Dipartimento mamme, ha ragione Renzi. E stavolta siete voi a non saper andare oltre gli slogan

La crisi demografica italiana peggiora di anno in anno e la politica, in questi anni, ha fatto di tutto per aggravarla: ecco perché una svolta è necessaria. E perché chiamare i problemi col loro nome è il primo passo per cambiare

donna incinta

LOIC VENANCE / AFP

LOIC VENANCE / AFP

24 Luglio Lug 2017 0813 24 luglio 2017 24 Luglio 2017 - 08:13

L’Italia ha un problema mamme. Lo diciamo da tempi non sospetti, qui a Linkiesta, quindi potete già da ora risparmiarci l’accusa di essere la contraerea di Matteo Renzi, dopo le recenti polemiche sull’istituzione di un dipartimento mamme nella segreteria del Partito Democratico.

Già, perché la polemica del giorno è questa, ed è puramente semantica. Perché non chiamarlo dipartimento donne, si chiedono alcune, facendo finta di non vedere che esiste pure un dipartimento “pari opportunità”, nella stessa lista. Perché non chiamarlo dipartimento genitori, o dipartimento famiglie, si chiedono altri. Perché non continuare a fottersene del problema di una nazione sterile, che queste sono campagne di destra, chiudono altri ancora, chiamando in causa addirittura Mussolini.

Già, perché? Sarebbe facile rubricare il tutto a demagogia spicciola. Renzi vuole fare il nazionalpopolare e nulla è più nazionalpopolare della mamma. Game, set, match e tutti a casa. Intendiamoci, magari è davvero così, e nemmeno ci stupirebbe troppo, a dire il vero. Ma al netto delle buone o cattive intenzioni del leader del Pd, dobbiamo dircelo - anche sottovoce - che l’Italia ha un problema all’intersezione tra donne, giovani e famiglie. E che quel problema - chiamiamolo mamme per comodità - è probabilmente la chiave di volta che può far saltare per aria questo Paese, o farlo rinascere.

Due numeri - noiosissimi ma necessari - per inquadrare il tema. Il 2015 e il 2016 sono stati gli anni in cui sono nati meno bambini in Italia, da quando esistono le statistiche. Il numero di figli per donna è sceso ancora ed è pari a 1,34. Nel 2015 era a 1,35, nel 2012 a 1,42. La media europea è attorno all’1,6. Il tasso naturale di sostituzione della popolazione è pari a 2,1. Cosa significa? Semplice: che già oggi ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani e che questo numero è destinato ad aumentare. E che ci sono 33,7 persone oltre i 65 anni ogni 100 persone in età lavorativa (tra i 15 e i 64). La media europea è 28,1.

Al netto delle buone o cattive intenzioni del leader del Pd, dobbiamo dircelo - anche sottovoce - che l’Italia ha un problema all’intersezione tra donne, giovani e famiglie. E che quel problema - chiamiamolo mamme per comodità - è probabilmente la chiave di volta che può far saltare per aria questo Paese, o farlo rinascere

Come mai tutto questo? Perché siamo europei e facciamo parte dell’unico continente del mondo in cui la popolazione decresce. Ma anche perché siamo italiani e facciamo parte dell’unico Paese in Europa che ci mette del suo per aggravare il problema. In tre modi almeno: ritardando quanto più possibile la scelta delle donne se avere o meno un figlio (le mamme italiane sono le più vecchie d’Europa); mettendo nelle condizioni le donne di rinunciare al lavoro o alla maternità, come se fossero due sfere inconciliabili; allocando a politiche di sostegno alla famiglia solamente l’1,1% del Pil (terzultimi in Europa, dopo Grecia e Lettonia). I dati Istat raccontano che il 22% delle neo-mamme occupate non hanno più un lavoro dopo la nascita del primo figlio. Percentuale che dal 2005 al 2011 è cresciuta del 4% e che al Sud arriva a superare il 30%.

Salame sugli occhi a parte, gli effetti di tutto questo sono piuttosto evidenti, e chiama in causa - scegliete voi l’ordine - la sostenibilità del welfare e del sistema pensionistico, la crescita dei consumi e della domanda interna, la propensione all’innovazione, la possibilità che un‘agenda elettorale votata all’innovazione abbia la meglio su una finalizzata alla conservazione dello status quo. Di fatto, non c'è problema in Italia che una demografia migliore non potrebbe risolvere. E una demografia come quella attuale, far ulteriormente peggiorare.

Ecco perché un leader politico che ha in testa una proposta politica finalizzata al cambiamento - si chiami Renzi o meno, sia di sinistra o meno - non può far finta che non esista la questione mamme. Chiamarla col suo nome è già un primo passo.

Potrebbe interessarti anche