Cibo e società

Le disuguaglianze spiegate con una bistecca

Lo studio del portale Caterwings mostra grandi differenze da Paese a Paese nei prezzi della carne, e quanto occorra lavorare per comprarla. A un operaio indiano servono dieci ore e mezzo di lavoro per una coscia di pollo, mentre a un suo collega danese bastano venti minuti

Steaks

(Pixabay/Hannes215)

26 Agosto Ago 2017 0830 26 agosto 2017 26 Agosto 2017 - 08:30
WebSim News

Basta una bistecca per capire come va il mondo? A volte sì. Caterwings, portale online che mette in contatto con i fornitori di catering, ha comparato il costo della carne in più di 50 Paesi, calcolando quante ore di lavoro servano con un salario minimo per mettere nel piatto un hamburger o una cotoletta. Ai danesi basta lavorare solo un’ora per potersi permettere un filetto di manzo. In Indonesia, per la stessa porzione, si deve faticare per 23,6 ore.

Dal Meat Price Index realizzato da Caterwings viene fuori che il Paese in cui si spende di più per tirare su un barbecue è la Svizzera, con prezzi maggiori del 142% rispetto al costo medio globale. Seguita dalla Norvegia (+63,7%) e Hong Kong (+61%). Per mangiare carne e spendere poco, si deve andare invece in Ucraina, Malesia e India. L’Italia si trova al 21esimo posto. In Svizzera, il prezzo della carne è talmente alto rispetto ai Paesi vicini che sul confine si contrabbandano regolarmente bistecche e costolette. E da metà agosto i supermercati Coop hanno cominciato a vendere polpette e hamburger a base di insetti.

La ricerca analizza i prezzi dei prodotti alimentari di manzo, pollo, pesce, maiale e agnello nelle principali città dei primi cinquanta Paesi al mondo produttori e consumatori di carne e pesce, specificando anche il tipo di taglio. Il prezzo al chilo, poi, viene rapportato al salario minimo di ciascun Paese per capire quante ore bisogna lavorare per arrivare a mangiare ogni differente tipo di carne.

In alcuni Paesi come l’India, nonostante i prezzi bassi, bisogna lavorare quasi un’intera settimana per mettere nel piatto una coscia di pollo. In altri posti come la Norvegia, invece, basta meno di un’ora per avere lo stesso pasto.

Lo studio dimostra, spiegano da Caterwings, che non solo che il prezzo della carne è molto variabile da Paese a Paese, ma anche che c’è una enorme disparità nella accessibilità ai pasti a base di proteine animali. «Quella che era partita come una semplice ricerca di mercato ha sollevato poi alcune importanti domande», spiega Susannah Belcher, managing director di Caterwings. «È chiaro che la disuguaglianza esiste a livello internazionale, e mentre il mondo comincia a ripensare le implicazioni della globalizzazione, questo studio dimostra chiaramente che i prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero essere al centro dell’agenda mondiale».

Ai danesi basta lavorare solo un’ora per potersi permettere un filetto di manzo. In Indonesia, per la stessa porzione, si deve faticare per 23,6 ore

Per fare qualche esempio, per comprare la stessa quantità di pollo, un operaio indiano deve lavorare dieci ore e mezzo, mentre a un suo collega danese bastano venti minuti. Per il maiale, in Norvegia bastano 0,80 ore, mentre in India si arriva addirittura a 39,40. Questo nonostante a un norvegese un chilo di bistecche costino oltre 28 euro, mentre a un indiano 24. E infatti, nella classifica, quelli che consumano meno carne sono proprio gli indiani, con 4,4 chili ciascuno all’anno. Lontani anni luce dai primi per consumo pro capite di carne: gli australiani, con 111,5 chilogrammi a persona in un anno.

Per il pesce bianco, il Paese meno accessibile è l’Egitto, dove un chilo richiede 44,2 ore di manodopera. Per la stessa quantità in Svezia basta poco più di un’ora di lavoro, nonostante il costo sia nettamente più alto.

In Italia, al 21esimo posto nella classifica del prezzo e al 30esimo nel rapporto costi-ore lavorate, le carni più costose in termini di ore lavorate necessarie sono il manzo (4,10) e il pesce (3,60). Per quanto riguarda invece i consumi, ci piazziamo al decimo posto con 90,70 chilogrammi pro capite all’anno. Ma, nonostante i prezzi più bassi rispetto a diversi Paesi europei, la capacità di acquisto degli italiani non è poi così alta. Se da noi si deve lavorare mezza giornata per comprare della carne di manzo, ai francesi bastano solo due ore e venti.

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