Neo-luddisti rilassatevi: l’intelligenza artificiale non è fuori controllo

I due bot di Facebook si sono messi a dialogare a causa di una svista di programmazione. L'uomo rimane causa prima del processo tecnologico

Robot Caffè
19 Agosto Ago 2017 0830 19 agosto 2017 19 Agosto 2017 - 08:30

“[…] Formulare esattamente i problemi significa spesso essere già a mezza strada dalla soluzione”, diceva il buon Heisenberg. Cerchiamo allora di capire questo complesso rapporto tra uomo e macchina, che va da Ned Ludd, l'eroe popolare inglese che distruggeva telai meccanici come forma di protesta alla nuova rivoluzione industriale (da cui il termine "Luddismo"), allo scenario distopi-cool di Matrix e affini.

Perché siamo ossessionati dalle macchine?

Proviamo a rifletterci un secondo.
Se un uomo crea qualcosa, la vuole creare nel migliore dei modi: una cosa auspicabilmente perfetta. Ci metterà tutto il suo lavoro, il suo impegno, il suo studium. E sarà poi convinto che quella Cosa sia effettivamente "perfetta". Talmente convinto che avrà paura della sua creazione - paura della sua Cosa perfetta - proprio perché troppo perfetta, e quindi capace di sostituirlo o danneggiarlo in qualche modo.

Ma, come ogni cosa (perfetta o non), è sempre il Come a determinare il risultato.

Prendiamo come esempio il recente episodio capitato in quel di Facebook: due programmi creati per trattative economiche cominciano a comunicare in un linguaggio oscuro, misteriosamente affascinante. Ma anche incomprensibile.
Da qui il caos mediatico, la paura, il terrore di una orwelliana tecnodittatura. Il solito Luddismo che riemerge. Ora, tuttavia, in una versione nuova, 4.0: Neo_Luddismo digitale.

La spiegazione, invece, è ben più lineare e razionale. In summa, vi era stato un “buco” in fase di programmazione: non era stato fornito un Incentivo (o Premio) per rimanere nei binari morfosintattici della lingua inglese corrente. Pertanto, i due programmi avevano iniziato a dialogare tra loro in un linguaggio il più veloce e proficuo possibile, ma inintelligibile agli umani.
Ecco perché i programmi sono stati “spenti” e ricalibrati per trattative sì vantaggiose, ma anche “chiare, fresche et” limpide.
Questo fatto, più di ogni altra cosa, dovrebbe rilassare i nervi di allarmisti e NeoLuddisti. L’uomo rimane (ancora) motore immobile e causa prima di ogni processo tecnologico. Anche e soprattutto per mezzo dei suoi errori – che possono dar vita, certamente, a nuove forme di “intelligenze” e linguaggi oltre l’umano.

Ecco perché, tornando all’adagio di Heisenberg, prima di spaventarci e distruggere macchine dovremmo porci le domande giuste nei termini corretti. Se vogliamo soluzioni davvero innovative e Intelligenti.
Altrimenti finiremo come i due programmi di Facebook, a starnazzare in modo convulso – col rischio aggiuntivo di non comprenderci neanche tra di noi.

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