Sei giovane e laureato? Lascia ogni speranza: le aziende non ti vogliono

In tutto il Paese i laureati oggi fanno fatica a trovare lavoro, e l'opportunità migliore per garantire un futuro sono le aziende, che devono cominciare a dare spazio ai giovani laureati: essenziali per far ripartire il paese

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MARTIN BUREAU / AFP

1 Agosto Ago 2017 0820 01 agosto 2017 1 Agosto 2017 - 08:20

Siamo il Paese con meno laureati in Europa. Poco più di un quarto dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha intrapreso e completato l’università. Proprio per questo ci si è stupiti quando è emerso che proprio i laureati italiani sono tra quelli nella UE con minore occupazione. Sembrerebbe una contraddizione: si potrebbe pensare che se così pochi raggiungono la laurea la concorrenza sarà minore.
E invece no, perchè le aziende italiane i laureati non li vogliono. L'Istat si occupa anche della domanda di lavoratori da parte delle imprese, e i dati appaiono inquietanti. Solo il 15,4% dei posti disponibili è per laureati. Si scende al 7,6% nelle aziende sotto i 10 dipendenti, ma anche in quelle grandi (oltre i 50 addetti) non si raggiunge che il 21,5%, comunque al di sotto la quota di laureati presente tra i giovani.

Dati Istat

Anzi, persino nelle grandi realtà coloro che non hanno nessuna formazione specifica sono più richiesti dei laureati. Si tratta di statistiche, e non sono mutate molto negli anni. Con la ripresa dell’occupazione tra il 2013 e il 2015 c’è stata una piccola riduzione (dal 15,9% al 15,4%) della domanda di laureati, in particolar modo nella piccola impresa, dove sono diventate decisamente più importanti le richieste di personale qualificato, che abbia seguito corsi professionali.

Dati Istat

Appare evidente che si tratta di una ripresa fondata su due fronti. Da un lato in un mondo dei servizi, spesso a poco valore aggiunto (ristorazione, logistica, ecc), e dall’altro in alcuni settori molto elevati quanto a contenuto tecnologico, solitamente rivolti a settori come l’export, che a livello assoluto non occupano moltissimi lavoratori.

Nello specifico sono gli ambiti dei servizi informatici, di quelli finanziari, chiaramente dell’istruzione e in generale i servizi avanzati di supporto alle imprese, quelli che richiedono che la metà (o quasi) dei propri assunti abbiano una laurea. Non succede altrove: nell’industria del turismo e della ristorazione, in grande espansione, solo l’1,1% delle richieste è rivolta a laureati, meno che nelle costruzioni. E anche nei servizi di trasporto e quelli culturali si rimane sotto il 10%.

Dati Istat

«Appare evidente che si tratta di una ripresa fondata su due fronti. Da un lato in un mondo dei servizi, spesso a poco valore aggiunto (ristorazione, logistica, ecc), e dall’altro in alcuni settori molto elevati quanto a contenuto tecnologico, solitamente rivolti a settori come l’export, che a livello assoluto non occupano moltissimi lavoratori »

Nell’industria, tra i settori in cui sono richiesti più laureati, vi è quello della fabbricazione di macchinari e mezzi di trasporto, ma tra il 2013 e il 2015 non si è verificata una crescita di questo tipo di domanda, al contrario di quanto accaduto nei servizi informatici.

Dati Istat

C’è tuttavia un segno di speranza: tra i 30 settori elencati dall’ISTAT, quelli in cui c’è la maggiore crescita di nuovi posti di lavoro negli anni, vi sono proprio quelli in cui la proporzione di laureati tra i lavoratori richiesti è vicino o oltre il 50%, appunto informatica, istruzione, consulenza.

C’è un grande bisogno che questa crescita prosegua, perché questi sono ambiti che ancora occupano relativamente pochi addetti, e perché la poca domanda di laureati è una malattia che colpisce le imprese di tutta Italia, e appare un fatto strutturale se la differenza tra Nord e Sud è in fondo così ridotta come ci dice l’ISTAT. Al Nord Est la laurea, infatti, è meno gradita che al centro, e la differenza rispetto al Sud è di pochi punti. Persino al Nord Ovest, nonostante la presenza di Milano, capitale italiana dei servizi avanzati, nel 2015 non si raggiungeva il 20% di laureati tra gli addetti richiesti.

Dati Istat

Se anche al Nord i pochi giovani che terminano l’università sanno in partenza che non tutti saranno richiesti dalle imprese, non ci si dovrà stupire delle frasi fatte come “ci sono troppi laureati”, frutto dell’inversione, così tipica in Italia, tra causa ed effetto di un problema.

Abbiamo bisogno non di meno laureati, ma di più posti per loro, nei settori emergenti, di più grandi aziende, quelle che assumono chi ha completato un corso universitario. Un ultimo segno di speranza può essere la crescita di nuovi addetti, proprio nelle imprese con più di 50 dipendenti. Se nel 2012 di fatto erano pari a quelli richiesti nelle aziende sotto i 10 dipendenti, nel 2015 erano 60 mila in più. Stiamo lentamente avvicinandoci all’Europa?

Dati Istat

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