – e quindi quella dell’azienda – su un semplice assunto: per guadagnare, bisogna spendere. Già, perché non va dimenticato che i bond vanno rimborsati dallo stesso Milan entro ottobre 2018, a un tasso di interesse del 7,7%, con un costo cioè di 9 milioni di euro in più all’anno. Ecco che allora il club ha speso, per poter assicurarsi uno dei primi quattro posti finali del prossimo campionato, che significherebbero Champions League (la Serie A ha recuperato uno slot, finalmente anche) e dunque introiti che darebbero ossigeno alle casse rossonere collegate direttamente a quelle di Elliott.

Da quando è iniziato il mercato, il Milan ha messo sul piatto stando a quanto affermano i media specializzati nell’ordine: 18 milioni a testa per Rodriguez e Musacchio, 38 milioni per Andrè Silva, 22 milioni per Calhanoglu, 24 milioni per Conti, 17 per Biglia e 40 per Bonucci. Siamo già a 177 milioni e la spesa potrebbe non fermarsi qui. Come ha già notato CalcioFinanza, non è detto che questi soldi siano stati versati tutti e subito: spesso e volentieri i club rateizzano la spesa per più anni: di questo avremo però certezza nel prossimo bilancio, il primo del nuovo corso cinese. La tendenza a dilatare i pagamenti nel tempo è però una modalità tipica del nostro calcio, basti vedere i prestiti con riscatti obbligatori che coinvolgono diversi calciatori, compresi i neo milanisti Kessiè (28 milioni fra due anni) e Borini (6 milioni fra un anno).

Se consideriamo gli ingaggi e gli anni di contratto degli acquisti estivi (al lordo gli stipendi superano tranquillamente i 50 milioni), il nuovo corso milanista costerà circa 100 milioni al bilancio. Ora, sappiamo che una macchina più deve andare lontano, più benzina deve imbarcare. Ma il benzinaio va pagato, per evitare che ci insegua con un grosso cacciavite. Dove il benzinaio è Elliott e il cacciavite sono i bond, chiaramente. E allora c’è la Champions, ma non solo. Il Milan ha speso perché sta investendo sulla propria immagine. Con la tournée in Cina in partenza in queste ore e con Milan Cina in rampa di lancio per creare strategie ad hoc, il club conta di ampliare il range dei ricavi in quei nuovi mercati dove la Premier e ora anche la Bundesliga attingono a piene mani.

L’operazione-brand può funzionare e i primi risultati sono incoraggianti. Se si guardano le cifre raggranellate dal Milan in chiave social, si nota che l’amichevole contro il Lugano trasmessa anche sulla pagina Facebook ufficiale del club, oltre che su Weibo – il Twitter cinese - ha totalizzato 7 milioni di utenti raggiunti in tutto il mondo. Se spendi e compri sul mercato, è inevitabile generare curiosità: è quello che ci aspetta da San Siro, dove lo scorso anno il Milan ha registrato 15.900 tessere, record negativo. Insomma, è quello che in generale ci si aspetta dalla cosiddetta gestione caratteristica, cioè dai ricavi generati da stadio, commerciale e anche tv (se vai in Champions, c’è il market pool…) escludendo il risultato da mercato. Se includiamo le plusvalenze, non va dimenticato che c’è sempre Donnarumma: fosse partito subito, il Milan avrebbe generato sui 25-30 milioni massimo di plusvalenza, mentre ora c’è una clausola rescissoria che ne assicura di più, in caso di problemi (cioè di mancanza di Champions). Vero è tuttavia che anche l’ostacolo Elliott può essere non aggirato, ma affrontato se in difficoltà con un rifinanziamento del debito da un altro istituto di credito: Goldman Sachs ad esempio è già intervenuta con l’Inter e Roma: comprare giocatori a cifre importanti significa anche aver asset di valore altrettanto importante da esibire in caso si debba bussare alla porta di qualcuno. E serve anche per anticipare la Uefa: in ottobre ci sarà il Voluntary agreement in ottica Fair Play Finanziario e il Milan dovrà presentare un piano industriale di crescita ricavi credibile: il fatto di aver investito è un segnale importante.

Ma c’è un aspetto finale, che va oltre il mero ma importante economico. Il Milan ha speso per rafforzare la squadra e ha infine preso Bonucci dalla Juventus, la nemica amica degli ultimi anni, per una cifra tutto sommato ragionevole per un difensore di 30 anni. Quello del Milan non è stato un semplice acquisto, è stato un segnale, un razzo lanciato nel buio di una Serie A dominata da sei anni solo dai bianconeri, dove l’Inter deve ancora trovare un’adeguata forma, dove il Napoli arriva sempre lì lì per ma poi non riesce a rinnovare i fasti del Pibe che fu, dove la Roma riparte da Monchi e Di Francesco e nel frattempo vende i pezzi pregiati. Quello del Milan è un messaggio scritto a caratteri cubitali su uno striscione messo di fronte San Siro. Avete avuto dubbi sui cinesi? E noi vi facciamo sciacquare la bocca comprando. E magari ci prendiamo pure lo scudetto.

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