Il disastro dei Cinque Stelle a Roma è la tomba del Partito del Pensiero Magico (si spera)

Non c’è esempio migliore dei guai di Virginia Raggi per raccontare i danni della faciloneria, del velleitarismo e del dilettantismo in politica. In un Paese normale. E invece in Italia le bacchette magiche tintinnano come non mai

Virginia Raggi

Alberto PIZZOLI / AFP

Alberto PIZZOLI / AFP

2 Agosto Ago 2017 0841 02 agosto 2017 2 Agosto 2017 - 08:41

La negazione della complessità dei problemi. La soluzione semplice e a portata di mano. Il buonsenso dei cittadini comuni al potere contro i “professoroni” e i professionisti della politica. L’inesperienza e l’impoliticità come nota di merito in curriculum. L’onestà che basta a far funzionare le cose. L’atto simbolico che basta per risolvere i problemi reali.

Se volessimo tracciare un manifesto del Partito del Pensiero Magico, movimento d’opinione più trasversale di quanto si pensi, questi sarebbero i suoi cardini ideologici. Nel corso degli ultimi vent’anni li abbiamo visti declinati in ogni campo della politica italiana. E abbiamo visto ogni forza politica, anche la più grigia e seria e responsabile, affannarsi alla ricerca di una panacea per risolvere, con un colpo di bacchetta magica, tutti i problemi che tormentano l’Italia. L’economia arranca? Usciamo dall’Euro. I migranti sbarcano? Aiutiamoli a casa loro. La povertà avanza? Diamo un reddito di cittadinanza a tutti gli italiani, nessuno escluso. La Ka$ta fa schifo? Facciamola scegliere e giudicare dai cittadini, sulla Rete.

Sono solo quattro esempi di applicazione del pensiero magico alla politica, ma se ne possono trovare a dozzine, nelle sparate e nei programmi di ogni forza politica, chi più chi meno. Perché il pensiero magico funziona benissimo, in campagna elettorale: si titola meglio sui giornali, nega ogni sacrificio, non prevede controindicazioni. Soprattutto, finora, nessuno ha mai dovuto calare le proprie panacee nel sangue e nella merda del mondo reale.

Nessuno tranne Virginia Raggi. Che ha avuto la sfortuna - ma ognuno è artefice del proprio destino, anche chi è sotto contratto con la Casaleggio Associati - di dover roteare la sua bacchetta magica nell’agone più difficile che c’è in Italia, di dover mostrare i Roma che l’avevano eletta a sindaco con una specie di plebiscito che non c’era trucco né inganno. Che sarebbe bastata un po’ di onestà e un po’ di inesperienza a far cambiare il vento, signori.

In un Paese normale Roma sarebbe la tomba del Partito del Pensiero Magico, un caso da studiare a scuola per raccontare quanto il velleitarismo, la faciloneria e il dilettantismo facciano più danni della grandine. In un Paese normale. Perché ovunque in Italia - dalla Lombardia e dal Veneto dei finti referendum sull’autonomia allo “smonteremo la Sicilia” del candidato Cinque Stelle alle prossime regionali dell’isola, sino alle promesse di spezzare le reni all’Europa e di dare mille euro alle casalinghe di Renzi e Berlusconi - è un tintinnare di bacchette magiche, come non s’è mai sentito

La storia la conosciamo, purtroppo. E in poco più di un anno è arduo anche solo ricordarsi tutti i disastri. Ci limitiamo ad osservare il balletto di nomine, dimissioni, rimpasti di giunta che va avanti ininterrottamente dal giorno dell’insediamento della Sindaca. A constatare impietosi la lotta di potere tra i “quattro amici al bar” della Raggi e i big del Movimento Cinque Stelle prima, e quella tra “i milanesi” come Colomban e Rota, catapultati a Roma dalla Casaleggio e Associati contro “i romani”, primo fra tutti l’assessore al bilancio Andrea Mazzillo, che ha rinunciato alle deleghe su patrimonio e politiche abitative perché - testuale - ha «appreso attraverso una chat, dell’intenzione della sindaca di nominare altri due assessori», con buona pace della democrazia diretta e della trasparenza totale.

Fosse solo un problema di guerre intestine all’amministrazione: per una compiuta analisi di quel che non è stato fatto in dodici mesi abbondanti, dagli ambulanti al verde pubblico, dalla monnezza alla manutenzione delle strade, dall’Atac all’Ama, vi rimandiamo ai 24 punti del disastro Raggi stilato da “Roma fa schifo”, blog molto seguito nella Capitale che peraltro, solo un anno prima, diede indicazione di votare Virginia Raggi alle elezioni amministrative.

Sic transit gloria mundi? Insomma. In un Paese normale Roma sarebbe la tomba del Partito del Pensiero Magico, un caso da studiare a scuola per raccontare quanto il velleitarismo, la faciloneria e il dilettantismo facciano più danni della grandine. In un Paese normale. Perché ovunque in Italia - dalla Lombardia e dal Veneto dei finti referendum sull’autonomia allo “smonteremo la Sicilia” del candidato Cinque Stelle alle prossime regionali dell’isola, sino alle promesse di spezzare le reni all’Europa e di dare mille euro alle casalinghe di Renzi e Berlusconi - è un tintinnare di bacchette magiche, come non s’è mai sentito.

Chissà, forse bisognerà aspettare che tutto si riveli per quel che è - tre palle un soldo - per capire finalmente che l’unica politica possibile è fatta di soluzioni complesse a problemi complessi, che ogni soluzione passa da sacrifici e mediazioni, che le scorciatoie esistono solo nelle favole (ed è il lupo a suggerirle), che la competenza è ciò che caratterizza una classe dirigente dal resto del mondo, che l’onestà è condizione necessaria, ma non sufficiente per amministrare, che élite non è una parolaccia. Forse. Fino al prossimo Sim Sala Bim, perlomeno.

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