L’Occidente sta stravincendo la sua battaglia culturale contro l’Islam. Alla faccia degli anti-modernisti

Accusato di essere debosciato, senza valori né ideali rispetto al mondo islamico, il mondo occidentale si prende la sua rivincita. Riempiendo le pance e liberando le gambe delle donne persino in Arabia Saudita. Con buona pace degli antimodernisti di casa nostra

Donna araba in minigonna
21 Luglio Lug 2017 1120 21 luglio 2017 21 Luglio 2017 - 11:20

Il pensiero debole dell’Occidente is the new pensiero forte. Altro che “Tramonto dell’Occidente”, prodotto da un Islam guerriero e identitario. Il pensiero liquido di Baumann è più solido che mai ed Isis e terzomondismi vari sono, non solo annichiliti militarmente, ma culturalmente, ideologicamente, filosoficamente. Ci stiamo riferendo all’attuale zeitgeist en vogue e a là page rosso-bruno, formato da nostalgici dell’Occidente d’antan maschio e forte, oggi gravato dal “fardello dell’Uomo bianco”, in “rivolta contro il mondo moderno”, ché ha prodotto il “tramonto dell’Occidente” favorito dalla perversa “dialettica dell’illuminismo”, causa del “pensiero debole” e della fine delle “grandi narrazioni”.

Come dimostrano i miei virgolettati - libri o citazioni di intellettuali di destra e di sinistra, nell’ordine, Rudyard Kipling, Julius Evola, Oswald Spengler, Adorno e Horckheimer, Gianni Vattimo, Francois Lyotard -, si tratta di una tendenza bipartisan e che, per carità!, è diventata una noiosa litania al di là delle intenzioni degli autori. Gli “antimodernità” sono stati remixati in un blob pop, un ossimoro filosofico per il quale si può essere laici e teocon, lepenisti e marxisti, critici del capitalismo e invocare la riscossa dell’Occidente. Da Giuliano Ferrara - che auspicava la guerra di religione perché “i seguaci di Maometto praticano l’epica del jihad, mentre l’occidente si balocca fra tenerezze, cecità e nevrosi secolari” -, a Diego Fusaro - per cui “la teoria gender” (e che sarebbe?) serve a creare il “consumatore universale” che il capitalismo mercifica -, è tutta una nostalgia per “‘e tiempe belle e na vota”. Quando in Occidente c’erano maschi guerrieri, idee forti - comunismo, ma anche fascismo -, e non questa decadente e molle borghesia, che ha sostituito ai valori dello spirito quelli della bottega e del retrobottega, fra una depilazione e un botox. Borghesia intenta a ciulare edonisticamente, piuttosto che a ripopolare, vittima di una “identità infelice” che ci porterà alla “grande sostituzione”, quando i neri fecondi avranno istituito Eurabia. Altro che i cosacchi a San Pietro! In questa vulgata, l’Occidente è metrosexual, alienato e mercificato, ha consumato la morte di dio per non credere più in nulla, se non al denaro e al superfluo, mentre dall’altra parte del Mediterraneo ci sono maschi-machi, riproduttivi, incazzati e valorosi, che lottano per Dio, per la grandezza dell’Islam, e non si masturbano fra reality e pensiero debole. Noi siamo l’impero alla fine della decadenza, mentre l’Islam ha già vinto lo scontro di civiltà, perché è una civiltà, mentre noi una civiltà dei consumi che ha consumato la civiltà stessa. Contro l’Occidente gay, “l’uomo in rivolta” dice no; è “l’ultimo samurai”.

Tutta sta pappa sull’Occidente che ha smarrito se stesso, il Rinascimento, l’umanesimo, lo Spirito e le ideologie è, in realtà, una vera e propria ideologia anti storica. I valori classici con i quali gli “occidentalisti” identificano se stessi sono sempre stati appannaggio di una élites, non delle masse. Ed è di tutta evidenza che, attraverso i processi di democratizzazione che costoro avversano i valori della nobiltà dello spirito sono, oggi, in Occidente, moto più diffusi, rispetto ai tempi belli, quando c’era la ierocrazia

Ora, tutta sta pappa sull’Occidente che ha smarrito se stesso, il Rinascimento, l’umanesimo, lo Spirito e le ideologie è, in realtà, una vera e propria ideologia anti-storica. I valori classici con i quali gli “occidentalisti” identificano se stessi sono sempre stati appannaggio di una élite, non delle masse. Ed è di tutta evidenza che, attraverso i processi di democratizzazione che costoro avversano - perché la democrazia avrebbe condotto al governo delle maggioranza incolte e della imbelle borghesia -, i valori della nobiltà dello spirito sono, oggi, in Occidente, moto più diffusi, rispetto ai tempi belli, quando c’era la ierocrazia. Al fianco della cultura alta, è sempre esistita la cultura pop e mainstream, magari rozza e povera spiritualmente; oggi questa cultura popolare è forse più rappresentata (basterebbe guardare alla pittura fiamminga del Quattrocento per mettere in dubbio anche questa asserzione), senza che ciò faccia strame dei teoreti della cultura alta, incluso quelli che anelano all’Age d’or dell’Occidente che, in verità, mi sembrano molto presenti sui mezzi di comunicazione (ironia della sorte!) di massa. In quanto al dominio culturale dell’Occidente, esso avviene sia nei registri alti che bassi. Le università, in tutto il mondo, studiano soprattutto la nostra cultura, dato che il Rinascimento si studia in Africa e non mi sembra che da noi si studino i fasti della Timbuctù narrata da Marco Polo. Non parliamo poi della cultura bassa e pop. In tutto il mondo, le masse sognano Fendi e Gucci, telefonini e Manchester United. Lo stesso Isis - che stiamo massacrando militarmente -, culturalmente non è altro che un colpo di coda del tradizionalismo, un tentativo - anche in questo caso nostalgico -, di rilanciare i valori dell’Islam delle origini, in un mondo musulmano che, se è meno secolarizzato di noi, lo è solo per la barbara violenza dei suoi dittatori, non perché sceglie i valori forti democraticamente.

Può intellettualmente darci fastidio, ma le masse amano il pensiero debole e i valori consumistici. È la democrazia che li diffonde. Democrazia che diffonde però anche i valori “forti”o alti a cui anelano gli occidentalisti”. Riempite le pance e si diffonderanno i valori alti. Nel frattempo, le plebi preferiscono consumare che rivoltarsi contro un mondo moderno che li sfama più e meglio di quanto non avvenisse nel Rinascimento.

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