Il vero nemico non è il fallimento, ma la paura di fallire

Pochi traguardi sono stati ottenuti senza cadute e fallimenti, ed è qui che noi (italiani) sbagliamo: fallire è normale non è un disonore.

Baggio Rigore

OMAR TORRES / AFP

31 Luglio Lug 2017 1214 31 luglio 2017 31 Luglio 2017 - 12:14
Tendenze Online

In altre società, altre culture ed economie fallire non è considerato un dramma e raramente porta con sé conseguenze catastrofiche, come invece spesso succede qui da noi, in Italia. Per noi, infatti, “fallire è un po’ come morire”, tanto che anche quando questo avviene senza portare con sé pesanti strascichi di tipo economico legale, si fa di tutto per insabbiare il più possibile la cosa e per far sparire qualsiasi riferimento a questo disonore, che si tratti di un evento andato male o di una qualsiasi iniziativa o attività che non è andata nel verso giusto.

«Per noi, infatti, “fallire è un po’ come morire”, tanto che anche quando questo avviene senza portare con sé pesanti strascichi di tipo economico legale, si fa di tutto per insabbiare il più possibile la cosa e per far sparire qualsiasi riferimento a questo disonore»

Ovviamente quando di mezzo c’è un’impresa, dei dipendenti, dei fornitori e dei debiti cui far fronte non è per niente semplice mettere tutto sotto traccia, ma la verità è che questo è, in ogni caso, l’atteggiamento più sbagliato che si possa tenere. No, il fallimento non è il peggiore degli incubi, ma una delle infinite possibilità che ci troviamo davanti, ogni volta che facciamo qualcosa. “Chi non fa non falla”, recita un vecchio adagio, ma il problema è che non esistono soltanto le opzioni più estreme, fallimento e successo, ma moltissime altre gradazioni e tinte, cui il nostro atteggiamento radicale non riesce a dare senso e dignità.

Non c’è solo farcela o soccombere, nella vita come nel lavoro. Un Paese di tifosi come il nostro, tuttavia, riesce a gestire solamente due sole condizioni: vittoria e sconfitta, bene o male, positivo o negativo. “Hai fallito, non vali nulla” sembra l’unico punto di vista possibile, ma questa impostazione nasconde un’incapacità cronica di valutare le cose per quello che sono e per quello che portano con sé, oltre che per le loro conseguenze.

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