Obliterare? No grazie! Basta tecnicismi quando scrivete, per cortesia

Interfacciarsi, delucidare, conferire: il linguaggio della burocrazia ha preso possesso della nostra vita. Buoni propositi per settembre: disfarsene il prima possibile

Ajeje Brazorf
21 Agosto Ago 2017 0830 21 agosto 2017 21 Agosto 2017 - 08:30
Messe Frankfurt
WebSim News

I tecnicismi sono una trappola. Per chi li usa e per chi li deve leggere.

Vi si ricorre spesso per proteggere la propria conoscenza e il potere che ne deriva, non solo, anche se spesso, economico.

Se usati con “non tecnici” poi hanno un effetto devastante: allontanano, spaventano, demotivano.

La burocrazia in questo è maestra.

Un paese perde punti di Pil solo a causa dello straziante utilizzo di (neo) tecnicismi, di cui i nostri burocrati sono fonte inesauribile.

E, per effetto di un contagio pericolosissimo, diventiamo portatori sani della malattia. Anche le aziende si burocratizzano, come se questo potesse aumentarne il prestigio.

Da usare quindi se non quando strettamente necessari e con l’accortezza di spiegarli, laddove ci si rivolga a una platea di comuni mortali.

Il peggio del peggio dunque è quando si fa un uso gergale del tecnicismo e lo si usa a sproposito, fuori dal suo naturale contesto. Rende la scrittura al limite del ridicolo, urticante e illeggibile

Il peggio del peggio dunque è quando si fa un uso gergale del tecnicismo e lo si usa a sproposito, fuori dal suo naturale contesto. Rende la scrittura al limite del ridicolo, urticante e illeggibile.

Alcuni esempi che vorremmo ci facessero sorridere, ma ahimè non è così.

  • Interfacciarsi con qualcuno: termine proprio dell’informatica usato al posto di “parlare, dialogare, confrontarsi con”. Disumanizza la relazione. Non male, considerando che scriviamo per comunicare con altri essere umani.

  • Delucidazioni: burocratese meraviglioso, ma al suo posto si può usare “spiegazioni, chiarimenti”.

  • Tutte le scuole di ogni ordine e grado: molto militaresco, ma poco comprensibile.

  • Rappresentare che: usato per dire semplicemente “informare”.

  • Conferire: e perché no “portare o apportare”?

  • Titolo di viaggio: perché non lo chiamano biglietto?

  • Convalidare e obliterare: ma dire anche solo “timbrare”, no?

  • Precipitazioni: piogge?

La paura di semplificare ci attanaglia, perché pensiamo banalizzi e impoverisca. Il monito dell’antilingua di calviniana memoria ci deve guidare.

Nessuno può scagliare la prima pietra, ma eliminare i tecnicismi o ridurli al minimo potrebbe aiutarci a creare relazioni più fluide e dare accesso ai più al nostro messaggio.

Potrebbe interessarti anche