Merkel e Macron contro i Paesi dell’est, la nuova guerra per salvare l’Europa (e l’Italia gode)

Dopo la conferenza di Parigi, la strategia dei leader di Francia e Germania è chiara: rompere il gruppo di Visegrad, mettere all’angolo Polonia e Ungheria e rilanciare l’Europa a partire dalla soluzione della questione migratoria. Prima mossa: portare Repubblica Ceca e Slovacchia dalla loro parte

Merkel Macron

LUDOVIC MARIN / AFP

LUDOVIC MARIN / AFP

4 Settembre Set 2017 0830 04 settembre 2017 4 Settembre 2017 - 08:30

Divide et impera, separa e conquista. Con questo motto i romani crearono un impero rompendo le alleanze dei loro nemici per poi conquistarli uno a uno. Francia e Germania si preparano a fare lo stesso per rilanciare la loro leadership nell'Unione europea. L'obiettivo è disunire il blocco che da anni sta frenando qualsiasi tentativo di riforma: il gruppo di Visegrad.

Negli ultimi anni i quattro Paesi dell'Est - Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia - hanno fatto fronte comune per non riformare Dublino III, il regolamento Ue che dal 2013 obbliga i Paesi dove sbarcano i migranti a trattenerli in attesa di esaminare le domande di protezione internazionale. E soprattutto si sono sempre opposti al programma di ricollocamento dei migranti promosso dalla Commissione europea. Tutto a discapito di Italia e Grecia, mete principali degli sbarchi, dopo l'accordo tra Ue e Turchia. Negli ultimi tre anni, prima con Matteo Renzi e ora con Paolo Gentiloni, l'Italia ha cercato diplomaticamente di risolvere la questione, senza riuscirci.

Diciamoci la verità: abbiamo riacquisito nel tempo la credibilità perduta ma non abbiamo mai avuto è mai avremo la forza per riformare da soli l'Unione. Come sempre per realizzare i nostri obiettivi europei abbiamo bisogno dell'appoggio di Stati più forti.

Sulla mappa si è delineata una nuova alleanza: non più Paesi del Nord contro quelli del Sud, ma Paesi dell’Ovest contro quelli dell’Est. O se preferite, Paesi che vogliono riformare l’Unione contro quelli che vogliono rimanga così com’è. La nuova "santa alleanza" che per ora vede insieme Germania, Francia, Spagna e Italia è nata durante il summit sull'immigrazione all'Eliseo del 28 agosto. Lì, i "quattro grandi" hanno hanno promosso il modello "Italia-Libia". L'accordo di Roma con 14 tribù libiche che pattugliano altrettante rotte dei migranti per l'Italia, in cambio di aiuti economici. Soprattutto - per bocca di Angela Merkel - hanno aperto alla revisione del trattato di Dublino..

Il superamento di Dublino III conviene sia ad Angela Merkel che a Emmanuel Macron. La cancelliera pronta a vincere il 24 settembre la quarta elezione di fila dal 2005, si sta preparando per un'ultima legislatura più europeista che ripulisca la sua immagine di regina dell'austerity e la consegni ai libri di storia come la statista che è riuscita a completarla, a trent'anni dalla caduta del muro di Berlino.

Chi vuole diventare fin da subito il salvatore dell'Europa ė Macron. Incontrando a Vienna la scorsa settimana premier di Slovacchia e Repubblica Ceca ha reso chiara la sua strategia: snobbare diplomaticamente Ungheria e Polonia, considerate ormai "cause perse" per via dei loro leader euroscettici e offrire una sponda agli altri due membri del V4, impauriti dalla prospettiva di rimanere isolati.

Chi vuole diventare fin da subito il salvatore dell'Europa ė Macron. Incontrando a Vienna la scorsa settimana premier di Slovacchia e Repubblica Ceca ha reso chiara la sua strategia: snobbare diplomaticamente Ungheria e Polonia, considerate ormai "cause perse" per via dei loro leader euroscettici e offrire una sponda agli altri due membri del gruppo di Visegrad, impauriti dalla prospettiva di rimanere isolati

Il premier slovacco Robert Fico dopo le elezioni dello scorso anno ha attenuato la sua politica anti migratoria, mentre la Repubblica Ceca che andrà al voto a ottobre, ha chiesto di poter partecipare come osservatore esterno alle riunioni dell'Eurogruppo, l'Unione dei Paesi con l'euro, pur avendo ancora una moneta nazionale.

Due segnali che vanno in un'unica direzione: non perdere il treno a trazione Berlino-Parigi verso la nuova Europa. In cambio dell'appoggio, Macron vuole un accordo per riformare il regolamento Ue sui lavoratori distaccati, cioè i cittadini europei che lavorano in altri Paesi Ue. A oggi godono dello stesso salario minimo dei lavoratori locali, ma pagano meno i contributi sociali e previdenziali. Macron che punta tutto sulla riforma del lavoro, vuole gettare una carota all'opinione pubblica francese per far digerire il jobs act alla transalpina, visto che i sindacati già mugugnano e il gradimento di Monsieur Le President è sceso di 12 punti percentuali.

Con il ritorno di Slovacchia e Repubblica Ceca nel gruppo di Paesi riformisti, e la rottura del gruppo di Visegrad, Ungheria e Polonia rischiano di diventare la "Bad bank" dell'Unione europea. Due Paesi alla deriva populista e nazionalista sempre più distaccati dagli altri Stati Ue. Prova di questo scollamento è la richiesta ungherese di 400 milioni a Bruxelles per pagare metà del muro anti migranti eretto al confine con Croazia e Serbia. A spingere all'angolo la Polonia ci ha pensato invece mercoledì 30 agosto Angela Merkel quando a Berlino ha dichiarato che «non possiamo morderci la lingua e non dire niente per mantenere la pace» riferendosi alle leggi contro l'indipendenza dei giudici promlgate dalla Polonia

E l'Italia? Per ora la strategia migliore sembra quella di stare a guardare, facendo fare la parte dei cattivi a Francia e Germania per guadagnare almeno l'impegno di Slovacchia e Repubblica Ceca nella ricollocazione dei migranti. La posta in gioco alta: a nove mesi dal rinnovo delle istituzioni europee e a quasi un anno dalla fine del negoziato Brexit, l'isolamento di Polonia e Ungheria potrebbe portare a una nuova crisi europea. Ma è un prezzo che in molti sono disposti a pagare pur di non rimanere immobili.

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