«È per lavoro»: 5 sfide note a chiunque abbia fatto della creatività un mestiere

L'essere creativo è da sempre considerato un dono dal cielo. Ma chi lo è di mestiere ha delle regole su cui ha basato la propria educazione, e lo possiamo provare a fare tutti

Creatività

PHILLIP FARAONE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

26 Luglio Lug 2017 0936 26 luglio 2017 26 Luglio 2017 - 09:36
Tendenze Online

Essere creativi è faticoso, o meglio, lo è quando la creatività è il tuo lavoro e gli altri ti vedono come un container senza fondo pieno di idee nel quale, se rovisti bene, trovi sicuramente quello che fa per te. Che ci metti tu, sei creativo! Suona la consueta espressione di chi si aspetta da te l’idea perfetta. Ma essere creativi è il risultato di un’attitudine che abbiamo tutti ma che solo alcuni – i creativi riconosciuti come categoria professionale – hanno educato secondo certe regole e messo a disposizione degli altri. È come cantare: non esistono stonati, solo che alcuni si allenano, sanno cosa fare e non fare quando cantano, cantano spesso e vogliono farlo bene e per questo potremmo dire loro che ci vuol per te, sei intonato! Invece è solo questione di studio e lavoro. Che fatica essere intonati.

È così che si capisce che la vita del creativo è particolare. Non è come quella dell’avvocato, dell’idraulico, del bancario. Non puoi decidere di smettere di essere creativo: lo sei al lavoro, quando torni a casa, a cena con gli amici, in vacanza, quando vedi un film. Del resto lo hai deciso tu, hai studiato, sai come si fa, sai come avere un’idea, se funziona oppure no. E non puoi prenderti pause, non sei un cantante che se non canta, riposa. Il tuo strumento è incontrollabile, pensa, pensa, pensa. Dunque una vita difficile quella del creativo, fatta di sfide con gli altri (i clienti) e con te (il tuo peggior cliente). Ecco le più puntuali.

«È come cantare: non esistono stonati, solo che alcuni si allenano, sanno cosa fare e non fare quando cantano, cantano spesso e vogliono farlo bene e per questo potremmo dire loro che ci vuol per te, sei intonato! Invece è solo questione di studio e lavoro»

1. L’idea è una e deve venire a te
Non sei il container pieno di idee, semmai sei un professionista e sai come si fa ad averne. Ma questo lo sai tu, perché la maggior parte delle volte avrai davanti un cliente che ti dirà ho avuto una grande idea! A quel punto ti dovresti chiedere perché tu sei davanti a lui, ma lo sai già: l’idea che ha avuto non saprà come farla funzionare, e un’idea che non funziona non è un’idea ma un sogno. Non ha avuto idee, ha solo necessità di averne. Devi essere umile, nessun cliente è disposto ad ammettere di avere necessità di chi possa pensare ad una soluzione innovativa per la sua azienda (o quella di cui è manager). L’autorevolezza non è una qualità che ti dai tu, ma che ti riconoscono gli altri e devi capire sempre come ottenerla. Ora sei l’unico che può avere quell’idea e sei l’unico che derideranno se tiri fuori l’assurdo. Molte volte sai che l’idea migliore è la più banale del mondo ma non per questo la meno efficace. Nonostante questo ti diranno che è banale, che ci sarebbero riusciti anche loro. Ricordate Lava che più bianco non si può? O Una bionda per la vita? Banali. (segue al punto 5).

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