L’unica migrazione che ci deve interessare è quella dei giovani che non vogliono venire in Italia

Una ricerca globale sulla gioventù del pianeta conferma la nostra scarsissima attrattività per le nuove generazioni: un effetto le cui cause sono il nostro problema con la P maiuscola

Giovani globali zaino

Immagine con licenza Pixabay.com

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1 Settembre Set 2017 1109 01 settembre 2017 1 Settembre 2017 - 11:09

La Global Shapers Annual Survey del World Economic Forum è una ricerca molto seria, forse la più accurata nel cogliere le istanze, i sogni, gli ideali e i valori della generazione dei nativi del mondo digitale e della globalizzazione. La base dati è fatta di 25mila questionari raccolti in 186 paesi del mondo, per dire. Fossimo governanti, primi ministri, policy maker, sarebbe una di quelle cose da prendersi una mezza giornata per leggerla e ragionarci su.

Vale anche per l’Italia. Azzardiamo: soprattutto per l’Italia. Perché in quelle sessanta paginette abbondanti di dati e grafici ci sono un po’ di cose che raccontano bene cosa manca al nostro Paese per ripartire davvero. Una cosa, in particolare: per quella generazione di giovani digitali e globali non siamo per nulla attrattivi.

Partiamo dall’inizio: la prima cosa che ci dice questa ricerca, non ne abbia male Salvini, è che siamo una generazione di migranti. L’81% di questi giovani tra i 18 e i 35 anni - 8 su dieci - afferma che per trovare lavoro o progredire nella propria carriera se ne andrebbe dal proprio Paese. Guarda un po’, forse ha ragione la Boldrini a dire che i migranti sono l’avanguardia del nostro stile di vita. Forse davvero un mondo di muri e confini e Stati nazione ha senso solo in teste canute e brizzolate. Tempo al tempo, si vedrà.

La questione semmai è un’altra. Quando a quei giovani digitali e globali viene chiesto a quale Paese pensino, come destinazione in cui realizzare il loro futuro, parlano di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Australia, Svizzera, Francia, Spagna, Svezia, Olanda, giusto per citare i primi dieci.

Giriamola in positivo: se l’Italia fosse un Paese che ha fiducia nella tecnologia e nell’innovazione eco-sostenibile, che investe in formazione, che si semplifica, che riduce gli spazi di intermediazione della politica e che si apre all’aiuto e all’inclusione di chi è in difficoltà, probabilmente sarebbe un Paese molto più attrattivo e molto più popolare, nel mondo, di quanto non lo sia ora

No, l’Italia non c’è. E se qualcuno si chiedesse il perché sarebbe opportuno si leggesse pure le altre pagine di questa bella ricerca. Perché ahinoi, di mangiare bene e di prendere il sole gliene frega poco. I nostri giovani globali e digitali sono ottimisti riguardo alla tecnologia, mentre qua dalle nostre parti, dove ancora imperano il fax e il digital divide e la banda larga è ancora nel mondo dei sogni nel cassetto, si parla di tasse sui robot che ci rubano il lavoro, mentre otto di quei giovincelli su dieci pensano invece che la tecnologia finirà per crearne di nuovi. Meglio l’America, magari, o la Francia, se vogliamo restare in Europa.

Ancora: solo il 7% tra loro sarebbe favorevole a politiche che impedissero l’ingresso di rifugiati e profughi nel loro Paese. Anche in questo caso, le politiche di un Paese come la Germania - che ha accolto una quantità di profughi sette volte superiore alla nostra e licenziato una legge sull’integrazione nuova di zecca che ne favorirà l’integrazione nel tessuto sociale tedesco, è più vicino alla loro scala di valori.

E forse, pure la loro idiosincrasia verso la corruzione e l’ipertrofia della politica sono fattori che li allontanano dall’Italia, laddove invece le istituzioni verso cui nutrono maggior fiducia sono le scuole e i centri che producono istruzione e formazione, proprio quelle che noi abbiamo bastonato in questi anni di crisi, con tagli delle risorse pari a 14 punti percentuali che non hanno eguali tra gli altri capitoli di spesa. Così come del resto è probabile che gli piacerebbe vivere e lavorare in un Paese che fa qualcosa per l’ambiente e contro il cambiamento climatico, visto che secondo loro è il principale problema che affligge il pianeta. Problema, questo, che la politica italiana ha messo in coda a ogni possibile agenda di priorità.

Giriamola in positivo: abbiamo moltissimo su cui lavorare. Se l’Italia fosse un Paese che ha fiducia nella tecnologia e nell’innovazione eco-sostenibile, che investe in formazione, che si semplifica, che riduce gli spazi di intermediazione della politica e che si apre all’aiuto e all’inclusione di chi è in difficoltà, probabilmente sarebbe un Paese molto più attrattivo e molto più popolare, nel mondo, di quanto non lo sia ora. Questo ci dicono i giovani di questo pianeta, e forse varrebbe la pena ascoltare loro, anzinché la nostra pancia vecchia, incazzata e piena. Sempre che vogliamo crescere, sia chiaro.

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