Veneto ai veneti, ai no vax e agli anziani: la corsa di Zaia verso il baratro

Con i non pochi problemi che ha il Veneto, Zaia si preoccupa di opporsi ai vaccini. E non è l’unica trovata demagogica in una regione in profondissima crisi

Zaia
5 Settembre Set 2017 0900 05 settembre 2017 5 Settembre 2017 - 09:00

E così per i bambini veneti da zero a sei anni - e per le loro famiglie votanti - ci sarà tempo fino all'anno scolastico 2019-2020 per presentare tutta la documentazione vaccinale ed evitare la decadenza dell'iscrizione dagli asili nido e infanzia. Così si legge sul decreto che predispone le "indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin", firmato dal direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan. In attesa, ovviamente, del ricorso contro la legge presentato dalla Regione alla Corte Costituzionale.

Strano, ma fino a un certo punto, per una Regione che ha una percentuale di vaccinati al morbillo pari all’87% - 89,2% per i bambini nati nel 2014 - di otto punti sotto quel 95% che, per il cosiddetto effetto gregge, renderebbe tutti sostanzialmente immuni. Poco male, nonostante il picco dei contagi nel 2017, con la ciliegina sulla torta del bambino rom non vaccinato che ha infettato 30 persone nell’ospedale di Padova, nel marzo scorso.

Evidentemente, il buon Zaia deve aver pensato che fosse una questione etnica, più che vaccinale. E forse così si spiega la regola recentemente approvata dal Consiglio regionale sugli accessi ai servizi educativi per la prima infanzia e gli asili nido di competenza comunale. Un regolamento secondo il quale dovranno accedere “prima i Veneti”, ossia chi vi risiede da almeno quindici anni, italiano o straniero che sia. Saranno contentissimi i 141mila stranieri che abitavano in Veneto prima del 2002, ammesso che ci siano ancora. Un po’ meno gli oltre 300mila che sono arrivati dopo, ma tant’è. Cosa non si fa per la salute.

Evidentemente, il buon Zaia deve aver pensato che fosse una questione etnica, più che vaccinale. E forse così si spiega la regola recentemente approvata dal Consiglio regionale sugli accessi ai servizi educativi per la prima infanzia e gli asili nido di competenza comunale. Un regolamento secondo il quale dovranno accedere “prima i Veneti”, ossia chi vi risiede da almeno quindici anni

E si potrebbe fare ancora di più, peraltro, se il 22 ottobre vincerà il Sì all’autonomia cui Zaia tiene tantissimo. Oddio, è un referendum senza valore legale. Oddio, il quesito non parla di quali competenze il Veneto chieda - “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, si leggerà sulla scheda. E nemmeno si capisce con quali risorse le gestirà, queste competenze, visto che la Costituzione non prevede un aumento dell’autonomia fiscale per finanziare le competenze trasferite.

Misteri nordestini. Ma nel frattempo Zaia spende e spande. Ad esempio, regalando le cure odontoiatriche agli anziani. Più dentiere per tutti, per sorridere meglio ai seggi. Ma non ditegli che la coincidenza di date sia curiosa, per carità, che sembra un modo un po’ alla Achille Lauro per raccogliere consenso elettorale: «Non voglio strumentalizzazioni, questa proposta era parte integrante del mio programma elettorale del 2015: ora passiamo dalle parole ai fatti concreti», ammonisce il serenissimo Zaia. Comandi, presidente.

Nel frattempo, novemila giovani all’anno, di cui duemila laureati, lasciano il Veneto, una delle percentuali più alte di expat in tutta Italia, ma la solerzia emergenziale c’è solo per i No Vax. E i soldi evidentemente ci sono solo per le dentiere degli anziani e per la Pedemontana Veneta, 94 km di Salerno - Reggio Calabria in versione nordestina, ventisette anni di lavori, e costi lievitati da 300 milioni a 3 miliardi, con l’aggiunta di una bella tassa “solo per Veneti” per coprire il fallimento del project financing. Auguri, ragazzi. Buona indipendenza!

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