Migranti, vitalizi, legge elettorale, cantieri: la Caporetto della politica italiana in quattro atti (e un solo giorno)

In ventiquattro ore abbiamo incassato il no dell’Europa sulla revisione del Trattato di Dublino e lo stop dell’Eliseo all’affare Fincantieri-Stx. Il tutto mentre la politica si dilania su una legge incostituzionale sui vitalizi che complica la trattativa sulla legge elettorale. Peggio è impossibile

Parlamento italiano

Tiziana FABI / AFP

Tiziana FABI / AFP

27 Luglio Lug 2017 0721 27 luglio 2017 27 Luglio 2017 - 07:21

Primo atto: 100 milioni e 500 esperti di migrazioni in Italia per accelerare i rimpatri. Questo l’aiuto che Junker e l’Europa ci offrono per risolvere l’emergenza libica. Una carota appassita, mentre la bastonata arriva dalla Corte di Giustizia Europea che rispedisce al mittente ogni tentativo di cambiare quel Trattato di Dublino che scarica il peso delle migrazioni dalla Libia tutto sulle spalle dell’Italia, chiudendo le porte a una redistribuzione dei profughi e all’onere di identificarli come tali negli effettivi Paesi di destinazione.

Il governo abbozza. E il Parlamento? Niente di niente, ci sono cose più importanti da affrontare. Tipo - secondo atto - una legge che abolisce i vitalizi, che in realtà sono già stati aboliti nel 2011, ma il Partito Democratico ha questa fissa che il populismo si combatte col populismo e allora ecco che le pensioni dei parlamentari diventano questione nazionale. Con una legge che alla normativa vigente aggiunge quasi solamente la retroattività - d’ora in poi si applicherà il metodo di calcolo retributivo anche agli ex membri del Parlamento che beneficiano di vitalizi - che la rende di fatto incostituzionale, in quanto lesiva dei cosiddetti diritti acquisiti.

Dovesse passare al Senato dopo l’approvazione di ieri della Camera, ovviamente. Cosa non scontata, visto che a settembre saremo in piena trattativa sulla legge elettorale - quella sì questione nazionale, come ha sottolineato ieri Sergio Mattarella - e diversi tra quelli che hanno votato No o si sono astenuti, da Forza Italia ad Alternativa Popolare, fino ad Articolo 1, difficilmente non mancheranno di legare le due trattative, mettendosi di traverso più di quanto già lo facciano ora. Pensate che spettacolino edificante, cari i nostri profeti dei “segnali al popolo", a poche curve dal voto.

E allora forse andrebbe detto, che questa spirale di acquiescenza, demagogia, ipocrisia e subalternità potremmo provare a interromperla solo se avessimo un governo forte e una maggioranza solida e certa dall’inizio alla fine della legislatura. Se non dovessimo, a ogni giro di giostra, affidarci a tecnici e riserve della repubblica. Se non dovessimo fare i conti con gli appetiti e i capricci di piccoli partiti che hanno un grande potere d’interdizione. Se non fossimo, in ultima istanza, così intimoriti dall’idea stessa di governabilità del Paese

Così, con ogni probabilità, si andrà a votare con una legge figlia del compromesso più basso possibile, che avrà l’obiettivo di non fare vincitori né vinti e che forse non riuscirà a produrre nemmeno uno straccio di maggioranza, nemmeno con le larghe intese. Difficile non immaginare quel che seguirà. Un governo delegittimato, timido e debole, in balia delle bizze di gruppuscoli cui interessa più l’attestazione della loro capacità di interdire, che il benessere futuro del Paese. Se il caso dei cantieri francesi Stx di Saint-Nazaire - con l’Eliseo che si è rimangiato l’ok a un’acquisizione italiana che avrebbe salvaguardato l’occupazione e rilanciato il sito sui mercati esteri - vi ha fatto andare il sangue alla testa, preparatevi. Di polpette avvelenate, con la stabilità politica e il governicchio che abbiamo, ne arriveranno a iosa. Quelli come Macron, l’odore del sangue lo sentono fin troppo bene.

E allora forse andrebbe detto, che questa spirale di acquiescenza, demagogia, ipocrisia e subalternità potremmo provare a interromperla solo se avessimo un governo forte e una maggioranza solida e certa dall’inizio alla fine della legislatura. Se non dovessimo, a ogni giro di giostra, affidarci a tecnici e riserve della repubblica. Se non dovessimo fare i conti con gli appetiti e i capricci di piccoli partiti che hanno un grande potere d’interdizione. Se non fossimo, in ultima istanza, così intimoriti dall’idea stessa di governabilità del Paese. Dovremo, invece. Se ieri è l’antipasto di quel che ci toccherà per i prossimi anni, buona fortuna, Italia.

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