Elogio di Tsipras, che sta salvando la Grecia sacrificando se stesso

Ha perso ogni aura di leader romantico della sinistra antagonista, probabilmente perderà le elezioni, ma se la Grecia sta uscendo dal pantano buona parte del merito è sua. Se la politica fosse sempre così, sarebbe una cosa bella

Tsipras

LOUISA GOULIAMAKI / AFP

LOUISA GOULIAMAKI / AFP

25 Luglio Lug 2017 1041 25 luglio 2017 25 Luglio 2017 - 10:41

«Il peggio è chiaramente alle nostre spalle». Chi sta parlando è Alexis Tsipras, premier greco in carica ormai da cinque anni, in un’intervista al Guardian. E sono parole che fanno piacere, le sue, nel giorno in cui si parla, per la prima volta, di un ritorno dei bond greci sui mercati finanziari. Segnale, questo, di un risanamento lungo, difficilissimo, che però sta cominciando a dare i suoi frutti.

Qualche dato: nel 2017 la Grecia crescerà del 2,1% circa, una stima prudenziale figlia del brutto calo del 2016 e delle difficoltà nel trovare accordi sulla revisione del secondo piano d’aiuti, ma che dovrebbe essere corroborata con un consolidamento della crescita del 2,4% nel 2018. Una crescita, questa, trainata soprattutto da investimenti e consumi: non è un caso che anche la disoccupazione sia scesa al 21,7% dal 27,9% che era nel 2013. Il tutto con un avanzo primario che lambisce il 3% del Pil, dal 15% di deficit che era prima della crisi.

Per quanto la strada sia lunga, i sacrifici della popolazione più che notevoli e gli effetti della crisi del 2012 ancora devastanti, davanti ci sono davvero solamente buone notizie. Gli aiuti vengono ormai rifinanziati senza troppi patemi, com’è accaduto lo scorso 15 di giugno, e dopo le elezioni tedesche del 24 settembre ci potrebbe essere la bella notizia del taglio al mostruoso debito pubblico, arrivato al 180% del Pil - composto quasi interamente da aiuti pubblici, non da bond di mercato, intendiamoci - e che rappresenta ancora il più grave fardello a minare la ripartenza greca.

Erano icone di una ribellione, Tsipras e Varoufakis. Quest’ultimo, in parte, è rimasto tale. Tsipras, invece, non ha più nulla di eroico, né di messianico. È un politico normale, oggi, saldamente ancorato alla realtà, anche quando fa schifo. Male per lui, buon per la Grecia

Tsipras probabilmente pagherà alle urne questi ultimi cinque anni di sacrifici, nonostante stiano servendo a qualcosa, ma non si nasconde dietro a un dito. Errori ne ha fatti parecchi, è lui il primo ad ammetterlo. E il pensiero corre a quei giorni del luglio 2015 in cui la sinistra-sinistra di tutta Europa sembrava chiedere a Tsipras di ribellarsi alla Troika, a Mario Draghi, a Schaeuble e di seguire il richiamo romantico e sovranista del suo ministro-motociclista Yanis Varoufakis, che spingeva affinché la Grecia abbandonasse l’Euro, nel nome di un “piano B” che oggi Tsipras definisce «talmente vago da non aver nemmeno senso parlarne». Erano icone di una ribellione, Tsipras e Varoufakis. Quest’ultimo, in parte, è rimasto tale. Tsipras, invece, non ha più nulla di eroico, né di messianico. È un politico normale, oggi, saldamente ancorato alla realtà, anche quando fa schifo.

Male per lui, buon per la Grecia, Tsipras ha scelto di sacrificare la sua immagine di leader massimalista e romantico, anteponendo loro il benessere futuro del suo popolo. Ha accettato di non piegarsi al populismo dei pugni sul tavolo e dei gesti plateali, e di pagare alle urne la cura faticosa, ma finalmente effettiva, che sta facendo rinascere il suo Paese, peraltro a discapito di un partito come Nea Demokratia, che ha parecchie responsabilità nella genesi della crisi. Ha scelto di farsi giudicare dalla Storia e lo ammette candidamente: «Piano, piano accadrà quel che nessuno pensava sarebbe successo. Faremo uscire il Paese dalla sua lunga crisi, e su questo saremo giudicati». Onore al merito. Fosse sempre così, la politica.

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