Siria, tra i due litiganti il terzo (la Cina) fa i soldi

In Siria ci sono due contendenti per la palma del più buono: il gruppo occidentale, guidato dagli USA, e il gruppo euro-sciita, guidato dalla Russia. Ma alla fine dei giochi ci guadagnerà la Cina. Come? Semplice, investendo sulla ricostruzione delle infrastrutture siriane. E niente potrà fermarli

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BULENT KILIC / AFP

15 Luglio Lug 2017 0830 15 luglio 2017 15 Luglio 2017 - 08:30

In Siria ci sono due contendenti per la palma del più buono: Coalizione occidentale (a guida Americana) che supporta i ribelli e il blocco euro-sciita supportato dalla Russia che mantiene al potere il presidente democraticamente eletto Assad.

Ora non credo sia segreto per nessuno che l’antica via della seta che collegava l’impero romano all’impero cinese avesse, tra i passaggi obbligati, proprio la Siria.

Palmira, città purtroppo devastata dai criminali Isis, è sorta nel centro di un crocevia di commerci internazionali tra i due imperi. Un tentativo riuscito da parte dell’impero Romano di tenere aperta la via della seta (in verità famosa anche come via dell’oppio) e controllare le carovane.

Un accordo non scritto tra i due imperi era di presidiare le rotte commerciali con unità militari, fortilizi e milizie locali armate, per evitare che la linea vitale Roma-Xian si interrompesse.

Se Roma è caduta, il dragone - malgrado alcune vicissitudini - è ancora li, e ha una memoria lunga.

Tanto lunga da voler ricreare la via della seta. Del progetto si è già parlato molto. Quello che si discute poco in occidente è la posizione cinese in Siria e le sue implicazioni geopolitiche.

In verità il discorso guerra, diritti umani, caschi bianchi e tutte le altre lodevoli tematiche di cui i governi occidentali si premurano di dibattere ogni giorno, ai cinesi non interessano nulla. I cinesi puntano ai soldi e, in sordina, stanno ottenendo più di quello che otterranno i due litiganti.

Come riporta la agenzia stampa Sana “la China-Arab Exchange Association, in cooperazione con la ambasciata Siriana a in Beijing, ha organizzato domenica il Syrian Day con la patecipazione di oltre 1000 rappresentanti di aziende cinesi che operano nel settore degli investimenti e ricostruzione. L’iniziativa fa da supporto mediatico e organizzativo per l’incombente fiera internazionale di Damasco e l’Expo della ricostruzione. L’ambasciatore siriano a Bejiing, Imad Mustafa, ha dichiarato che le compagnie cinesi avranno un grande ruolo della fase di ricostruzione dopo la fine della crisi siriana, spiegando che il governo siriano (di Assad aggiungo io) darà priorità alle realtà cinesi operanti nello sviluppo e la ricostruzione. Il presidente della Arab Exchange Association, Qin Yong, che ha visitato la Cina settimana scorsa, ha espresso ottimismo per lo sviluppo post bellico siriano e ha incoraggiato le aziende cinesi a investire la.”

Il fondo monetario Stima che ci vorranno oltre 100 miliardi di dollari per ricostruire la Siria e, sorpresa, la Cina li ha.

Questo comunicato, di per se scarno, dice tutto quello che c’è da sapere. I cinesi si compreranno la Siria. Vi sono tuttavia delle considerazioni da fare piuttosto importanti. Politicamente la Siria è in un pantano. Il blocco Occidentale vuole che Assad si dimetta. Assad ha come alleato il blocco Russo-sciita che vede tra gli attori primari la potenza regionale Iraniana e quella mondiale Russa.

Questo comunicato, di per se scarno, dice tutto quello che c’è da sapere. I cinesi si compreranno la Siria. Vi sono tuttavia delle considerazioni da fare piuttosto importanti. Politicamente la Siria è in un pantano. Il blocco Occidentale vuole che Assad si dimetta. Assad ha come alleato il blocco Russo-sciita che vede tra gli attori primari la potenza regionale Iraniana e quella mondiale Russa

L’alleanza di Assad ha anche una connotazione pseudo religiosa. Una parte delle truppe sul campo schierate contro i ribelli (filo americani, filo Isis, filo Al Qaeda etc..) è composta da unità dell’esercito iraniano, in particolare corpi scelti tra i Pasdaran, i guardiani della rivoluzione. Si dà il caso che il progetto della via della seta cinese non si limiti ad interessare, geograficamente parlando, la sola Siria (che di fatto ne diventerebbe l’ultimo terminale di terra prima che le merci si imbarchino, probabilmente al porto di Latakia).

La rotta cinese interessa, in termini di logistica, infrastrutture di trasporto, interporti e ferrovie, Iran, Iraq e la menzionata Siria. Di fatto la strategia cinese mira ad un semplice interesse economico ma, per tutelare i suoi interessi in zone delicate, è plausibile che la Cina possa valutare una presenza militare.

Tutelare un porto come quello di Latakia, per esempio, potrebbe implicare il posizionamento di una base militare come è successo a Djibouti. Nel piccolo stato africano, come riporta la Cnn, interessato da investimenti nel porto di Doraleh (di fatto proprietà cinese), si sono insediati migliaia di fanti dell’esercito della repubblica popolare cinese, che hanno come dirimpettai la base americana.

Un altro porto Siriano è già presidiato (militarmente parlando) dalla marina russa. Tartus è stato recentemente potenziato e ha visto affluire mezzi e consiglieri militari russi al fine di dimostrare che Putin non ha interesse a cedere un passo sul tema siriano e, di conseguenza, sulla leadership di Assad.

Per quanto tutto sia ancora in divenire sembra prospettarsi uno scenario a tre.

Gli americani probabilmente porteranno a casa una vittoria politica (forse utile a Trump) ma, di fatto, poco più che una vittoria di Pirro per quanto concerne gli interessi economici in Siria. I russi si vedranno riconoscere la loro importanza strategica. I veri vincitori economici saranno i cinesi che potranno investire pesantemente sulle infrastrutture siriane (di fatto, come già successo in Djibouti o Etiopia, divenendone possessori o affittuari di lungo termine) e stabilizzare l’intera rete Iraq-Iran per i loro commerci.

Noi italiani? Plausibile che spenderemo soldi in ricostruzione e non ci faremo un euro.

Come al solito tra i due litiganti il terzo fa i soldi.

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