La politica se ne frega delle energie rinnovabili (e allora ci pensano le banche)

Gli investimenti nelle rinnovabili sono ancora marginali e le forze politiche mondiali non dimostrano di aver sviluppato una coscienza ambientale che possa dare prospettive di cambiamenti radicali. La soluzione? Ci pensano le banche, come Intesa San Paolo con i “green bond”

ICEBERG

STRINGER / BRITISH ANTARCTIC SURVEY / AFP

STRINGER / BRITISH ANTARCTIC SURVEY / AFP

17 Luglio Lug 2017 1228 17 luglio 2017 17 Luglio 2017 - 12:28
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In Antartide si è staccato dalla banchisa un iceberg grande quanto la Liguria: una superficie estesa per più di 5000 chilometri quadrati e una massa di ghiaccio spessa circa 200 metri. Il distacco dell’iceberg, noto come Larsen C, era ormai imminente: la spaccatura aumentava al ritmo di 10 metri al giorno verso la fine di giugno. Un’ulteriore testimonianza, qualora ce ne fosse veramente bisogno, delle gravi conseguenze che ha il riscaldamento globale. Alcuni dati: lo scorso agosto è stato quello più caldo degli ultimi 136 anni, negli ultimi 20 anni ci sono stati i 15 anni più caldi degli ultimi 150 anni. La temperatura globale è aumentata di quasi un grado centigrado, non molto dalla soglia di 1,5 gradi di aumento che ha portato agli Accordi di Parigi.

In questo scenario, però, la politica non riesce ad essere efficace. I finanziamenti a sostegno dei combustibili fossili dei venti paesi principali del mondo, infatti, sono quattro volte superiori a quelli destinati alle rinnovabili. Un groviglio politico che dimostra quanto sia difficile prendersi cura dell’ambiente, nonostante siano stati firmati numerosi trattati per porsi degli obiettivi comuni. E per via di questo atteggiamento, sia a livello nazionale che tra i cittadini, i risultati non fanno che peggiorare. Per creare delle fonti di energia sostenibili ed efficienti bisognerebbe investire sulle rinnovabili, non sul petrolio e sul carbone, mentre in Europa (e nel mondo) si fa altro. In un contesto arido finanziamenti, infatti, è difficile sviluppare tecnologie pulite, sia efficienti che sostenibili. A differenza del resto dell’Europa, però, in Italia i finanziamenti per le energie rinnovabili sono parecchio superiori rispetto a quelli per i combustibili fossili. E questo è frutto di iniziative sia pubbliche che private.

«Per creare delle fonti di energia sostenibili ed efficienti bisognerebbe investire sulle rinnovabili, non sul petrolio e sul carbone, mentre in Europa (e nel mondo) si fa altro.»

Recentemente Intesa Sanpaolo, infatti, ha collocato con successo un green bond da 500 milioni, riuscendo a raccogliere ordini per circa 2 miliardi di euro. Si tratta della prima banca italiana a debuttare quale emittente “green”, a dimostrazione del suo forte impegno per la crescita della finanza sostenibile in Italia.
L’importo raccolto tramite il green bond verrà utilizzato per il finanziamento di progetti dedicati alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Inoltre Intesa Sanpaolo redigerà un “Green Bond Report” sui vari progetti che verranno finanziati e fino alla scadenza del titolo, tra cinque anni, verrà elaborata una speciale reportistica che traccerà i benefici ambientali di ogni progetto finanziato dal Green Bond. Iniziativa in continuità con le politiche ambientali portate avanti da Intesa Sanpaolo: sin dal 2009, infatti, ha elaborato un Piano di Azione Pluriennale per la Sostenibilità Ambientale che prevede concrete linee di intervento finalizzate a ridurre i rischi e gli impatti sull’ambiente e contenere i consumi energetici. Questo, insieme a tanti altri progetti, ha permesso al gruppo italiano di essere incluso in numerosi indici di sostenibilità (come il Dow Jones Sustainability e la “A List” del Carbon Disclosure Project) e nella classifica di Newsweek Green Rankings 2016. Secondo la classifica di Corporate Knights, inoltre, Intesa Sanpaolo si è classificata al 20° posto tra le società più sostenibili al mondo (primo gruppo italiano).

In questo senso l’iniziativa di Intesa Sanpaolo si colloca tra quelle virtuose volte a ridurre il riscaldamento globale. Per combatterlo servono, oltre alle politiche ambientali, imprese con una forte coscienza ambientale. La politica, da sola, non basta.edaR

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