La leggenda di Cavallo Pazzo, il capo indiano che sconfisse i conquistatori bianchi

Morì in circostanze non chiare, forse tradito, forse no. Ma l’eroe dei Lakota che sconfissero Custer a Little Bighorn rimane nella storia e nel mito, ultimo ricordo di una guerra che gli indiani persero

1024Px Charles Marion Russell The Custer Fight (1903)
5 Settembre Set 2017 0830 05 settembre 2017 5 Settembre 2017 - 08:30

Secondo la leggenda, era immune ai proiettili. È morto, forse tradito o forse in un incidente, e nessuno sa dove sia sepolto. Cavallo Pazzo, il capo Sioux che in solo giorno del 1876 sconfisse il 7 reggimento cavalleria dell’esercito Usa a Little Bighorn (o meglio, i cinque battaglioni che erano stati inviati), uccidendo il tenente colonnello Custer e infliggendo una disfatta memorabile che – come si vede – è rimasta nella storia. Cavallo Pazzo invece è entrato nella leggenda.

Era nato nel 1840, l’anno in cui “rubarono 100 cavalli”. Il padre, un oglala, e la madre, una miniconju, appartenevano alla grande divisione dei Sioux, della tribù dei Lakota. Si distinse subito per forza e coraggio, tanto da diventare poi, da adulto, il capo delle forze indiane contro gli invasori inglesi (ormai americani), nella disperata ma grande Guerra Sioux.

Cavallo Pazzo – non folle, né violento: ma in grado di comunicare con il Grande Spirito attraverso visioni – si fece valere negli anni scontrandosi con le tribù avversarie: gli Shoshone, i Piedi neri, gli Apsarkore. I primi onori li ottenne però vendicando una donna lakota uccisa mentre lavava i panni da un guerriero shoshone. Vennero poi gli anni delle battaglie contro i bianchi e, dopo il massacro subito dai Cheyenne a Sand Creek, le alleanze con gli altri indiani contro i nuovi americani.

La più importante fino a quel momento fu la battaglia dei “Cento in una mano”, per i bianchi il “Massacro di Fetterman”, del 1866. Fu quando Cavallo Pazzo insieme ad altri sei guerrieri (Lakota e Cheyenne) attirò in un’imboscata 80 militari americani, insieme al capitano William Fetterman. Cavallo Pazzo era l’esca e Peno Creek il luogo deputato all’attacco. I soldati, usciti da Fort Kearny nel tentativo di catturarlo, capirono troppo tardi di essere finiti in trappola. Li assaltarono in mille, senza pietà e senza fare prigionieri.

Dieci anni dopo ci fu lo scontro con il tenente colonnello Custer, cioè la battaglia di Little Bighorn, località in Montana. Cavallo Pazzo era con Toro Seduto, Fiele, Due Lune e Uomo Barbuto: erano in 2.500 indiani, a cavallo. Gli americani erano 647. Gli uomini di Custer morirono tutti. L’esito dello scontro, va detto, è in gran parte da attribuire alle colpe organizzative del colonnello: credeva di poter aggirare il villaggio indiano, dove i nativi si stavano organizzando, con una manovra ad accerchiamento. Via via che si avvicinava, suddivideva i suoi uomini in colonne e li divideva, per evitare che gli indiani, al loro arrivo, fuggissero. Quando li attaccò fu preso di sorpresa dal fatto che, anziché darsi alla fuga, gli indiani combatterono.

Non fu un piano preorganizzato. Nessuno degli indiani sapeva di avere di fronte Custer, detto anche Lunghi Capelli (per l’occasione, poi, li aveva anche tagliati). Nessuno si prese il merito della sua uccisione. Ma la vita di Cavallo Pazzo divenne leggenda in quel momento: incarnò la resistenza degli indiani alla conquista dei nuovi arrivati, che finì però in una lunga capitolazione i cui effetti si sentono ancora oggi.

Secondo alcune stime, in tutta l’America del Nord si potevano all’arrivo dei primi coloni (spagnoli dal sud, francesi e inglesi da est) contare 12 milioni di nativi. In gran parte perirono per le malattie importate dall’Europa: per fare un esempio, solo per il vaiolo la popolazione degli uroni, tra le più importanti in Canada, fu ridotta a diecimila individui già alla fine del 1600. Quando fu scoperto il vaccino, alcune popolazioni Sioux si rifiutarono di lasciarsi curare (ma Cavallo Pazzo già non c’era più).

Non solo: alle malattie si aggiunsero le politiche aggressive dei nuovi arrivati: esproprio delle terre, sterminio dei bisonti (per i nativi americani una delle più importanti fonti di cibo) e, soprattutto, massacri e guerre. Secondo un censimento americano del 1894, le “guerre contro gli indiani sono state almeno 40”. Sono costate, secondo le stime, “19mila vittime sulle file degli americani”. Dall’altra parte ne hanno contate “30mila. Ma il numero vero potrebbe essere stato anche più alto. Almeno 15mila in più”.

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