Attenti alla febbre dei Pir: chi non li maneggia con cautela si fa male

I nuovi Piani individuali di risparmio stanno avendo un enorme successo. Vanno però ricordate le loro incognite: i Pir sono concentrati sul rischio Italia, i prezzi dei titoli sono in parte guidati dagli incentivi fiscali e non dai fondamentali e i costi possono far evaporare i risparmi

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La sede di Borsa Italiana riflessa in un paio di occhiali a specchio

GABRIEL BOUYS / AFP

1 Settembre Set 2017 1500 01 settembre 2017 1 Settembre 2017 - 15:00
WebSim News

Lanciati nel gennaio 2016, i Pir (Piani individuali di risparmio) sono certamente la novità principale dell’anno. Assogestioni stimava una raccolta intorno ai 16 miliardi alla fine del quinto anno. Adesso aspettative sono state riviste a rialzo e probabilmente la raccolta dei Pir raggiungerà i 10 miliardi entro la fine del 2017 e 50 miliardi entro il 2021.

Purtroppo come capita spesso nel contesto italiano, un panorama dove le reti di distribuzione sono estremamente abili nel piazzare i prodotti, il successo commerciale non sempre è giustificato dall’adeguatezza per i risparmiatori degli strumenti collocati.

Otto mesi fa Moneyfarm fu tra i primi ad avvertire dei rischi relativi a questi strumenti. Vale la pena ricordarli: i Pir sono concentrati sul rischio Italia. Se le stime di Assogestioni saranno confermate per quanto riguarda gli investimenti sui segmenti diversi dal FTSE MIB, l’afflusso di capitali attribuibile ai Pir si aggirerà tra il 5% e il 10% del flottante entro fine anno. È presto per parlare di “bolla” ma sicuramente è lecito chiedersi quanto gli investitori, specialmente quelli retail, saranno in grado di sopportare la probabile volatilità. Anche il fatto che i prezzi dei titoli siano in parte guidati dai flussi (incentivo fiscale) e non dai fondamentali non lascia tranquilli. E c’è il problema dei costi: è stato calcolato che basta una commissione intorno al 2,3% per far evaporare il vantaggio fiscale legato al Pir rispetto ad altri prodotti.

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È presto per parlare di “bolla” ma sicuramente è lecito chiedersi quanto gli investitori, specialmente quelli retail, saranno in grado di sopportare una probabile volatilità. Il beneficio fiscale dei Pir si vanifica se non si resta investiti per cinque anni: incoraggiare una strategia di lungo termine è sicuramente qualcosa di positivo, ma siamo sicuri che questo approccio sia quello giusto?

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