SocialDemocratici

No, Rousseau non riavvicinerà i cittadini alla politica (con buona pace di Grillo e Casaleggio)

La piattaforma online del Movimento Cinque Stelle (e i suoi prossimi epigoni) non basta per ricostruire comunità politiche. Servono corpi intermedi in grado di rappresentare la complessità della politica. Che è ancora, soprattutto, offline

Rousseau
8 Agosto Ago 2017 1225 08 agosto 2017 8 Agosto 2017 - 12:25
Tendenze Online

Favorire un coinvolgimento sempre maggiore dei cittadini alla vita politica sta diventando un obiettivo essenziale per i partiti alle prese con appuntamenti elettorali che, al di là delle loro naturali scadenze, vengono peraltro prospettati talvolta come imminenti. In attesa del voto diventa quindi rilevante non solo sondare l’umore delle persone e il loro atteggiamento nei confronti delle questioni più dibattute, ma anche ravvivare il loro interesse.
Molti tuttavia hanno sottolineato la fase tribolata che sta attraversando la democrazia rappresentativa. Davanti a risposte che tardano ad arrivare o che non soddisfano le istanze che arrivano dal basso, le reazioni possono essere principalmente due. Può verificarsi un allontanamento, oppure l’adesione a formazioni politiche che propongono di realizzare in sostanza forme di democrazia diretta con l’ambizione di rimettere al centro la volontà popolare eludendo il malcontento. Qualche giorno fa è stata lanciata la nuova piattaforma Rousseau, il sistema operativo del MoVimento 5 Stelle. Sul sito web si legge che ha lo scopo di ampliare la partecipazione ad esempio proponendo una legge, gestendo le componenti elettive, manifestando la propria idea sulle politiche proposte ed esprimendo la propria scelta per le liste elettorali. Rousseau è accessibile anche ai non iscritti che però non possono parteciparlo attivamente.

Iniziative di questo tipo offrono spunti di riflessione di carattere più generale del rapporto tra politica e digitale.

La rete, con il binomio costituito da accessibilità e diffusione capillare, sembra adattarsi alla perfezione all'esigenza di favorire la partecipazione. Può dunque il web riavvicinare le persone alla politica? La risposta istintiva è sì, dal momento che online ognuno può esprimere le proprie opinioni e confrontarle con quelle altrui. Non solo, la rete consente di esercitare anche una sorta di funzione di controllo, perché online è possibile accedere a fonti e documenti, verificare le dichiarazioni dei soggetti politici e monitorarne l’attività. Esprimere le proprie idee ed esercitare una sorta di azione di monitoraggio però non equivale a partecipare in maniera attiva. I vantaggi della rete sono dunque molteplici, tuttavia non poche sono le illusioni.

La politica è per definizione complessa, si tratta di un terreno in cui si incontrano esigenze confliggenti e idee dalle distanze talvolta siderali. Il dibattito pubblico non può ridursi a un sì o un no, a un like o meno, perché presuppone riflessione, confronto, gestione del conflitto e sintesi tra le diverse posizioni. Non è possibile allineare la velocità della rete ai tempi più lunghi, sebbene si spera ragionevoli, della politica

La politica è per definizione complessa, si tratta di un terreno in cui si incontrano esigenze confliggenti e idee dalle distanze talvolta siderali. Il dibattito pubblico non può ridursi a un sì o un no, a un like o meno, perché presuppone riflessione, confronto, gestione del conflitto e sintesi tra le diverse posizioni. Non è possibile allineare la velocità della rete ai tempi più lunghi, sebbene si spera ragionevoli, della politica. La rete permette in astratto di riunire numeri più elevati di soggetti rispetto a una sezione o un circolo. Il confronto tuttavia rischia di essere vanificato dalla tendenza a non interagire con chi la pensa diversamente e da dinamiche come l’hate speech, alimentate dal protagonismo e dalla visibilità offerte dal mezzo digitale. Anche in rete è inoltre necessario coordinare il dialogo, ovvero garantire che i feedback giungano a destinazione e che le opinioni espresse non restino parole a vuoto.

A proposito dei numeri, vi è un altro aspetto da considerare. Alcune piattaforme digitali registrano cifre di utenti considerevoli ma si tratta pur sempre di una minoranza rispetto alla totalità di coloro che votano. In altre parole, se si ascoltasse solo ciò che emerge dalla rete, si correrebbe il rischio di dar peso solo a una parte dell’opinione pubblica, magari quella più arrabbiata, o meglio organizzata online. Per restare invece ancora sul piano del controllo reso possibile dal web, chi garantisce l’affidabilità delle informazioni trovate? È facile reperire documenti e pubblicazioni ufficiali e accessibili agli utenti ma pensiamo alle altre nozioni, quelle in base alle quali ciascuno di noi sviluppa opinioni e convinzioni. Fonti attendibili e inattendibili viaggiano con la stessa velocità a discapito del carattere dell’autorevolezza. Una consultazione solo virtuale, senza la possibilità di mettere in discussione ciò che si ipotizza in attesa di cercare ulteriori informazioni, non apporta alcun vantaggio. Combinare digitale e partecipazione politica implica inoltre un nuovo rapporto di diritti-doveri del cittadino, con la necessità che piattaforme e dati siano pubblici e che venga garantita sempre la massima trasparenza. Alla luce di queste considerazioni, è evidente che la rete da sola non basti. Il cittadino oggi è anche un utente che condivide o meno qualcosa e che dice la sua, ma per avere la certezza che la sua parola non resti inascoltata, è necessario il ruolo dei corpi intermedi che facciano da tramite online e soprattutto offline.

Potrebbe interessarti anche