Così il “free from" ha conquistato gli italiani a tavola

Il 18,7% dei prodotti alimentari si dichiara “senza” qualcosa: dai grassi agli Ogm, dall’olio di palma ai conservanti. Il “free from” è diventato il primo comparto a valore del largo consumo nel food e vale 6 miliardi di euro di vendite

Freefrom Intolleranze

Illustrazione by Nerdo per Left Loft/GS1 Italy

Immagine tratta dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e Nielsen

18 Luglio Lug 2017 1507 18 luglio 2017 18 Luglio 2017 - 15:07
Tendenze Online

Da nicchia per un target dalle particolari esigenze nutrizionali a mainstream che accomuna tutti i consumatori: è questo il percorso che sottende all’affermazione dei prodotti free from, ossia quelli caratterizzati dall’assenza o dalla riduzione di alcune componenti (come additivi o zuccheri). Un universo molto variegato che l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e Nielsen ha scandagliato con il suo approccio innovativo: andando a rilevare il richiamo al free from sulle etichette e sul packaging di ben 36 mila prodotti alimentari (esclusi acqua e alcolici) venduti in super e ipermercati di tutta Italia.

Il risultato? La fotografia di un universo molto variegato, sia in termini di merceologie che di “ricette” dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha individuato 6.711 prodotti presentati come “senza” o “a basso contenuto” e ha identificato i diversi claim maggiormente presenti sulle etichette: dal “senza conservanti” al “senza Ogm”, dal “senza grassi idrogenati” al “poche calorie”.

La galassia dei prodotti free from l’anno scorso ha superato i 6 miliardi di euro di vendite (+2,3% sul 2015) ed è arrivata a pesare per il 28,4% sul giro d’affari totale del largo consumo alimentare rilevato dall’Osservatorio Immagino.

«Gli stili di consumo e le scelte di acquisto fatte emergere dall’Osservatorio Immagino raccontano la nascita e la crescita di nuovi segmenti che vanno oltre le tradizionali categorie merceologiche» dichiara Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Il free from ne è il migliore esempio: nato con pochi prodotti destinati a pochi consumatori, ha ampliato e segmentato l’offerta arrivando ad assecondare richieste e tendenze salutistiche sempre più peculiari e specifiche sia sul fronte della naturalità che del salutismo».

I Conservanti sono i primi tra gli esclusi

Dall’analisi dell’Osservatorio Immagino è emerso che il claim più diffuso nel mondo dei free from è “senza conservanti”, presente sull’8,5% dei 36 mila prodotti alimentari monitorati per una quota complessiva del 12,7% sul giro d’affari complessivo.
Si inseriscono nella stessa attenzione alla riduzione degli additivi anche il claim “senza coloranti”, che accomuna il 4,3% dei prodotti, quello “senza OGM” (presente sull’1,9% delle etichette), il “senza grassi idrogenati” (1,7%) e il “senza aspartame” (0,1%).

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La galassia dei prodotti free from l’anno scorso ha superato i 6 miliardi di euro di vendite (+2,3% sul 2015) ed è arrivata a pesare per il 28,4% sul giro d’affari totale del largo consumo alimentare rilevato dall’Osservatorio Immagino.

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