Benvenuti all’isola greca di Tilos, il paradiso del politicamente corretto

Energia pulita, progetti per coinvolgere rifugiati, politica al femminile, rispetto per l’ambiente e zero tamarri. È un mondo bellissimo, ma un po’ lontano

800Px Livadhia Tilos

Wikimedia Commons

28 Agosto Ago 2017 0830 28 agosto 2017 28 Agosto 2017 - 08:30

Potrebbe essere definita il paradiso dei progressisti del mondo: la minuscola isoletta greca di Tilos (in italiano si chiama "Piscopi"), a metà tra Kos e Rodi, è l’eccezione alle cronache sulla Grecia degli ultimi anni. Non è stata messa in vendita, nessun multmilionario l’ha rilevata per trasformarla in spiaggia personale, ed è – al contrario – l’unica “isola verde” del mar Egeo. E per verde si intende a livello energetico.

Per gran parte della sua superficie Tilos è occupata da un’enorme riserva naturale: ospita 150 specie di uccelli, sia migratori che residenti, oltre 650 varietà di piante e almeno 500 persone, intese come esseri umani, che vivono lì tutto l’anno. Poca gente che si gode la biodiversità delle fonti d’acqua disseminate lungo l’isola e le sue paludi. Tutti sono ambientalisti e a Tilos è proibita la caccia dal 1993.

Non solo: gli obiettivi della sindaca, Maria Kamma, sono ambiziosi. Rendere l’isola del tutto indipendente dal punto di vista energetico puntando sull’eolico e sul fotovoltaico. Il progetto è in corso: una micro-rete ibrida in grado di generare e conservare energia. Ci vorranno 18 mesi a partire da settembre, ma il più è fatto. Anche grazie ai fondi dell’Unione Europea che hanno finanziato gran parte dei 15 milioni di euro necessari. A quel punto potranno abbandonare le forniture garantite da Kos, l’isola vicina, che produce energia dal petrolio e la trasmette attraverso un cavo sottomarino un po’ logorato.

Tilos è anche un faro dei diritti umani: la sindaca ha esteso un invito per le famiglie di rifugiati, e lavora con la Ong SolidarityNow e l’Unhcr per creare sistemazioni protette, corsi di lingua e progetti per aiutare i profughi a mettere in piedi attività agricole (biologiche, sia chiaro) insieme ai locali. “Lo facciamo per rinverdire le nostre tradizioni, che scompaiono insieme alla popolazione che muore. Insegniamo a produrre i nostri formaggi e a trattare le nostre erbe”, ha spiegato.

Insomma, c’è tutto: rispetto della natura, cibo biologico, assistenza ai rifugiati, politica femminile, attenzione all’ambiente, energia pulita – anzi pulitissima. È il paradiso, insomma, del pol corr. Non perduto ma sperduto, forse il solo luogo in cui si è realizzato il sogno di Tsipras: libertà, diritti accoglienza e innovazione. E non è affatto male.

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