Sorpresa: anche gli animali ragionano secondo principi economici (più dell’uomo)

A seconda della disponibilità di un bene, cambiano gli atteggiamenti collaborativi tra le specie. Anche la vita animale è regolata dalla domanda e dall’offerta. E sa essere molto più crudele che per gli uomini

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Martin BUREAU / AFP

26 Agosto Ago 2017 0830 26 agosto 2017 26 Agosto 2017 - 08:30

La “mano invisibile”, si sa, non funziona. I comportamenti economici dell’uomo sono troppo emotivi e condizionati dalla psicologia perché siano razionali. I principi saltano, le teorie stanno strette e gli spiriti diventano imprevedibili. L’economista inglese Adam Smith, autore di questa immagine passata alla storia, era stato troppo ottimista. Ma non tutto è perduto: se la mano non funziona, ci si potrà accontentare, forse, “zampa invisibile”, o meglio ancora di una “pinna invisibile”. Perché ciò che non fa l’uomo, sembra, fanno gli animali.

Non è una grande novità, in realtà. La prima volta che si è parlato di “mercato biologico” (originale: biological market) è stata nel 1994, in uno studio di Ronald Noe, biologo olandese dell’università di Strasburgo, e di Peter Hammerstein, professore di biologia teoretica alla Humboldt University di Berlino. Si trattava di catalogare tutte le interazioni tra gli organismi in cui si potevano riconoscere varie classi di “commerci”, in grado di scambiare beni (inteso come: cibo, riparo e gameti) o servizi (protezione, pollinazione etc.). Il fatto è che, come sottolineano i due autori, gli scambi esistono in natura, come è ovvio: alcuni animali, ad esempio alcuni babbuini, sono noti per le loro tendenze collaborative. Altri ancora, come i pesci pulitori, svolgono un compito essenziale di “servizio” nei confronti degli altri pesci. Ma – e questa era la novità – tutti questi rapporti non sono automatici e naturali. Bensì, sono regolati dalla domanda e dall’offerta. Tutto cambia a seconda della disponibilità.

Il caso di “mercato biologico” più acclarato è proprio quello dei pesci pulitori. Non sono i pesci più appariscenti del mare, ma sono tra quelli più svegli. Ognuno di loro occupa una sorta di “area di servizio” in un ecosistema preciso come le barriere coralline: i pesci che, di volta in volta, si sentivano troppo squamosi, potevano andare da loro e ricevere una bella ripulita. I pesci pulitori si nutrono proprio di questo: pelle residua e muco. Ogni tanto, però, non risparmiavano qualche morsicata dolorosa alla pelle viva dei loro “clienti”, senza paura. La domanda dei biologi, di fronte al fenomeno, fu: perché? E la risposta è stata tutta in un concetto: nel mercato.

Anche tra animali esistono rapporti che non sono automatici e naturali. Bensì, vengono regolati dalla domanda e dall’offerta. Tutto cambia a seconda della disponibilità

Dopo una lunga ricerca (e varie e prolungate immersioni) i due ricercatori si sono accorti che, a seconda del tipo di pesce, cambiava il trattamento. Quelli che percorrevano grandi tratti di mare, e che potevano perciò passare da “area di servizio” in “area di servizio”, ricevevano i migliori servigi. Gli altri, cioè i pesci che vivevano in uno spazio più limitato e che, di conseguenza, potevano solo usufruire di un solo pesce pulitore, ricevevano accoglienze più fredde e aggressive. Il ragionamento (più o meno cerebrale) era economico: i pesci che avevano più scelta erano trattati con riguardo. Gli altri, obbligati a una scelta unica, potevano essere considerati clienti scontati. E, di conseguenza, meno impegnativi.

Dal quel momento il concetto di “mercato biologico” ha spopolato (almeno nel settore). Altri scienziati ne hanno invididuati nella savana africana, nelle foreste pluviali centroamericane, tra le relazioni dei babbuini, che scambiano volentieri atti di grooming con il sesso. Sempre, in tutti questi casi, i comportamenti degli individui animali sono determinati dalle condizioni di abbondanza e scarsità di un bene. Alcuni esemplari di mecotteri (insetti) prevedono che il maschio offra alla femmina un “dono nuziale” prima dell’accoppiamento in forma di preda. Se la popolazione maschile è numerosa, allora la femmina preferirà un “dono nuziale” più grande. Se è scarsa, si dovrà accontentare di “doni nuziali” meno cospicui.

Lo stesso vale per alcuni esemplari rondine purpurea: il maschio è disposto a chiedere aiuto ad altri maschi per crescere i suoi piccoli. In cambio offre spazio nel suo nido. Se la popolazione delle rondini purpuree è ampia, preferirà scegliere esemplari più giovanili e meno minacciosi. E ancora: i licenidi (bruchi) secernono un particolare nettare che attrae le formiche, animali molto utili perché li proteggono dai predatori. A seconda della presenza delle formiche (tante, poche), stabiliscono quanto nettare produrre.

È tutto un mercato, insomma. Anche se, come si specifica in questo interessante articolo di Bloomberg, c’è una differenza essenziale tra gli animali e l’uomo. Secondo i biologi, il problema è capire le quantità: l’osservazione permette di capire solo che, cambiando il contesto, si modificano offerta e domanda. Ma quanto? E come? E perché? E poi, soprattutto, c’è da comprendere il senso della sanzione. Il mercato tra esseri umani – entrato ormai nella sfera sociale – è regolato da monete, contratti e leggi. Chi punirà i pesci che non ottemperano ai loro obblighi? I pesci-avvocato non esistono ancora. E nemmeno i pesci-giudici. Per adesso ci pensa solo la legge di mercato. Che, a quanto pare, è la più naturale – e di conseguenza crudele – che esista.

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