Nessuno si fida più dell’Italia (e fanno bene)

Dal caso Stx - Fincantieri sino ai militari al Brennero, la diffidenza nei confronti del Belpaese è tornata alle stelle. E, spiace dirlo, è una sfiducia che ha solide basi, dall'instabilità politica alla fine del Quantitative Easing, sino alla gestione dell’emergenza migratoria

Macron Merkel Gentiloni

Tiziana FABI / AFP

Tiziana FABI / AFP

28 Luglio Lug 2017 0927 28 luglio 2017 28 Luglio 2017 - 09:27

I francesi che nazionalizzano Stx pur di non darla all’italiana Fincantieri. Gli austriaci che minacciano di schierare i carri armati al Brennero per bloccare il paventato afflusso di migranti dall’Italia. E ancora, lo “sguardo diffidente” dei mercati - così l’ha definito il Wall Street Journal - sul debito pubblico italiano e sulle sue poste di bilancio. E un filo rosso, che unisce queste tre vicende, all’apparenza sconnesse tra loro: la diffidenza ormai endemica verso l’Italia.

Non che non ci fossimo abituati, sia chiaro. Semplicemente credevamo di averla superata, questa sfiducia, quando nel 2011 avevamo accompagnato Berlusconi alla porta. E sarà forse la sua ricomparsa sulla scena, sarà come dice giustamente Claudio Cerasa sul Foglio, che spaventa la prospettiva che presto ci possa essere “un Di Maio al posto di un Gentiloni” a dettare i tempi della politica industriale italiana, o che, semplicemente, non si capisce chi governerà e come lo farà, oggi il futuro del Belpaese appare all’estero in tutta la sua imponderabilità.

Oltralpe guardano il calendario. E sanno bene che tra poco finirà il Quantitative Easing che ha drogato gli acquisti di debito pubblico italiano e lo spread tra Btp e Bund ricomincerà a crescere. Sanno anche che la prossima disgraziata legislatura tricolore sarà quella che dovrà sopportare pure il peso dell’uscita di Draghi dall’ufficio di presidenza della Bce. E hanno capito benissimo che l’Italia senza governo e coi mercati in fibrillazione userà la bomba sociale dei migranti come arma di ricatto

C’è, insomma, un rischio politico enorme. Difficile fidarsi di un Paese che secondo tutti i sondaggi nella primavera del 2018 cesserà di avere una maggioranza parlamentare (e quindi un governo). Ancora di più se è vero che il Movimento Cinque Stelle sta per sbancare alle elezioni regionali siciliane, prendendo slancio per un exploit clamoroso alla Politiche, analogo a quello del 2013, se non peggio. Ancora di più, se si pensa alla guerra civile dentro la galassia di centro sinistra e nel Pd, dove i retroscena più carini, vogliono mezzo partito pronto alla sconfitta del 2018, per giubilare Renzi, ridefinire i rapporti di forza interni e prendersi la rivincita (auguri!) nel 2019.

E se la politica italiana balla sul ponte del Titanic, persa nella sua autoreferenzialità, Oltralpe guardano il calendario. E sanno bene che tra poco finirà il Quantitative Easing che ha drogato gli acquisti di debito pubblico italiano e lo spread tra Btp e Bund ricomincerà a crescere. Sanno bene, pure, che senza maggioranze stabili ogni promessa di contenimento della spesa o di riduzione del debito è scritta sulla sabbia. E sanno anche che la prossima disgraziata legislatura tricolore - se mai arriverà a durare più di due anni - sarà quella che dovrà sopportare pure il peso dell’uscita di Draghi dall’ufficio di presidenza della Bce.

All’estero sanno fare uno più uno, per nostra sfortuna. E hanno capito benissimo - forse pure prima di noi - che l’Italia senza governo e coi mercati in fibrillazione userà la bomba sociale dei migranti come arma di ricatto. Non saremmo i primi a farlo, del resto, e la sopravvivenza politica di Erdogan è la prova che il ricatto funziona. Ecco allora spiegato perché le minacce (preventive) dei carri armati al Brennero. Ecco perché tanta sollecitudine, da parte francese, di risolvere la questione libica. Ecco perché il Trattato di Dublino non si tocca. Difficile biasimarli: voi vi fidereste, non foste italiani?

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