Il paradosso africano: pochissime automobili ma tantissimi incidenti. Perché?

Nonostante ci sia solo il 2% del parco auto mondiale, si registra il 24% delle vittime del 2016. Colpa di regole scarse, guidatori incapaci, veicoli vecchi, alcol e corruzione. Meglio l’aereo

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ISSOUF SANOGO / AFP

2 Agosto Ago 2017 0818 02 agosto 2017 2 Agosto 2017 - 08:18

Le strade africane? Le più pericolose del mondo. Lo dice uno studio dell’Oms: nonostante nel continente nero ci sia solo il 2% del parco automobilistico mondiale, il 24% delle vittime del 2016 provengono tutte da lì.

Al primo posto di questa triste classifica c’è la Libia, che supera in termini assoluti anche Venezuela e Thailandia. Poi sono solo Paesi africani: Malawi, Liberia, Congo, Tanzania e Repubblica Centrafricana. Segue il Rwanda, poi una breve parentesi mediorientale – fa capolino l’Iran – e ancora Mozambico, Burundi, Togo, Sao Tomé e Burkina Faso.

Tutta colpa, spiega l’Oms, di vari fattori: regole troppo leggere e mai fatte rispettare, guidatori indisciplinati, qualità aberrante delle strade e delle automobili (spesso sono modelli vecchissimi),e un numero molto alto di pedoni per strada – maggiore rispetto al resto del mondo. Tutte queste cose contribuiscono a rendere l’Africa l’inferno degli automobilisti.

Del resto, fanno notare diversi studi, nemmeno i governi dei Paesi sono molto preoccupati di ciò che succede nelle strade. In Nigeria, Egitto, Etiopia, Tanzania, Camerun, Marocco e Tunisia, per esempio, non indossare la cintura non è considerato passibile di multa. E poi, anche volendo, non ci sarebbero le risorse per fare rispettare la regola, dal momento che, tutt’intorno, ci sono altri problemi.

È una questione, oltre che di mezzi, anche di disciplina. Il Senegal, per esempio, ogni anno vede morire 500 persone per incidenti. La qualità delle strade, però, è anche buona (sono state rinnovate da Abdoulaye Wade). Sono i conducenti il vero problema, e la loro incapacità di guidare in modo sicuro (celebre in tutta l’Africa).

Un altro motivo è la corruzione dilagante: i poliziotti, anziché controllare che le regole siano rispettate e i mezzi siano sicuri, preferiscono intascare mazzette e lasciare circolare catorci. Uno dei Paesi simbolo di questo problema è il Ruanda, che ha cercato di contrastare la microcorruzione degli agenti con una serie di iniziative del governo. Conta anche il consumo di alcol, che in Sudafrica è una piaga ed è una delle cause principali di incidenti nel Paese.

Insomma, la conclusione è che, se si può scegliere, per spostarsi in Africa – visti anche i progressi delle compagnie aeree, forse la cosa migliore, per chi può permetterselo, è volare. In automobile ci si mette di più e si rischia, davvero, la vita.

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