SocialDemocratici

Momentum non basta: a Corbyn serve un piano post-Brexit per rimanere (politicamente) in vita

Il leader laburista ha riportato entusiasmo e coinvolgimento politico, ma lo spettro del post-Brexit è ancora vivo e per sconfiggerlo serve un piano forte e strutturato (che ora non c'è)

Corbyn

PAUL ELLIS / AFP

1 Agosto Ago 2017 0820 01 agosto 2017 1 Agosto 2017 - 08:20

I temi che la politica è chiamata ad affrontare non sono solo complessi ma sono anche destinati a produrre effetti prolungati nel tempo. I partiti e tutti i soggetti coinvolti però accanto all’elaborazione di soluzioni credibili, devono provare a scardinare la disaffezione e lo scetticismo degli elettori. Ecco quindi che programmi politici efficaci e modalità di coinvolgimento reale diventano due elementi imprescindibili. Difettare sotto un aspetto può vanificare gli sforzi fatti per eccellere nell’altro. Esemplificativo è il caso del Labour Party. Con la guida di Jeremy Corbyn il partito ha definitivamente archiviato la terza via di blairiana memoria e il poco entusiastico sostegno dei parlamentari laburisti - per usare un eufemismo- nei confronti del proprio leader è stato compensato dalla crescente popolarità di quest’ultimo tra gli elettori. Il risultato del Labour alle ultime elezioni non era pronosticabile, almeno stando ai sondaggi, ed è stato spinto proprio da militanti e attivisti messi in moto da Momentum. Emma Rees, la sua organizzatrice nazionale, sul Financial Times dello scorso 22 luglio ha rivendicato con orgoglio il lavoro fatto, ricordando che addirittura l’attuale responsabile dell’ambiente Michael Gove ha ammesso che i Conservatori possono imparare da loro e che l’esperto Lynton Crosby ingaggiato dai Tories anche nell’ultimo appuntamento alle urne, ha ammesso l’influenza esercitata da Momentum. L’organizzazione che ha portato Corbyn alla guida del Labour Party e che ora sostiene il partito stesso, combina attivismo online e partecipazione offline. Sotto il primo aspetto, pochi giorni fa è stato lanciato il Momentum’s Digital Network che mette in collegamento sviluppatori, ingegneri e tutte le figure che operano sulla rete per migliorare l’infrastruttura digitale. Ampio rilievo è dato però anche alla componente umana, al porta a porta, al volantinaggio, all’attivismo vecchia maniera. Non a caso i volontari vengono coinvolti e letteralmente formati anche con l’aiuto di coloro che hanno partecipato alla campagna per Bernie Sanders. La Rees ha affermato: «Noi sappiamo che se insegniamo ai nostri attivisti a formare essi stessi altre persone, possiamo raggiungerne migliaia in più. Questo approccio è al centro di quello che fa Momentum. Se tu costruisci un’appartenenza di massa e conferisci ai tuoi membri le competenze necessarie per gestire campagne di successo, non ci sono limiti a ciò che puoi raggiungere.” Il Labour sembra quindi davvero un partito “for the many” capace di prestare ascolto a chi per disinteresse o senso di smarrimento aveva preso le distanze dalla politica.

«Se tu costruisci un’appartenenza di massa e conferisci ai tuoi membri le competenze necessarie per gestire campagne di successo, non ci sono limiti a ciò che puoi raggiungere.” Il Labour sembra quindi davvero un partito “for the many” capace di prestare ascolto a chi per disinteresse o senso di smarrimento aveva preso le distanze dalla politica»

Una volta che l’attenzione di potenziali elettori è stata catturata e che si è ravvivato un seppur flebile segnale di entusiasmo, bisogna però offrire argomenti e soprattutto una visione sufficientemente definita sulle grandi questioni all’ordine del giorno. Sta avvenendo sui negoziati della brexit? No. La campagna pro remain dello scorso anno è stata a dir poco timida e ora si aggiunge il tema del mercato comune europeo. Continuare ad aderirvi comporta una serie di vantaggi ma non permette il controllo della circolazione dei lavoratori e delle frontiere, argomento forte dei sostenitori del leave. Il governo conservatore ha proposto l’hard brexit e quindi la decisione di tagliare tutti i ponti con l’Unione Europea e continua a sostenerlo anche dopo i risultati poco entusiasmanti delle elezioni dello scorso 8 giugno. Ma in cosa si differenziano i laburisti dai Tories su questo punto? Corbyn ha dichiarato pochi giorni fa alla BBC che un governo laburista lascerebbe anche il mercato comune europeo dal momento che dipende dall’appartenenza all’Unione Europea ma cercherebbe accordi commerciali vantaggiosi e regole in grado di gestire il movimento dei lavoratori. ChukaUmunna che sul punto dissente dal suo leader, su Twitter ha ricordato che ci sono Stati che pur non facendo parte dell’Ue, partecipano all’unione doganale e al mercato comune. Come molti hanno ricordato, non era possibile prevedere del tutto le conseguenze della vittoria del leave al referendum e gli stessi elettori non potevano immaginare le difficili decisioni che la politica britannica è chiamata a prendere ora, decisioni che condizioneranno il futuro del proprio Paese. Allo stesso tempo però vedono un partito, il Labour diviso sul punto. Nessuna campagna elettorale sarà sufficientemente efficace se la posizione di una formazione politica non è chiara su un tema cruciale come questo. Quanto dichiarato da Corbyn sulla Brexit che effetto avrà sul mercato del lavoro e in generale sulle condizioni dei lavoratori che proprio il Labour, più di ogni altro partito, dovrebbe tutelare? Il coinvolgimento delle persone quindi rischia di essere vanificato se dall’altra parte non viene definito cosa differenzia la propria proposta da quella degli avversari politici.

Potrebbe interessarti anche