Sicurezza, migranti e tutto il resto: benvenuti nell’estate dell’emergenza percepita

I reati sono diminuiti, gli sbarchi pure, persino gli incidenti e le infrazioni stradali sono in calo. Eppure si continua a parlare di emergenze e allarmi, a far prevalere le percezioni soggettive sui dati oggettivi. Un circolo vizioso che può essere, questo sì, davvero pericoloso

Uomo col fucile

Immagine con licenza Pixabay.com

Immagine con licenza Pixabay

17 Agosto Ago 2017 0900 17 agosto 2017 17 Agosto 2017 - 09:00

Strano che non abbia avuto grande eco sui media, il dossier che il Viminale ha pubblicato il giorno di Ferragosto e che ha il pregio di mettere in fila i dati su sicurezza, criminalità, immigrazione, violenza di genere. Tutti temi che, quest’estate più che mai, hanno avuto enorme risalto sui giornali estivi, ispirando commenti tra il catastrofico e l’apocalittico, con profluvio di allarmi ed emergenze.

Strano, ma fino a un certo punto. Perché quel dossier ha il terribile difetto di mettere in fila quattro numeri che seppelliscono in poche slide l’idea che quella che stiamo vivendo sia l’estate della grande invasione, della violenza incontrollata, dei furti e dei delitti. Quelli in cui basta un caso di cronaca - una donna ritrovata in un cassonetto, un pirata della strada - per scatenare ondate di panico e generalizzazione.

I dati, dicevamo. Nei primi sette mesi del 2017 sono diminuiti gli omicidi, le rapine e i furti, i delitti in generale, a riprova che non c’è nessun allarme criminalità. Né tantomeno un allarme sicurezza indotto dall’aumento di migranti o richiedenti asilo sul suolo italiano. Peraltro, tra il 1 gennaio e il 15 agosto, rispetto al medesimo periodo del 2016, sono pure diminuiti gli sbarchi (-4,1% rispetto al 2016) e sono quasi decuplicate le riallocazioni dei richiedenti asilo all’estero, dalle 762 del 2016 alle 5287 del 2017. Ancora: sono diminuite pure le denunce per stalking, gli omicidi volontari e quelli consumati in ambito famigliare. Sono diminuiti pure gli incidenti stradali, compresi quelli con esito mortale, persino le infrazioni per eccesso di velocità.

Nei primi sette mesi del 2017 sono diminuiti gli omicidi, le rapine e i furti, i delitti in generale, a riprova che non c’è nessun allarme criminalità. Né tantomeno un allarme sicurezza indotto dall’aumento di migranti o richiedenti asilo sul suolo italiano. Peraltro, tra il 1 gennaio e il 15 agosto, rispetto al medesimo periodo del 2016, sono pure diminuiti gli sbarchi (-4,1% rispetto al 2016) e sono quasi decuplicate le riallocazioni dei richiedenti asilo all’estero

Andatelo a raccontare, in spiaggia o a cena. Proveranno a girarti il dato contro, a piegarlo in funzione delle loro opinioni, a trovare correlazioni che nemmeno Barbara Lezzi con il caldo e la crescita del Pil. Ti diranno che sono diminuite le denunce, che la gente nemmeno si rivolge più alla polizia se gli entrano in casa (come no). Ti diranno - anzi, già te lo dicono - che c’è una spectre dell’informazione che nasconde sotto il tappeto i crimini dei migranti e dei richiedenti asilo. Ti diranno, come ha già fatto Lino Stoppani, numero due di Confcommercio qualche mese fa, di fronte ai dati della diminuzione delle rapine negli esercizi pubblici, che «un conto sono i numeri, altro quello che noi vediamo davvero». Come se i numeri fossero entità astratte e non invece lo specchio più fedele della realtà.

Lasciamo ai sociologi le interpretazioni. Se sono dieci anni di guai ad averci reso ipersensibili alla cronaca. Se è l’informazione, televisiva soprattutto, che soffia sul fuoco della paura. Se sono stati i social network ad aver decretato la prevalenza della percezione sulla realtà, del soggettivo sull’oggettivo. Se il malcontento - reale, non percepito - ha bisogno di prove fattuali che lo giustifichino e non accetta una realtà in scala di grigi.

Le lasciamo a loro, perché più delle cause ci interessano gli effetti. E l’effetto che può fare una società terrorizzata lo conosciamo bene. Credeteci: fa più paura di qualunque emergenza percepita.

Potrebbe interessarti anche