Il cimitero degli eroi del calcio sovietico

Il leggendario Ragno Nero Lev Yashin e la bandiera dello Spartak Nikolai Starostin sono sepolti a poca distanza nel cimitero moscovita di Vagankovo, assieme a poeti e cineasti. Il ritratto di Valderrama.it di due simboli del calcio sovietico diversissimi, anche nel rapporto con il regime

LI Yashin Grave Vagan'kovo 2017

La tomba del portiere Lev Yashin nel cimitero moscovita di Vagankovo (Foto tratta da Wikipedia, autore bogdanov-62)

foto tratta da Wikipedia (Bogdanov-62)

8 Settembre Set 2017 1000 08 settembre 2017 8 Settembre 2017 - 10:00

Cimitero di poeti, artisti e sportivi, sepoltura collettiva dei martiri di guerra e delle vittime del terrorismo ceceno, il cimitero moscovita di Vagankovo era nato con ambizioni più modeste. Nel 1771, infatti, da queste parti la grande città non era ancora arrivata, e il cimitero aprì i battenti perché c’era da offrire un’ultima dimora a centinaia di morti di peste. Col passare degli anni e l’estendersi tentacolare della metropoli, è cresciuto anche il profilo pubblico e l’importanza dei morti di Vagankovo.

In età sovietica il cimitero venne pienamente integrato alla città di Mosca, a poca distanza dalla fermata di metropolitana Ulitsa 1905 Goda, nel quartiere di Krasnaya Presnya, e cominciò a ospitare eminenti artisti e sportivi dell’Unione. Pugili, drammaturghi, giocatori di hockey, cantanti, ginnasti o attori. Uomini illustri il cui nome forse riecheggia ancora (ma sempre meno) nella memoria di qualcuno. Come quello del più famoso di tutti i presenti, il poeta Sergei Esenin, o quello del cineasta Grigori Chukrai, autore di La Ballata del soldato, film emblematico dell’epoca chruscioviana, capace di oltrepassare la Cortina di ferro, venendo premiato a Cannes e proiettato negli Stati Uniti nel 1960.

Durante la settimana il cimitero è quasi deserto, avvolto in un silenzio irreale, amplificato dagli alberi e dalla relativa distanza dai larghi e trafficatissimi viali moscoviti. Solo centro metri separano la tomba di Lev Ivanovic Yashin (1929-1990) da quella di Nikolai Petrovic Starostin (1902-1996), cittadini eccellenti e bandiere del calcio sovietico. Destini incrociati, ma che non sarebbero potuti esser più diversi. Yashin che nacque e morì sovietico. Starostin che nacque nella Russia zarista e morì in quella post-sovietica, attraversando tre forme di governo. Entrambi furono calciatori, entrambi giocatori di hockey (Yashin vinse anche una coppa di Russia come portiere della Dinamo Mosca). Entrambi furono simboli di un unico club: Yashin della Dinamo, Starostin dello Spartak. Il primo passò indenne da purghe ed epurazioni, il secondo fu vittima del terrore staliniano e delle gelosie calcistiche di Berija.

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Starostin entro nel mirino di Berija, che lo fece arrestare. Dopo due anni d’interrogatori e detenzione alla Lubyanka, la prigione del Kgb, Starostin fu condannato a dieci anni in Siberia insieme ai fratelli. Mentre lui era in Siberia, Yashin si faceva strada: impressiona ai mondiali 1958, diventa il Ragno Nero e vince l’Europeo del 1960

Un’uscita di Yashin durante Russia-Inghilterra ai mondiali di Svezia 1958 (STAFF / SCANPIX SWEDEN / AFP)

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