Perché Elvis Presley non ha mai cantato in Europa?

Spazi inadatti per il suo pubblico e il fatto che The King odiava cantare all’aperto. Ma forse dietro c’è una storia diversa: ha a che fare con il colonnello Tom Parker, il suo agente. Che non era un colonnello e non si chiamava Tom Parker. E non era nemmeno americano

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FILES / AFP

26 Luglio Lug 2017 0830 26 luglio 2017 26 Luglio 2017 - 08:30

Non lo ha mai fatto e nessuno sa bene perché. Elvis Presley, il re del rock americano, icona di un’epoca e di un mondo, non ha mai cantato in Europa. Era un suo grande sogno, ma non lo ha mai realizzato.

Le motivazioni avanzate sono state numerose: in Europa, in quel periodo, non c’erano ancora sale abbastanza grandi e adatte per contenere la folla (impazzita) di ragazzi e soprattutto ragazze che sarebbero accorse per vedere The Pelvis. Lui, poi, non amava in nessuno modo cantare all’aperto – cosa che, invece, sarebbe stata possibile. Ma forse la ragione è un’altra. Forse il motivo vero è da cercare nella storia personale del suo agente, il colonnello Tom Parker. Che non era americano, non era un colonnello e non si chiamava nemmeno Tom Parker.

Secondo George Klein, amico di infanzia di Elvis, il sedicente Tom Parker era entrato negli Usa in modo illegale. Di conseguenza, non aveva un passaporto americano. Per uscire dal Paese, sarebbe stato costretto a chiederne uno, ma per farlo avrebbe dovuto rivelare alle autorità la sua vera identità (cosa che, a quanto pare, non aveva nessuna intenzione di fare). E allora, niente passaporto. E niente tournée europee del Re di Memphis.

Un’altra spiegazione, del tutto contraria, si concentra piuttosto sui problemi che sarebbero sorti ai controlli doganali. Elvis era obbligato, per i suoi problemi, a prendere tantissime medicine. Un fatto che, fino all’ultimo, si era tentato di tenere segreto. Ma ai controlli doganali di un qualsiasi Paese europeo, sostiene Joe Esposito, altro amico di Elvis, sarebbe saltato fuori, attirando l’attenzione di giornali e televisioni. E mettendo in difficoltà l’immagine pubblica del cantante. Tom Parker, continua Esposito, non poteva essere un problema per Elvis: era in contatto con i massimi leader politici americani dell’epoca. Non gli sarebbe stato difficile procurarsi un passaporto.

E allora? C’è un particolare, però, che getta una luce sospetta sulla vita di Parker. Secondo alcune ricostruzioni, il vero nome dell’agente di Elvis era Andreas Cornelius Van Kujik, olandese di Breda. A quanto pare, era fuggito dalla sua città dopo che si era diffusa la voce dell’omicidio di una ragazza. Le due cose erano collegate? Forse l’agente di Elvis Presley aveva un passato da assassino? Nessuno potrà saperlo. Il (finto) colonnello Tom Parker, morto nel 1997, si è portato con sé il suo segreto. Ed Elvis in Europa, in ogni modo, non ha mai messo piede.

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