Terremoto, a Ischia non fate come ad Amatrice, dove la ricostruzione è un disastro

Mentre esplode l’emergenza a Ischia arriva l’anniversario del sisma del Centro Italia. Una ricostruzione inesistente, coperta da annunci propagandistici surreali. È ora che sui terremoti si faccia sul serio

Terremoto
22 Agosto Ago 2017 0900 22 agosto 2017 22 Agosto 2017 - 09:00

Si lavora per soccorrere le vittime del terremoto che ha colpito Casamicciola. Stando alle prime informazioni, al di là della querelle sulla magnitudo (4.0 la magnitudo durata, ma in un primo momento l’Ingv aveva diffuso il dato di magnitudo locale di 3.6) si tratta di un sisma di intensità relativamente bassa. Danni e vittime sarebbero dovuti alla superficialità dell’epicentro, e - punto fondamentale - all’inadeguatezza delle costruzioni. Su quest’ultimo tema ci saranno indagini e approfondimenti, per ora basti l’ulteriore tragica conferma che l’Italia, un Paese in cui tutte le regioni aspettano il loro “big one”, ha un gravissimo problema con la prevenzione ai terremoti.
Sta di fatto, però, che l’Italia ha un problema altrettanto grande con le ricostruzioni. Una brutta coincidenza vuole che il sisma a Ischia arrivi a un anno esatto dalle prime scosse che hanno colpito il Centro Italia: era la notte del 24 agosto 2016 quando un terremoto di magnitudo 6.0 devastava la valle del Tronto, dando il via a una serie di eventi sismici proseguiti per mesi.

Abbiamo dovuto sorbirci una serie di dichiarazioni e prese di posizione istituzionali che sconfinavano nel surreale. Solo qualche ora fa il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che «La ricostruzione si farà» Ma come si farà? Intanto le macerie sono quasi tutte lì. Ma il Governo favoleggia di ricostruire Amatrice sotto forma di Smart city. Avete letto bene: "Smart city"

A un anno di distanza, proprio in questi giorni, abbiamo dovuto sorbirci una serie di dichiarazioni e prese di posizione istituzionali che sconfinavano nel surreale. Solo qualche ora fa il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che «La ricostruzione si farà». Ma come si farà? Non dovrebbe essere già ampiamente cominciata? Solo qualche giorno prima Gentiloni aveva dichiarato che «la rimozione delle macerie è una segnale forte». Sì, perché a un anno di distanza le macerie sono ancora tutte lì: secondo Legambiente il 91 per cento dei detriti è ancora da rimuovere.
Fa abbastanza specie che il governo favoleggi di ricostruire Amatrice sotto forma di “Smart city” (sì, avete letto bene, hanno detto “smart city”) mentre ci troviamo, un anno dopo, con un commissario, Vasco Errani, che lascia l’incarico («per motivi personali» pare), con una governance della ricostruzione da rifare. Addirittura con una circolare sugli sgravi fiscali nelle zone colpite «in via di correzione» (sempre Gentiloni dixit).

Sarebbe ora di confessarselo, con l’onestà che un anniversario tragico impone, e con l’impellenza di una nuova emergenza a chiudere le vie di fuga: la ricostruzione dopo il terremoto del Centro Italia è stata un disastro, forse peggiore di tutte le precedenti, pur in un Paese che delle ricostruzioni ha fatto welfare (vedi caso Irpinia 1980), business e maneggi. Poco da incartare e poco da imbellettare. E per favore evitare la definizione “smart city” da depliant pubblicitario, perché suona offensiva per chi da un anno aspetta un tetto e un letto. La realtà è che ad oggi per l’ultima sequenza sismica prima di Ischia non c’è stata una ricostruzione sensata. Non esiste una procedura chiara che si occupi di questi tragici eventi. Non c’è nemmeno una legge sulle assicurazioni.

Sarebbe ora di confessarselo, con l’onestà che un anniversario tragico impone, e con l’impellenza di una nuova emergenza a chiudere le vie di fuga: la ricostruzione dopo il terremoto del Centro Italia è stata un disastro

Questo giornale ha seguito in maniera puntuale e analitica tutte le fasi della non-ricostruzione, dall’arrivo di casette “fantasma” (nel maggio scorso, ne è stato consegnato il 5 per cento del totale) alla burocrazia e la confusione decisionale che ha paralizzato l’azione ricostruttiva in mille modi assurdi. A confronto i provvedimenti presi dal governo Berlusconi in seguito al terremoto all’Aquila del 2009 sembrano degni della Svizzera.

Al momento la situazione ad Ischia è monitorata dal premier in persona, in contatto con le istituzioni regionali campane e col capo della protezione civile Angelo Borrelli. Se è vero, come dicevano gli antichi greci, che si impara dal dolore, allora si spera che questo ulteriore disastro sia l’occasione per ripensare - in fretta - le politiche di intervento, e di passare all’azione. Il contrasto tra quello che abbiamo visto in quest’anno e la nuova emergenza imporrebbe una presa in carico di responsabilità. Meno smart city e più cose reali. Grazie.

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