Bonino e Calenda battezzano Forza Europa, il movimento degli europeisti radicali

Si batte contro i sovranisti, ma anche l'europeismo tiepido di Pd e Forza Italia. Il movimento guidato dall'ex radicale Della Vedova punta a occupare lo spazio (libero) dell’europeismo militante. Missione impossibile, in un Paese euroscettico come l’Italia?

Forza Europa
31 Luglio Lug 2017 1424 31 luglio 2017 31 Luglio 2017 - 14:24

Qual è la forza dell’Europa nel panorama politico italiano? È l’interrogativo che segue la presentazione di “Forza Europa”, nuovo soggetto politico lanciato sabato dal Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, alla presenza di leader carismatici come Carlo Calenda ed Emma Bonino, politici come Andrea Mazziotti, Marco Cappato e Riccardo Magi e un bouquet - come si dice oggi -, di società civile di pregio come il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli, i giornalisti Flavia Perina, Piercamillo Falasca e Carmelo Palma, i rappresentanti di Federalisti Europei, Alde, Stand Up for Europe e Comitato Ventotene -, tale da poter far essere ottimisti i sostenitori del federalismo europeo nostrano. Ma quale appeal può concretamente avere un movimento del genere in un Paese - come nota Carmelo Palma di Strade -, dove le forze euroscettiche o anti Ue hanno la maggioranza?
La sfida sarà capire, dunque, se un movimento filo europeista, e che anela e rilancia anche l’idea di presentare liste transnazionali, per scardinare le logiche nazionali che bloccano il sogno europeo, vedasi l’involuzione nazionalista di Macron, abbia realisticamente spazio oggi in Italia.

La scommessa di Benedetto Della Vedova è affascinante. Mettere insieme società civile, pezzi di radicali e liberali per sostenere “un’Italia europea”: un’Italia seria e responsabile, per pesare di più in Europa, perché solo all’interno della Ue possiamo portare avanti gli interessi dell’economia italiana, che ha bisogno di mercati globali, soprattutto in presenza di una asfittica domanda interna. Il Made in Italy è globale ante litteram - chiosa il Sottosegretario - altrimenti si sarebbe chiamato “fabbricato in Italia”. Solo un’Italia globale, che faccia le riforme, le liberalizzazioni dei settori chiusi della nostra economia, che rompa caste, ordini e corporazioni, per accettare le sfide della modernità, può farcela “per fermare il declino” (verrebbe voglia di dire, in virtù della vicinanza di questo movimento con “Fare”). Per Della Vedova, Salvini e Di Maio hanno torto marcio ed è giunto il momento di dirlo senza tentennamenti. Il futuro dell’Italia è in Europa, in caso contrario saremo condannati all’irrilevanza, altro che patriottismo.

La sfida è, dunque, rendere Forza Europa il bastione senza se e senza ma dell’europeismo, occupare lo spazio creato dal diffondersi di sovranisti ed euroscettici di destra e di sinistra, erodere voti alle forze europeiste di centro-destra e di centro-sinistra, Forza Italia e Partito democratico che, subalterni alle estreme, con il loro europeismo critico, potrebbero lasciare voti per strada

La sfida è, dunque, rendere Forza Europa il bastione senza se e senza ma dell’europeismo, occupare lo spazio creato dal diffondersi di sovranisti ed euroscettici di destra e di sinistra, erodere voti alle forze europeiste di centro-destra e di centro-sinistra, Forza Italia e Partito democratico che, subalterni alle estreme, con il loro europeismo critico, potrebbero lasciare voti per strada. Lo spazio di Forza Europa, come ha detto Falasca, è prodotto dal fatto che le prossime elezioni potrebbero essere fra chi vuole “un po’ di debito pubblico e molto debito pubblico”.

Forza Europa, che punta sulla responsabilità fiscale ed equità intergenerazionale - non scaricare sui cittadini di domani la cattiva spesa elettorale dei politici di oggi -, potrebbe dunque giocarsi una partita vincente. Il tutto dipende da alcune variabili. In primis, dalle personalità che, concretamente, ci “metteranno la faccia”, per trainare questo progetto; leader come Emma Bonino e Carlo Calenda, capaci di spostare voti ma, forse, allettati più dalla possibilità di giocare il ruolo delle “riserve della Repubblica” che di candidarsi. E se tutti fanno le riserve, chi gioca la partita? C’è anche, realisticamente, da verificare se questo storytelling europeista - tessuto sulla narrazione di una Italia finalmente moderna, contro le derive illiberali, luddiste e antiscientifiche di una serie di partiti che, da destra a sinistra, vivono sulla mitologia del “piccolo mondo antico” - riesca a moltiplicare il peso elettorale di una compagine essenzialmente liberista. Il liberismo, in Italia, non ha mai spostato grandi consensi e, proprio in tempo di crisi, gli elettori cercano ancora di più protezioni e misure lenitive rispetto alla “distruzione creatrice dei mercati”. Sicuramente Forza Europa ha una forte identità ed una idea guida che, avendo il pregio della chiarezza, potrebbe sedurre un elettorato confuso da posizioni politiche ambigue o deboli.

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