Il più grande nemico di Trump? È un vecchio con un cartello

Il presidente americano non deve solo tenere a bada gli intrighi di palazzo alla Casa Bianca: i suoi avversari sono tanti e in tutto il Paese. A cominciare da un incrocio di una cittadina texana, dove un signore ogni giorno protesta in solitaria contro di lui

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25 Agosto Ago 2017 0830 25 agosto 2017 25 Agosto 2017 - 08:30

Qual è l’oppositore più determinato di Donald Trump? Forse è Barack Obama? Forse la mai doma Hillary Clinton? Sbagliato. Il vero nemico di The Donald è un pensionato texano, tal Gale McCray, che da quando Trump è stato eletto, passa tutti i pomeriggi della sua vita a un incrocio stradale della sua città, Fort Worth, reggendo un cartello con scritto: “Trump, that boy don’t act right”. Come si vede, una critica sincera ma nemmeno troppo severa.

La sua vita è stata sviscerata da questo articolo di Narratively. Dopo una vita di lavoretti e vagabondaggi, Gale ha trovato un punto fermo: la lotta politica. Non si era mai interessato molto, fino a quel momento. Era poco “impegnato”. Per anni ha fatto il postino, poi – frustrato e stanco – è andato in pensione, ha ritirato il suo fondo pensione (in America funziona così) e lo ha usato tutto per comprarsi un mare di marijuana. Sono stati gli anni “di follia” della sua vita, forse arrivati un po’ in ritardo rispetto alla norma. Smise quando gli restarono solo 500 dollari sul conto. E il panico addosso: che faccio adesso?

“La cosa migliore dell’America è che ti concede, nella vita, un sacco di possibilità. E così, ho sfruttato una di queste”. Torna a scuola, si laurea (a 43 anni), diventa un terapista ricreativo e lavora con alcolizzati e tossicodipendenti. In più, arrotonda consegnando fiori e guidando un pulmino della scuola. È a quel punto che comincia a interessarsi alla politica. Ma a modo suo: “Basandomi sul buon senso e la decenza umana. E sulla gentilezza”.

Per questo non ama molto Trump. Comincia a disprezzare la sua retorica durante la campagna elettorale e, quando vince le elezioni a sorpresa, ribaltando tutti i pronostici della vigilia e consegnando Hillary Clinton alla disperazione, Gale si ribella. E concepisce il cartello di protesta: “That boy don’t act right”, ispirato dalle sue conversazioni relative ai giocatori di baseball dotati di talento ma famosi per essere teste calde. A quel punto individua il luogo per esporlo: trafficato e non lontano da casa. E confessa: lo aveva già fatto. Qualche anno prima aveva esposto un altro cartello: “Help, I watch too much Fox News. Can’t tell truth from lies. Need therapy”. Questo è diverso, sostiene. È più serio.

Dopo l’elezione, spiega, ha scoperto di vivere in un Paese diverso da quello che credeva. Marce, scontri, litigi continui. Anche i sostenitori di Trump del suo Paese se la sono presa, e si sono rivolti alla polizia per chiedere di farlo smettere. Alcuni lo hanno apostrofato dalla macchina, altri gli hanno chiesto “chi ti paga?”. Ma lui resiste. “Sono solo un vecchio con un cartello”, dice. E mentre la sua scritta diventa famosa, viene presa anche da alcuni musicisti per farne il testo di una canzone, continua a volare basso.

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