A Ischia (e in tutto il Sud), la politica fa più danni del terremoto

Le scelte dissennate degli amministratori, le dichiarazioni scombinate dei politici, uno strano orgoglio “localista“ che fa solo danni. Ecco perché, con la politica che abbiamo, qualsiasi possibile emergenza diventa già tragedia

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Eliano IMPERATO / AFP

23 Agosto Ago 2017 0830 23 agosto 2017 23 Agosto 2017 - 08:30

Bisogna stare attenti a parlare del terremoto di Ischia perché si rischia il linciaggio per: anti-meridionalismo; malafede (la magnitudo truccata); sciacallaggio; cinismo. E quindi si starà attenti, e si comincerà ringraziando il Cielo e i Vigili del Fuoco per i bambini salvati, che hanno limitato la tragedia a due vittime. Ringraziando i sindaci per la documentata opinione che ci hanno regalato («L'abusivismo non c'entra»). Ringraziando il Governatore Vincenzo De Luca per la sollecitudine mostrata per la tutela del territorio («Per la Campania occorre il massimo rigore»). E dopo aver ringraziato tutti, compreso quelli del servizio traghetti che per soli euro 18 hanno assecondato lo sgombero turistico, si dirà: spicciatevela. È roba vostra, la volete gestire così, fatelo. Noi lasciamo perdere la ricerca dei perché, limitiamo il commento a una generica solidarietà per i povericristi rimasti senza casa, per le famiglie che hanno perso tutto, per i sei ragazzi rimasti orfani della signora Lina Balestrieri, schiacciata da un cornicione della chiesa, ma non chiedete di più.

Entrate dell'elenco dei feudatari italiani che gestiscono il territorio alla Come Va Va, fatevi una vostra Anci: insieme a quelli di Diamante, Calabria, che non hanno l'acqua ma spendono 60mila euro per portare Belen alla festa del Peperoncino; insieme a quelli di Licata che cacciano il sindaco perché vuole demolire i falansteri abusivi sulla spiaggia; insieme al moribondo centro antico di Cosenza, dove gli incendi uccidono e distruggono inestimabili biblioteche quattrocentesche; insieme – insomma – a tutti quei pezzi d'Italia dove il concetto di Res Pubblica è sostituito dagli impicci e dalle convenienze dei privati.

Entrate dell'elenco dei feudatari italiani che gestiscono il territorio alla Come Va Va, fatevi una vostra Anci: insieme a quelli di Diamante, Calabria, che non hanno l'acqua ma spendono 60mila euro per portare Belen alla festa del Peperoncino

A questa Anci dei Comuni senza legge potranno iscriversi ovviamente anche quelli del Nord, e in particolare i sindaci che corrono con la fascia tricolore sulle barricate anti-migranti e anti-Prefetti, ricostruendo norme e leggi e gerarchie sulla loro misura. Il capofila potrebbe essere il sindaco di Recoaro, che ha abolito l'Articolo 21 della Costituzione ammonendo formalmente un dipendente intravisto a una manifestazione pro-integrazione e mettendo per iscritto l'invito al personale «ad astenersi riguardo a temi che vedono l’amministrazione già impegnata in via istituzionale». Il vice potrebbe essere Joe Formaggio (Albettone), che ha cancellato addirittura l'Articolo 3 e va in radio a dichiararsi «orgogliosamente razzista». Ma ce ne sono tanti, e nessuno sfigurerà nella Loya Jirga dei poteri locali ribelli, quelli che si fanno le leggi o ne determinano l'applicazione sulla base dei desiderata della tribù.

Con sconsolato realismo, il sismologo Enzo Boschi ha fatto presente, in un'intervista, che in questa Italia senza buonsenso ne' cura del territorio non serve un terremoto per uccidere le persone. Basta la pioggia. A Ischia ogni acquazzone fuori dalla media provoca frane e vittime sotto le colate di fango: 6 morti in dieci anni, con centinaia di persone evacuate ogni autunno quando i tombini scoppiano, il manto stradale si inarca, i muri di contenimento crollano. Nel 2015 solo per caso (lo stabilimento in zona La Ninfea era ancora chiuso) non c'è stata una strage a causa di un costone di roccia venuto giù all'improvviso, sulla spiaggia che quindici giorni dopo sarebbe stata affollata di famiglie. Ma non è l'incuria, non è l'abusivismo, no, dicono i sindaci. «L'abusivismo non c'entra». È, par di capire, la malasorte, la natura, la sfiga, e anche – come rivendica qualche meridionalista sfegatato su Fb – “il prezzo della bellezza”: e che ve la volete godere senza rischi? E che davvero pensate si possa mettere in sicurezza il Paradiso?

Con sconsolato realismo, il sismologo Enzo Boschi ha fatto presente, in un'intervista, che in questa Italia senza buonsenso ne' cura del territorio non serve un terremoto per uccidere le persone. Basta la pioggia

Dunque, un grande abbraccio agli ischitani colpiti negli affetti e nei beni dal disastro, e l'augurio di farcela con i pubblici poteri che si sono scelti (peraltro senza colpa: non sembra esserci offerta politica fuori dal circuito degli analfabeti ambientali e urbanistici). Sono seduti su una faglia sismica. In un'isola bellissima e fragile. La logica richiederebbe di subordinare la prossima partita – quella della ricostruzione, degli aiuti, degli stanziamenti – a un atto di responsabilità “culturale” dei loro amministratori: soldi in cambio di adeguamento alle regole. E in questo senso, il terremoto potrebbe persino rappresentare un'opportunità. Ma la storia di Ischia non autorizza ottimismi in questo senso, ed è probabile che l'attivissima Loya Jirga dei sindaci ischitani – che manco ha aspettato il salvataggio dei seppelliti vivi per assolversi e contrattaccare – continui a regolarsi come ha sempre fatto. Buona fortuna.

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