Cento anni fa nasceva Carson McCullers, scrittrice ribelle nell’America degli ultimi

Negli Stati Uniti è considerata una grande autrice, da noi è ancora poco conosciuta. Eppure resta un’intellettuale di grande attualità. Negli anni Cinquanta il suo arrivo a Roma e l’amicizia con Pasolini. Dalle borgate alla profonda provincia americana, con la stessa attenzione verso gli emarginati

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22 Luglio Lug 2017 0830 22 luglio 2017 22 Luglio 2017 - 08:30

Dalle piantagioni del profondo sud americano alle borgate romane. Attraversando le stesse storie di emarginazione e miseria. Periferie del mondo abitate da persone sole, deboli, in alcuni casi vittime della segregazione razziale. È la storia di Carson McCullers, scrittrice ribelle di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Oltreoceano è considerata una grande autrice, una delle più celebrate. Da noi, nonostante la grande attualità delle sue opere, è ancora incomprensibilmente poco conosciuta. Durante la sua breve e difficile vita, McCullers ha scritto romanzi, poesie, racconti, storie per bambini. Non aveva ancora ventitré anni quando scrisse la prima opera, The heart is a lonely hunter (Il cuore è un cacciatore solitario, 1940). Da cui anni dopo fu tratto il film L’urlo del silenzio. Ma restano nella storia anche La Ballata del caffè triste e Riflessi in un occhio d’oro (anche questo riproposto al cinema in un lungometraggio con Elizabeth Taylor e Marlon Brando).

Eclettica e criticata, protagonista di un’esistenza mai semplice. Il corpo esile e lo sguardo dolce, come traspare dalle foto d’epoca. Un’esistenza bruciata dalle passioni: dal tormentato matrimonio, terminato anzitempo con il suicidio del marito, ai lunghi e raramente corrisposti amori per altre donne. Storie vissute durante gli anni del maccartismo, con lo stigma della ribellione e dello scandalo. Nata in Georgia nel 1917, Carson McCullers è morta a Nyack, vicino New York, cinquant’anni più tardi. Una vita troppo breve, scandita da problemi di salute e depressione. Eppure feconda di opere letterarie, oggi tra le rappresentazioni più ricordate del southern gothic americano. Nelle sue pagine si ritrova la capacità di dar voce a personaggi marginali della provincia del Sud. Reietti, protagonisti di drammatiche e violente esperienze umane. Lo stesso dolore e fragilità, probabilmente, già vissuto sulla propria pelle dall’autrice.

Carson McCullers, scrittrice americana ribelle di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Oltreoceano è considerata una grande autrice, una delle più celebrate. Da noi, nonostante l’attualità delle sue opere, è ancora poco conosciuta

Pochi giorni fa l’ateneo americano John Cabot University di Roma ha organizzato un programma di eventi per celebrare i cento anni dalla nascita di Carson McCullers. Un elenco di appuntamenti per riscoprire un’autrice poco ricordata, almeno nel nostro Paese. «McCullers è una delle scrittrici più popolari e amate negli Stati Uniti d’America, molto tradotta in tutta Europa, ma quasi sconosciuta al grande pubblico italiano» ha spiegato il professor Carlos Dews, scrittore, docente universitario e fondatore della McCuller’s society. Proprio durante l’appuntamento romano è emerso un aspetto poco noto nell’esperienza dell’autrice: il suo legame con la Città Eterna. È una storia che risale agli anni Cinquanta, quando la scrittrice statunitense arrivò in Italia per collaborare alla sceneggiatura del film Indiscretions of an american wife, conosciuto in italiano con il titolo “Stazione Termini”. Era stata chiamata per prendere il posto di Tennessee Williams, scrittore e suo grande amico, che conquistato dalla città aveva dimostrato poca attitudine al lungo lavoro di sceneggiatura. Rapita dagli eccessi della dolce vita romana, poche settimane dopo la McCullers fu licenziata per gli stessi motivi. E sostituita, a sua volta, da Truman Capote, un altro amico (durante quel periodo gli scrittori soggiornavano nello stesso albergo a Piazza di Spagna).

Sono gli stessi anni dell’amicizia con Pier Paolo Pasolini. Durante l’anno trascorso a Roma, McCullers iniziò a collaborare con "Botteghe Oscure”, la rivista che aveva ospitato anche il regista e intellettuale italiano. Risale proprio a quegli anni il racconto The haunted boy. Divisi da radici lontane ma uniti da una simile sensibilità, i due si conoscono. Entrambi condividono un’anticonformista attenzione per gli ultimi. Uno sguardo ai margini e alle periferie, in una borgata romana come nella profonda provincia americana della segregazione razziale. Un impegno sociale tutto incentrato sui disagi della società di quel tempo, ma ancora particolarmente attuale. «Ecco perché è necessario - così ha spiegato il professor Dews - che oggi il mondo accademico ed editoriale riscopra la McCullers nell’insegnamento scolastico e universitario».

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