Con Salvini c'è una Lega di “professoroni” che si prepara a governare

Il segretario del Carroccio ha riunito la sua assemblea programmatica a Piacenza. Nessun alleato ha raccolto l'invito, e i politici hanno tenuto un profilo basso. Sono stati i tecnici a parlare poco di immigrazione e tanto di scuola, energia, flat tax e persino di Cina

Matteo Salvini Serenissima
17 Luglio Lug 2017 0834 17 luglio 2017 17 Luglio 2017 - 08:34

"Scientificamente abbiamo scelto di non parlare di immigrazione, perché anche i pali sanno come la pensa la Lega sull'immigrazione". Matteo Salvini sa benissimo di schizzare in prima pagina non appena pronuncia una parola sul tema dell'estate. I migranti. Lo sa e spesso ci gioca, come fanno i giornalisti pronti a rincorrerlo sapendo già in anticipo la sua risposta. Soprattutto quelli delle tv: il Salvini arrabbiato fa audience o fa scandalo, che poi sono la stessa cosa. Ma a Piacenza, dove domenica si è riunita l'assemblea programmatica della Lega, in un albergo a quattro stelle vicino alla tangenziale, Salvini ha per una volta cercato di lasciare sullo sfondo il tema dell'immigrazione. Che, sì, è affiorato spesso a dispetto delle intenzioni, perché conviene pur sempre ribadire di voler chiudere i confini e di essere d'accordo coi sindaci che fanno le barricate contro l'accoglienza obbligatoria. Ma che idee ha la Lega con ambizioni di governo su tutti gli altri temi che suscitano meno scandalo?

Affiora qui la prima differenza rispetto al passato, quando per far posto a un professore, questo doveva chiamarsi Gianfranco Miglio, destinato comunque a una brevissima carriera politica. Salvini si sta ora affidando a una manciata di tecnici che di leghista hanno ben poco e che lo accompagnano in queste uscite che scimmiottano le convention aziendali o la convegnistica erudita, anche se il caffè ciascuno se lo paga di tasca propria al bar. Poco spazio alla provocazione da talk show, a Piacenza, grande attenzione invece alle slides. E niente inni di partito, niente bandiere da sventolare in platea, sono pochi quelli col fazzoletto verde. Lo stesso segretario leghista si è presentato in completo blu scuro, camicia bianca e scarpe lucidissime. Per una volta si è prestato al ruolo di moderatore, passando la parola ai relatori, tenendo i tempi e offrendo brevi conclusioni.

Poco spazio alla provocazione da talk show, a Piacenza, grande attenzione invece alle slides. E niente inni di partito, niente bandiere da sventolare in platea, sono pochi quelli col fazzoletto verde. Lo stesso segretario leghista si è presentato in completo scuro, camicia bianca e scarpe lucidissime. Per una volta si è prestato al ruolo di moderatore

Primo tema, la Cina, che Salvini ha scoperto non essere più solo l'economia della contraffazione ma anche un attore globale che si sta comprando l'economia africana, dalla quale vengono espulsi proprio molti degli immigrati in arrivo sulle coste italiane. A parlarne è stato Michele Geraci, professore della Nottingham University Business School di Ningbo, che ha addirittura esortato la platea leghista a "studiare la Cina, a copiare le cose che possiamo imparare, adattandole alle nostre esigenze, perché non possiamo avere un complesso di superiorità: l'Europa conta per il 5% della popolazione mondiale, e anche se il Pil è elevato l'asse si sta spostando". Il professore ha spiegato a Salvini, con il quale è sceso a Piacenza in macchina da Milano, quali sono "i cardini del successo della Cina, che decide ogni anno quanto costruire, quante persone si dovranno trasferire dalle campagne alle città e programma l'immigrazione, controlla i dazi sul commercio internazionale e i tassi di interesse". E ha avvertito che da laggiù arriverà presto uno "tsunami" sul mercato del manifatturiero.

All'assemblea programmatica di Piacenza, si è poi parlato di scuola. Salvini ha affidato la competenza a Mario Pittoni, senatore friulano in Parlamento dal 2008. Unico politico (ex giornalista) salito sul palco, che ha fra l'altro ribadito l'antica idea di arruolare gli insegnanti su base regionale, usando lo strumento del domicilio professionale. Paolo Arata ha invece toccato il tema energia, sventolando una bolletta della luce: "Dobbiamo imporci di costruire un progetto energetico sulla riduzione permanente della bolletta, dove più di metà delle spese non c'entrano nulla con l'energia. La politica si riprenda in mano la questione energetica, oggi lasciata ai grandi gruppi come Enel ed Eni". Arata è un professore di Ecologia, già vice-presidente del Forum Energia e Società, che nel 1994 fece un'esperienza da parlamentare nelle fila di Forza Italia. Altra priorità di Salvini: "Tornare a riempire le culle". Ne ha parlato Gian Carlo Blangiardo, professore di Demografia all'Università Bicocca di Milano. "La prima crisi, quella economica, la conosciamo bene - ha detto Blangiardo -. Dell'altra crisi, si parla diffusamente meno. Ed è la crisi demografica. Qualcuno dice che l'immigrazione è la soluzione: no, anche le famiglie straniere hanno smesso di crescere, perché iniziano ad affrontare alcune difficoltà. Per venire fuori dal tunnel, bisogna aiutare il ceto medio ma con un sistema coordinato, non con un bonus una tantum. Non apriamo a tutti, ma una immigrazione sostenibile funziona. E poi non dobbiamo far scappare all'estero i giovani che abbiamo formato".

La proposta politica identitaria e sovranista della Lega passa da questi punti imprescindibili. La scuola, il controllo dell'energia, la ripresa demografica. Poi ce ne sono degli altri, come la semplificazione della macchina dello Stato (ne ha parlato Luigi Carbone, funzionario pubblico di lungo corso e docente della Luiss). La riforma del sistema tributario, di cui ha parlato Maurizio Leo, docente della Scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza ed ex deputato di An. Ultimo, ma non per rilievo, il tema della flat tax al 15%, che da un paio di anni è la proposta forte della Lega di Salvini e punto di incontro con Silvio Berlusconi: ne ha parlato il mentore di Salvini, Armando Siri. Più defilato, a Piacenza, il professore no-euro Claudio Borghi Aquilini, anche perché il leader leghista ha imboccato una strada di maggiore pragmatismo sull'Europa: restiamoci, ha detto, ma ridiscutendo tutte le regole.

Ultimo, ma non per rilievo, il tema della flat tax al 15%, che da un paio di anni è la proposta forte della Lega di Salvini: ne ha parlato il suo mentore Armando Siri. Più defilato, a Piacenza, il professore no-euro Claudio Borghi Aquilini, anche perché il leader leghista ha imboccato una strada di maggiore pragmatismo sull'Europa: restiamoci, ha detto, ma ridiscutendo tutte le regole

Non è una squadra di governo vera e propria, anche se Salvini sogna di esserne il premier. Ma nelle tre ore abbondanti di Piacenza il segretario della Lega ha cercato di uscire dal personaggio urlante per cercare di tenere assieme un gruppo di esperti capaci di supportare l'azione di un futuro governo di centrodestra, a seconda del risultato delle prossime elezioni Politiche. Certo, all'assemblea programmatica i politici sono rimasti in secondo piano. Non c'era nessuno dei possibili alleati della Lega, nessuno di Forza Italia, nessuno nemmeno di Fratelli d'Italia, nonostante lo slogan della giornata fosse 'Facciamo squadra!'. E sulla strategia salviniana incombe il gioco di Berlusconi, abilissimo a tenere tutti sulle corde per mantenere un ruolo centrale. C'era invece Stefano Parisi, fondatore di Energie per l'Italia, lontanissimo dai toni e dalle posizioni radicali di Salvini, che ha dovuto ammettere: "Qui non ho sentito cose estremiste". Il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, si è seduto in ultima fila. Ad ascoltare. Come il vicesegretario Giancarlo Giorgetti, più avanti verso la prima fila. C'era anche il capogruppo al Senato, Massimiliano Fedriga, possibile candidato alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, il prossimo anno. Non c'erano però i tre governatori del centrodestra, Roberto Maroni, Giovanni Toti e Luca Zaia. Probabilmente un limite della giornata: se si vorrà ricostruire una coalizione di governo (ma quale?), prima o poi saranno i politici a dover prendere decisioni. Anche perché (Miglio docet) i professori in politica rischiano di durare poco.

@ilbrontolo

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