Eyam, il paese che si autosacrificò per fermare la peste

Accadde nel 1666, in Inghilterra. Un piccolo centro di poche centinaia di abitanti compì forse l’impresa più eroica e generosa della storia: anziché fuggire dal focolaio, decisero tutti di restare, per evitare il diffondersi del contagio. A un prezzo altissimo

Eyam Derbyshire Plague Cottage Geograph

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19 Luglio Lug 2017 0812 19 luglio 2017 19 Luglio 2017 - 08:12

Tutto cominciò con un pezzo di stoffa. Quello che ricevette, insieme ad altri tessuti, George Viccars, il sarto del villaggio di Eyam, nel Derbyshire. Aveva notato che era umido e allora, per asciugarlo, lo stese di fronte al suo caminetto. Il disgraziato non si era accorto che, all’interno, si era creata una nidiata di pulci. E insieme alle pulci c’erano i batteri della peste bubbonica.

Fu così che, nel 1666, il paesino di Eyam venne colpito dalla Morte Nera. Il primo a cadere fu proprio Viccars. Poi il contagio cominiciò, insieme al panico, a spandersi per tutto il borgo. I cittadini, vista la mala parata, erano già pronti a partire. Ma i due pastori locali, William Mompesson e Thomas Stanley, decisero di intervenire. Fu una decisione difficile, sia da prendere che da accettare, ma con la loro autorità riuscirono a convincere i loro compaesani che la cosa migliore da fare non era fuggire, ma restare. E chiudersi dentro, fino a quando la pestilenza non fosse finita. Era il loro dovere di cristiani, dicevano, fermare il contagio. E se il prezzo da pagare era alto, lo avrebbero pagato. Dio, poi, avrebbe saputo ricompensarli.

Nonostante tutto, i compaesani furono convinti e rimasero a Eyam. Il paese tagliò ogni comunicazione con i vicini: nessuno poteva uscire e nessuno poteva entrare. E mentre all’interno le persone morivano come mosche, dalle campagne venivano mandati viveri, acqua e beni di prima necessità. Li lasciavano sul pavimento dell’ingresso e prendevano i soldi da un pozzo riempito di acqua e aceto (per disinfettarlo).

L’auto-sacrificio, come tutti sapevano, ebbe davvero un prezzo altissimo. Dei 350 abitanti originari, ne rimasero vivi solo 90. Proporzioni in realtà normali, quando si parla di peste. In quell’anno di peste, nessun nucleo familiare fu risparmiato. Morì anche la moglie di Mompesson, il sacerdote che chiese a tutti di restare. Ma quando la malattia smise di colpire, l’obiettivo era stato raggiunto: il contagio era stato bloccato e la peste, in un certo senso, beffata. Grazie alla generosità, estrema, di un paesino di poche centinaia di abitanti. Loro malgrado, furono eroici davvero.

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