Popolare di Vicenza, Visco sapeva tutto? Nel dubbio, la politica dorme

L’ex vicedirettore generale di PopVi: il governatore di Bankitalia era al corrente delle operazioni baciate dal 2012. Lo scrive il Fatto, nessuno dice nulla. Un Paese serio chiederebbe il conto a chi ancora oggi vigila sulle banche. Un Paese cazzaro si accapiglia sui vitalizi degli ex parlamentari

Ignazio Visco

THIERRY MONASSE / AFP

THIERRY MONASSE / AFP

31 Luglio Lug 2017 0733 31 luglio 2017 31 Luglio 2017 - 07:33
WebSim News

Evidentemente tutti sanno già tutto. Solo così si può spiegare come una notizia bomba come quella data da Carlo Di Foggia sul Fatto Quotidiano di domenica 30 luglio possa passare tanto inosservata. Parliamo del fatto che secondo Paolo Marin, ex vicedirettore di Banca Popolare di Vicenza, la Banca d’Italia fosse a conoscenza, già nel 2012, delle operazioni “baciate” dell’istituto veneto.

Evidentemente tutti sanno già tutto, dicevamo, visto la notizia non viene ripresa da nessun altro quotidiano, né dalla rassegna stampa della Camera dei Deputati. Persino lo stesso Fatto Quotidiano decide che una simile testimonianza non valga la pena di un richiamo in prima pagina.

Strano. Perché in teoria qualcosa da dire ci sarebbe. Ci sarebbe da ricordare cosa fossero le operazioni baciate, ad esempio, fidi o prestiti più vantaggiosi in cambio di azioni o obbligazioni subordinate di una banca non quotata. A persone fisiche o imprese che spesso, ça va sans dire, quei soldi non avrebbero potuto averli. Ci sarebbe da ricordare pure che buona parte dei nove miliardi di sofferenze complessivi accumulati dalle due banche nordestine - pure Venetobanca faceva lo stesso giochino, a causa del quale l’amministratore delegato Vincenzo Consoli è finito in manette - sono figli di questa ricattatoria concessione di linee di credito. O ancora che grazie a queste operazioni il valore di un’azione di Banca Popolare di Vicenza - istituto non quotato! - era arrivata a crescere da 16 a 62 euro (oggi valgono 9 euro di indennizzo, per la cronaca), senza che nessuno o quasi - onore al merito a chi come l’avvocato Massimo Malvestito aveva avuto il coraggio e la lucidità per denunciare tutto già nel 2012 col suo libro Mala gestio - avesse nulla da eccepire.

E ci sarebbe pure da ricordare che per i territori in cui le due banche operavano la beffa è stata doppia, anzi tripla: in un battito di ciglia si sono ritrovati senza linee di credito, con le casseforti piene di azioni e obbligazioni subordinate che valevano carta straccia e con l’incubo pendente che quei loro crediti in sofferenza siano ceduti ad avvoltoi pronti a prendersi le garanzie reali di quei fidi e di quei prestiti - leggi: case e capannoni - a prezzi di saldo. Se l’Italia è in vendita, il Veneto rischia di essere l’outlet, tanto per essere chiari

E ci sarebbe pure da ricordare che per i territori in cui le due banche operavano la beffa è stata doppia, anzi tripla: in un battito di ciglia si sono ritrovati senza linee di credito, con le casseforti piene di azioni e obbligazioni subordinate che valevano carta straccia e con l’incubo pendente che quei loro crediti in sofferenza siano ceduti ad avvoltoi pronti a prendersi le garanzie reali di quei fidi e di quei prestiti - leggi: case e capannoni - a prezzi di saldo. Se l’Italia è in vendita, il Veneto rischia di essere l’outlet, tanto per essere chiari.

Domanda: cosa ne pensano di queste affermazioni il governatore di Bankitalia Ignazio Visco il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo, che hanno sempre detto di aver scoperto le operazioni baciate di Banca Popolare di Vicenza solo il 26 febbraio del 2015, nell’ambito dell’ispezione congiunta insieme alla Banca Centrale Europea? E che ne pensano dell’ispezione Consob, eseguita tra marzo 2015 e febbraio 2016 che, sempre stando alle fonti del Fatto Quotidiano, conferma quanto detto da Marin, cioé che le operazioni baciate andavano avanti dal 2009 e che in PopVi lo sapevano tutti “i funzionari operativi”?

Di fronte a un’accusa tanto grave, un Governo serio, un Parlamento serio, una politica seria, un sistema dell’informazione serio, un Paese serio chiederebbero a chi governa il sistema bancario italiano e a chi vigila su di esso di smentire con forza queste accuse. E nel caso Visco e Barbagallo non fossero in grado di farlo, ne chiederebbero con altrettanta forza le dimissioni, con la stessa veemenza, perlomeno, con cui si accapigliano sui vitalizi degli ex parlamentari. Non fosse altro per il fatto che abbiamo pagato 5 miliardi a Intesa San Paolo per prendersi il frutto disastrato della mala gestione di quelle banche. Evidentemente non siamo seri. E questa, spiacenti, non è una notizia.

Potrebbe interessarti anche