La guerra tra giovani e anziani sulle mancette in finanziaria è una boiata pazzesca

Gentiloni annuncia incentivi all'assunzione dei giovani. Solo che, in questo caso, non c'è alcuno scontro generazionale in atto. Ecco perché

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da pixabay.com

Non cascateci, davvero. Perché se pensate che dietro ai (presunti) battibecchi tra il premier Paolo Gentiloni e il Partito Democratico sul (presunto) tesoretto da destinare a giovani o pensionati ci sia qualcosa di sostanziale, abbastanza perlomeno per rinfocolare l’eterna diatriba sullo scontro generazionale, state prendendo un granchio colossale.

Per i più distratti: qualche giorno fa, al Meeting di Rimini, Gentiloni ha anticipato qualcosa sulla prossima Legge di Bilancio. Tra le altre cose, ha detto che “conterrà alcune limitate misure per accompagnare la crescita, con incentivi permanenti e stabili alle assunzioni dei giovani”. Abbastanza per far titolare i giornali che il Governo punta tutto sui giovani. Qualche giorno dopo, il responsabile del dipartimento sviluppo economico del Partito Democratico Ernesto Carbone ha detto che “un intervento sulla previdenza non è incompatibile con le risorse da destinare ai giovani”. Abbastanza per far titolare ai giornali che “il partito delle pensioni è tornato a ruggire” e - sottotesto - che c’è uno scontro in atto tra il Governo che pensa al futuro e il Pd che pensa alle prossime elezioni e ai suoi canuti elettori.

In questo contesto, perlomeno, non c’è alcuno scontro generazionale in atto. Nè alcuna gigantesca ingiustizia perpetrata ai danni delle nuove generazioni. Trattasi di bolla mediatica, per farla breve

Ci può stare, intendiamoci. Ma in questo contesto, perlomeno, non c’è alcuno scontro generazionale in atto. Nè alcuna gigantesca ingiustizia perpetrata ai danni delle nuove generazioni. Trattasi di bolla mediatica, per farla breve. Utile a costruirci sopra castelli di opinioni, a soffiare sul fuoco dell’autocommiserazione giovanile, a dare un colpetto di bentornato a Matteo Renzi, a quello che volete voi. Per almeno cinque motivi

Il primo: perché stiamo parlando di briciole. Certo, per noi umani abituati a misurare la vita in centinaia di euro, sentir parlare di miliardi faccia girare la testa. Ma un miliardo e mezzo (due e mezzo nella migliore delle ipotesi) per tagliare il cuneo fiscale dei neo assunti è qualcosa come una briciola di pane sulla giacca. Per dire: gli 80 euro sono costati dieci volte tanto, la decontribuzione totale sulle nuove assunzioni del 2015 è costata almeno 15 volte tanto e disinnescare l’aumento dell’Iva al 25% previsto dalle cosiddette “clausole di salvaguardia” costerà 15,7 miliardi.

Il secondo: perché sono briciole presunte. Vincolate al fatto che la Commissione Europa acconsenta alla nostra richiesta di poter disporre di 9 miliardi di extra-deficit per il 2018. Tradotto: come ogni anno, abbiamo fatto promesse di rigore e austerità e ce le siamo rimangiate nel giro di pochi mesi. E ora siamo qui ad aspettare, col cappello in mano, che l’Europa acconsenta a questa nostra ennesima domanda di flessibilità. Nel frattempo, siamo già qui ad azzuffarci su come spendere quei (pochi) soldi. Non esattamente una strategia da volpi, a volerla dire tutta.

Il terzo: perché non c’è nessuna ingiustizia generazionale nell’alzare ancora un po’ le pensioni minime. O nel rifinanziare l’Ape sociale, il meccanismo per anticipare la pensione di 3 anni e 7 mesi ai lavoratori più fragili. Non stiamo parlando di pensioni d’oro, tanto per essere chiari. Stiamo parlando di problematiche sociali che afferiscono al tema, enorme, della povertà e dell’impoverimento, che un esecutivo è giusto che affronti, indipendentemente dal fatto che il povero sia vecchio o giovane. Costruire una contrapposizione generazionale in quest’ambito è sbagliato e fuorviante.

Aumentano di nuovo il debito pubblico - nuovo record appena battuto: allegria - e deficit, ed è questo ciò di cui un giovane si dovrebbe preoccupare. Che ancora una volta venga fatto crescere il fardello che le nuove generazioni dovranno portarsi sulle spalle e ripagare a colpi di tagli rinviati sine die, negli anni a venire

Il quarto: perché gli sgravi contributivi costano molto più dell’occupazione che creano. Ne sono la prova i già citati 17 miliardi che abbiamo speso per la decontribuzione in questi anni, che hanno lasciato invariato o quasi il tasso di disoccupazione giovanile nel Paese, stabilmente sopra il 30%. Là dove i giovani hanno un lavoro - prendiamo gli Stati Uniti e la Germania, consci del loro essere modelli quasi inarrivabili, ora come ora - è perché ci sono investimenti formidabili in ricerca e innovazione, perché il valore aggiunto si genera a partire da nuove imprese che operano in settori innovativi, non perché si dà la mancetta all’imprenditore sperando che assuma un giovane di cui non sa che farsene, solo perché costa meno.

Il quinto: perché aumentano di nuovo il debito pubblico - nuovo record appena battuto: allegria - e deficit, ed è questo ciò di cui un giovane si dovrebbe preoccupare. Che ancora una volta venga fatto crescere il fardello che le nuove generazioni dovranno portarsi sulle spalle e ripagare a colpi di tagli rinviati sine die, negli anni a venire. Ma da questo orecchio pare nessuno ci senta granché, giovane o vecchio che sia.

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