Renzi e Berlusconi, ascoltate Mattarella: o si fa la legge elettorale subito o l’Italia finisce male

ll richiamo del Presidente della Repubblica, duro come non lo è mai stato, deve necessariamente essere raccolto dai due leader. Altrimenti, a continuare a tenere il cerino in mano, si rischia di consegnare il Paese a una crisi politica senza precedenti (e senza fine)

MATTARELLA

JUAN MABROMATA / AFP

27 Luglio Lug 2017 0845 27 luglio 2017 27 Luglio 2017 - 08:45

Diciamo subito che il Presidente della Repubblica ha ragione.
Ce l'ha quando ricorda che la cosa giusta è votare alla scadenza naturale della legislatura dopo aver approvato una saggia ed equilibrata legge di bilancio. E, se possibile, ha ragione ancor di più quando lamenta la mancanza di uno straccio d'intesa sulla legge elettorale, usando queste parole: «Esprimo rammarico per il dissolversi della prospettiva di un metodo parlamentare di larghe intese sulle regole che devono valere per tutti. Vi è ancora la possibilità di intervenire, non aggiungo altro perchè (la materia, ndr) è all'attenzione del Parlamento».

Sono mesi che la Corte Costituzionale si è espressa sulla legge elettorale, ma alle Camere nessun accordo è in vista, per il semplice fatto che ognuno vuole la legge che più gli aggrada. Tra proporzionale, uninominale, premi variabili alle coalizioni o ai partiti tutti giocano con la tattica del cerino in mano, in un balletto abbastanza miserabile. Questo spettacolo però è la prova provata di una classe dirigente non all'altezza della sfida, immalinconita nelle difese corporative (mai visto in questa legislatura un pienone come oggi alla Camera per il voto sui vitalizi).

Vi sono però due persone che debbono avere nelle prossime settimane un sussulto di dignità.
La prima è Matteo Renzi, in quanto leader del più importante partito italiano è titolare dei gruppi parlamentari più numerosi (nonché primo ministro per mille giorni).
La seconda è Silvio Berlusconi, "decano" della politica italiana e Presidente del Consiglio per un numero di anni che non ha eguali nella storia della Repubblica.

Tra proporzionale, uninominale, premi variabili alle coalizioni o ai partiti tutti giocano con la tattica del cerino in mano, in un balletto abbastanza miserabile

Loro due, tra passato e presente, strategie e ambizioni, debbono mostrarsi all'altezza di un accordo sulla legge elettorale degno di tale nome, capaci di darci un sistema decente, in grado di eleggere un Parlamento in cui poi si dovrà trovare una maggioranza (e non sarà facile).

In verità anche Salvini e Grillo dovrebbero mostrare una faccia nuova, quella degli uomini delle istituzioni. I vasti consensi di cui godono impongono anche a loro di saper scegliere l'interesse generale in vece di quello particolare, pena il fatto che la loro trasformazione da leader di protesta in leader di governo diventerà una chimera.

Non sappiamo se avverrà, anche se lo vorremmo tanto. Sappiamo però che il Capo del Stato non deve arretrare di un millimetro su questo punto. Anche a costo di perdere un pizzico di garbo ed eleganza.
Mettiamola così, caro Presidente: se a settembre la sentiremo alzare la voce non saremo dispiaciuti.

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